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lunedì 28 maggio 2012

La Lupa

Nella popolare accezione la Lupa non richiama più la figura evanescente alla bocca dell'inferno dantesco, quella carca nella sua magrezza, simbolo di cupidigia, tanto tremenda da spingere Dante ad invocare una guida ultraterrena, dopo aver quasi perso le speranze ed aver sentito tremar le vene e i polsi, bensì quella novella omonima di Verga. Qui ci troviamo di fronte a tutt'altra cosa: una donna, del tutto terrena, fin troppo umana. Il suo demone è il desiderio, una sfrenata passione lussureggiante, infernale se vogliamo, che la spinge ad ogni cosa. Se l'ambientazione di Verga era arida e soleggiata, torrida, io ho immerso la splendida artista eugubina Isabella nel freddo della nebbia, della natura bagnata ed immobile. La mia (e la sua) lupa è una donna che assume quasi i tratti della vedova siciliana, a un tempo pia cristiana, soggetta alle fedeltà della cultura, ma anche donna di passione, come quel vestito scarlatto che spunta nell'assenza di colori.

Quella lupa di Verga, che era fin disposta ad accettare - o contemplare - la morte pur di soddisfare alla propria brama, è uno dei più fulgidi esempi pur luciferini dell'artista, di chi si spinge oltre nell'alto mare aperto delle passioni e della baldanza per aggrapparsi ad una immagine e trascinarci con sé. Ma in questo mondo ovattato e freddo, questa passione è ammantata da un velo di sorda malinconia.











sabato 26 maggio 2012

Un articolo breve

La prima volta che mi recai a Parigi fu alcuni anni fa, da stundente. Ero ospite di una fraterna amica, che durante il giorno era impegnata e mi lasciava tempo di bighellonare senza meta particolare.

Una mattinata decido di farmi il giretto del turista tra le tombe di Père Lachaise.

Passeggio per ore lì dentro. Poi, accanto alla tomba di Chopin e di fronte a quella dell'irriverente Pierre Desproges, dove è sepolto Michel Petrucciani, mi siedo, e con le cuffie del lettore CD alle orecchie mi ascolto l'intero disco delle conversazioni tra lui e Bob Malach, un misto meraviglioso di piano solo e sax tenore, dove accanto alle canzoni i due chiacchierano di musica e di vita.

E' stato un momento che non scorderò mai.

Se non avete questo disco vi consiglio di acquistarlo (non di scaricarlo, questa è musica che l'mp3 non sa rendere).

Ad un certo punto Petrucciani ricorda la prima visita che fece negli Stati Uniti, ospite di Malach.
Il padrone di casa è all'estero per concerti, così Michel è costretto nell'attesa a passare alcuni giorni completamente da solo, in quella enorme casa elegante.

In una sala c'è uno splendido pianoforte a coda, e Michel Petrucciani è uno dei più straordinari pianisti jazz di tutti i tempi.
Ma lo strumento non è suo. La casa non è sua. Suonare gli strumenti degli altri è maleducazione. Per una settimana Michel se ne sta in quella casa, divorato dalla voglia di mettere le mani sulla tastiera di avorio, senza nemmeno toccarla.

Provate ad immaginare la tensione, la brama, gli ormoni e il desiderio di quell'uomo, in quelle lunghissime giornate. Immaginatevelo con le dita che si muovono appena nell'aria, a simulare le note, smanioso di sentire con le orecchie tutte quelle sfumature che la mente non può pretendere, o fingere anche con se stesso di passare per caso di continuo davanti a quell'oggetto di legno smaltato.

Quando dopo una settimana Malach ritorna a casa, e scoperto per sua ammissione che il suo ospite non ha toccato il pianoforte nemmeno una volta, si stupisce e prova colpa per non aver pensato di dovergli dare il permesso formale di farlo. I due passano così un tempo infinito a suonare assieme, e quel che ne esce sarà quello splendido disco registrato nell'89, le quattro incisioni di "My bebop tune", dove man mano Petrucciani sprofonda dentro sè stesso, verso l'osso, togliendo, scavando, liberandosi del superfluo.

Lavorando alle immagini di Isabella oggi ho messo su di nuovo Petrucciani: questa volta non le Conversazioni, ma qualche cosa di meno devastante: del resto il lavoro è mio, e non posso permettermi di dare a Michel la stessa attenzione che devo ad Isabella. Così ho attaccato un concerto dal vivo per piano solo ad una rassegna jazzistica a Burghausen, in Germania, nel 1993.

E se non avessi cominciato una nuova dieta vi assicuro che in questo momento un bicchiere di vino bianco chiuderebbe benissimo il trittico.

Qui sotto il concerto, assieme ad un'anteprima delle immagini di Isabella.





giovedì 24 maggio 2012

Anticipazioni!

In questi giorni sto scattando più foto di quante ne possa guardare.

Non ho nemmeno il tempo di stare qui a pubblicarvele, per cui ho pensato di mettere un'anteprima per ogni lavoro. Così almeno capite di che parliamo. Dalla lista escludo tutti i lavori di matrimonio e d'agenzia ovviamente.

Sono progetti talmente diversi che più non si può!

E a breve mettiamo poi anche le altre, non vi preoccupate!

Gubbio, festa dei Ceri Mezzani, 2012

Isabella

bianco e nero mon amour
S. Giuliano, Milano

Etam

martedì 15 maggio 2012

Valentina nella maledetta Casa Cantoniera

Eravamo in giro a fare foto quando ad un certo punto Valentina salta su e dice di voler andare nella casa cantoniera.

Immaginatevi il guizzo elettrico nella testa del Coyote quando ha un'idea. Ecco, quella roba lì. L'ideona è fare le foto nella casa cantoniera.

E allora via, cinque minuti di foto, tra scarafaggi grandi come yak, bisce lunghe come John Holmes nudo, siringhe grosse come silos di letame e uno yak. Ma grande come uno scarafaggio di taglia media.














venerdì 11 maggio 2012

Aggiurnamiento di servizio

Saluti ai lettori. 

Post di servizio per indicarvi l'aggiornamento del sito ufficiale. 

Implementate le gallerie di Ritratti, 2010 e 2012. Introdotta una galleria di nudo, che ho separato così dalle altre fotografie. Infine nella sezione"progetti" ho inserito una galleria monografica con le foto di Zoé, fantastica attrice Svizzero-Franco-Italo-Americana ;) fotografata a Parigi nel marzo di quest'anno (trovate una galleria estesa anche sul blog!). 

Saluti e baci. 


giovedì 10 maggio 2012

Valentina nella pineta

Nella pineta fuori dall'abitato di Cervarezza Terme, nell'appennino reggiano, ho scattato qualche fotografia di Valentina, qualche settimana fa. Mi sono dimenticato di postarle, ma rimedio subito.

La giornata era fenomenale, tiepida anche dentro la foresta, il sole tra i rami e tutte le cose che vi vengono in mente quando pensate ad una bucolica primavera di montagna.

Non voglio esagerare con le moine. Queste sono le foto.







mercoledì 9 maggio 2012

Un saluto a Maurizio Cevenini

Tutti i siti dei quotidiani oggi riportano la stessa, triste notizia.

Maurizio Cevenini è mancato ieri notte a Bologna, la sua città, in viale A.Moro, a soli 48 anni.

Ho conosciuto il dottor Cevenini in occasione di diverse manifestazioni nel capoluogo per le quali seguivo la parte fotografica: mi è sempre parsa una persona del tutto rispettabile, perbene, e sorridente di quei sorrisi mesti, a mezza bocca, tipici delle persone che portano dentro il peso del mondo.

La foto che metto qui sotto l'ho scattata il 25 dicembre del 2011: ogni anno fotografo un evento molto sentito che si tiene proprio a Bologna, quartiere san Donato: tutta la giurisdizione si ritrova per offrire il pranzo di Natale e festeggiare assieme alle persone sole; indigenti, anziani vedovi, immigrati, senzatetto. Una cosa davvero splendida nella sua umanità e mestizia.

A fianco della schiera di politici locali - e non - e di personalità pubbliche, Cevenini mi colpì ogni anno per la disponibilità, l'umiltà, il fermarsi anche dopo le foto con la stampa per trascorrere sul serio la giornata del Natale con quelle persone.

Non sono un elettore del Pd, né sono più cittadino di Bologna da anni, ma mi ricorderò del dottor Cevenini per la sua gentilezza e affabilità.

Un saluto di nuovo.

Maurizio Cevenini