domenica 10 luglio 2011
venerdì 8 luglio 2011
Alcune cose che odio di me stesso diventando grande
Non c'è nulla da fare ragazzi.
Durante la mia vita mi sono sentito dire spesso che esistono dei "gradini", dei balzi da una situazione all'altra. E' un po' come nella teoria dell'evoluzione neo-Darwiniana: le specie si evolvono giorno per giorno, in una curva ascendente o discendente, ma a volte ci sono dei picchi verticali inaspettati che magari segnano una separazione di macro gruppi, e quindi una differenziazione maggiore. A un certo punto alla lucertolona spuntano zampe più palmate, si allontana dall'isolotto, arriva su quello di fianco e "bum"! Ecco un nuovo ecosistema, un nuovo ambiente, e parte la differenziazione con le cugine restate sul primo scoglio.
Nella vita degli uomini le cose non vanno molto diversamente (specie per quel mio amico con i piedi palmati...). Sì, sei al liceo, giorno per giorno cresci un po', ma magari alcune cose ti fanno fare dei salti in avanti: la prima ragazza, un viaggio all'estero, ti innamori della letteratura o della matematica, e così via. Per antonomasia però i salti maggiori avvengono nei momenti di rottura, quando da una situazione si passa ad un'altra. Tra liceo ed università ad esempio, ma soprattutto, mi rendo sempre più conto, tra l'università ed il mondo del lavoro.
E pur vedendone entrambi i lati, ora ne parlo da quello espressamente negativo.
Dopo un anno circa di attività in proprio mi rendo conto che alcune piccole cose che ho sempre detestato negli altri cominciano ad appartenermi sempre più. Un esempio? Ieri sera a passeggiare con amici mi sono reso conto che, quando posso, mi fa piacere sfogarmi un po' sulle piccole frustrazioni lavorative, sui clienti che non pagano mai, sulle arroganze dei colleghi, e via così. E mi sono anche reso conto di quanto magari possa risultare palloso o insignificante per chi ovviamente col mio lavoro poco o nulla ha a che fare.
Altro esempio: la mia relazione più duratura, solida e basata su fiducia reciproca è col dott. Gambarelli, il mio commercialista.
Terzo esempio: comincio a conoscere e distinguere bene i vari autogrill del nord nord/est italiano, sulla tratta brennero e sulla A1 da Milano alla Romagna. So in quale mi piace il cappuccino, dove c'è più ressa a colazione, e così via.
Detto ciò ci sono molte cose di cui personalmente sono orgoglioso, altre endemiche abitudini del lavoratore dalle quali sto alla larga, per cui tutto sommato non mi posso lamentare. Ma come nel racconto di Kafka, Odradek, il pensiero che certe cose mi possano accompagnare tutta la vita e poi sopravvivere mi lascia una certa malinconia.
Durante la mia vita mi sono sentito dire spesso che esistono dei "gradini", dei balzi da una situazione all'altra. E' un po' come nella teoria dell'evoluzione neo-Darwiniana: le specie si evolvono giorno per giorno, in una curva ascendente o discendente, ma a volte ci sono dei picchi verticali inaspettati che magari segnano una separazione di macro gruppi, e quindi una differenziazione maggiore. A un certo punto alla lucertolona spuntano zampe più palmate, si allontana dall'isolotto, arriva su quello di fianco e "bum"! Ecco un nuovo ecosistema, un nuovo ambiente, e parte la differenziazione con le cugine restate sul primo scoglio.
Nella vita degli uomini le cose non vanno molto diversamente (specie per quel mio amico con i piedi palmati...). Sì, sei al liceo, giorno per giorno cresci un po', ma magari alcune cose ti fanno fare dei salti in avanti: la prima ragazza, un viaggio all'estero, ti innamori della letteratura o della matematica, e così via. Per antonomasia però i salti maggiori avvengono nei momenti di rottura, quando da una situazione si passa ad un'altra. Tra liceo ed università ad esempio, ma soprattutto, mi rendo sempre più conto, tra l'università ed il mondo del lavoro.
E pur vedendone entrambi i lati, ora ne parlo da quello espressamente negativo.
Dopo un anno circa di attività in proprio mi rendo conto che alcune piccole cose che ho sempre detestato negli altri cominciano ad appartenermi sempre più. Un esempio? Ieri sera a passeggiare con amici mi sono reso conto che, quando posso, mi fa piacere sfogarmi un po' sulle piccole frustrazioni lavorative, sui clienti che non pagano mai, sulle arroganze dei colleghi, e via così. E mi sono anche reso conto di quanto magari possa risultare palloso o insignificante per chi ovviamente col mio lavoro poco o nulla ha a che fare.
Altro esempio: la mia relazione più duratura, solida e basata su fiducia reciproca è col dott. Gambarelli, il mio commercialista.
Terzo esempio: comincio a conoscere e distinguere bene i vari autogrill del nord nord/est italiano, sulla tratta brennero e sulla A1 da Milano alla Romagna. So in quale mi piace il cappuccino, dove c'è più ressa a colazione, e così via.
Detto ciò ci sono molte cose di cui personalmente sono orgoglioso, altre endemiche abitudini del lavoratore dalle quali sto alla larga, per cui tutto sommato non mi posso lamentare. Ma come nel racconto di Kafka, Odradek, il pensiero che certe cose mi possano accompagnare tutta la vita e poi sopravvivere mi lascia una certa malinconia.
giovedì 7 luglio 2011
Nani
Lo sapete, Francis Bacon (il filosofo, non il pittore...) diceva una cosa veramente interessante.
Intendiamoci. Io di formazione ed indole non sono né sarò mai un baconiano nel senso proprio del termine. Odio l'estrema razionalizzazione dell'esperienza, il rapporto causa/effetto, ed essendo come tutti noi un post-chomskyano (oltre a NON essere un tecnico del settore ma solo un curioso) non ho più se mai l'ho avuto alcun interesse ad approfondire tutti gli intricati ragionamenti dei galileiani su metodo, ricerca ed apprendimento.
Di Bacon amo una parte dell'approccio che ritrovo anche in me, e che credo ereditata dagli studi scientifici liceali e da mio padre, uomo molto razionale, e cioè la precisione, lo studio della tekne (in tutti i suoi risvolti, anche quelli che molti reputerebbero parte della poiesis) la preparazione e l'ordine mentale. Dico che questo mi piace, anche se, amando più di tutto il paradosso, spesso mi trovo immerso nel più totale caos, e lavorativo e mentale. Come quando non hai idea di quel che scatterai e ti abbandoni ad un fideismo cieco verso la fortuna, ti metti in macchina e confidi negli dei.
E un'altra parte (poi chiudo la parentesi inutile) che mi piace di Bacone è la riflessione fricchettona sulla filosofia naturale, il primato platonico del mondo sull'uomo e via così. Vabbè, finita qui! :-D
Comunque sia a Bacon è attribuita una frase che mi è tornata in mente oggi, e che mi piace da morire. Sì esatto, niente più che quelle frasine estrapolate dal contesto che condividereste su facebook, con di fianco una immagine sberluccicosa, tipo "quando ami con tutto il cuore poi ti lasciano e piangi". In realtà ho scoperto che la citazione è di un filosofo francese neo-platonico del XII secolo (grazie Wiki), tal Bernardo di Chartres, del quale mi vergogno ad ammettere di saper meno di zero, ma io avevo sempre creduto fosse di Bacone! E dice così:
<<Siamo tutti come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane; non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.>>
Intendiamoci. Io di formazione ed indole non sono né sarò mai un baconiano nel senso proprio del termine. Odio l'estrema razionalizzazione dell'esperienza, il rapporto causa/effetto, ed essendo come tutti noi un post-chomskyano (oltre a NON essere un tecnico del settore ma solo un curioso) non ho più se mai l'ho avuto alcun interesse ad approfondire tutti gli intricati ragionamenti dei galileiani su metodo, ricerca ed apprendimento.
Di Bacon amo una parte dell'approccio che ritrovo anche in me, e che credo ereditata dagli studi scientifici liceali e da mio padre, uomo molto razionale, e cioè la precisione, lo studio della tekne (in tutti i suoi risvolti, anche quelli che molti reputerebbero parte della poiesis) la preparazione e l'ordine mentale. Dico che questo mi piace, anche se, amando più di tutto il paradosso, spesso mi trovo immerso nel più totale caos, e lavorativo e mentale. Come quando non hai idea di quel che scatterai e ti abbandoni ad un fideismo cieco verso la fortuna, ti metti in macchina e confidi negli dei.
E un'altra parte (poi chiudo la parentesi inutile) che mi piace di Bacone è la riflessione fricchettona sulla filosofia naturale, il primato platonico del mondo sull'uomo e via così. Vabbè, finita qui! :-D
Comunque sia a Bacon è attribuita una frase che mi è tornata in mente oggi, e che mi piace da morire. Sì esatto, niente più che quelle frasine estrapolate dal contesto che condividereste su facebook, con di fianco una immagine sberluccicosa, tipo "quando ami con tutto il cuore poi ti lasciano e piangi". In realtà ho scoperto che la citazione è di un filosofo francese neo-platonico del XII secolo (grazie Wiki), tal Bernardo di Chartres, del quale mi vergogno ad ammettere di saper meno di zero, ma io avevo sempre creduto fosse di Bacone! E dice così:
<<Siamo tutti come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane; non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.>>
domenica 3 luglio 2011
S.P.A (part III)
Già che sto lavorando la domenica sera (come al solito) e le code di rendering mi lasciano tempi morti carico l'ultima parte o cambio d'abito del servizio con Francesca nella Spa Matilde di Canossa.
Ev fan!
Ev fan!
Paesaggio matildico

Alcuni scatti freschi di questa mattina. Presi durante uno shooting con Laura nei momenti di cambio d'abito. Si vedono il castello matildico di Rossena (location di un vecchio servizio sempre con Laura di alcuni anni fa), la torre di Rossenella, la celeberrima Pietra di Bismantova, gli appennini e la valle padana con la sua inconfondibile "guazza", o cappa di umidità, come preferite.
Ed una mega pano della pianura vista dalla prima collina!
sabato 2 luglio 2011
Rimini - Move for Dream!
Il video del mio lavoro a Rimini dello scorso weekend.
Un nuovo scandalo italiano
In realtà è nuovo solo per chi, come me, non ci si era mai trovato davanti.
Oggi a pranzo ho scoperto che le meravigliose repliche annuali della Signora in Giallo su Rai 1 sono state sostituite da quelle più casarecce di Don Matteo, la serie con Terence Hill e Nino Frassica ambientata a Gubbio.
Lo scandalo è il seguente: nella puntata che ho guardato per dieci minuti Terence Hill non soltanto non rubava alcun cavallo, ma anzi andava in bicicletta, non sparava mai e si interessava non di vecchie bagasce ma di faccende spirituali.
Non è finita: tra i comprimari c'erano macchiette di topoi italici da centro/sud italia, una donna ed un signore con lieve ritardo ma buono e molto pacioso, don Matteo adottava un cane buffo e coccoloso di nome Bubi o Fufi, Terence Hill è amico dei carabinieri e da loro non fugge, Nino Frassica fa battute ma nessuna di esse riguarda la femminilità procace. Potrei continuare. Ovviamente c he la recitazione ricordi la recita delle medie è fuor di discussione. "Don Matteo, oh no, io amavo mia moglie. Oh, oh come sono infelice. Oh!"
Ora tiro ad indovinare: nelle altre puntate don Matteo salva un ragazzino di colore discriminato, aiuta una giovane donna ad aprire il suo ristorante come ha sempre voluto, Nino Frassica ha problemi con la moglie ma comunque nel contesto di un matrimonio felice, la droga non esiste o se c'è dipende da altri problemi gravi e se ne vien fuori a tarallucci e vino, al sud si mangia bene e ci si diverte, l'assassino in realtà non voleva ma poi ha avuto troppa paura per confessare, le donne non praticano mai sesso orale ma lo sostituiscono felicemente con l'indossare golfini/tristezza anni '50.
Allora, facili ironie a parte: dire che ADORO Terence Hill è riduttivo. E' stato uno dei più grandi miti della mia infanzia.
Conosco anche per sommi capi la storia della sua vita, il suo pensiero ecc, e so quindi che don Matteo non è una cosa che gli è semplicemente caduta addosso ma che lui fa volentieri, e dunque lo rispetto molto.
Detto questo quasi scende una lacrimuccia a vederlo andare in bicicletta anziché su di un cavallo rubato! Insomma, lui era quello che ai mormoni che gli urlavano "Salve Fratelli!" con Bambino rispondeva: "Ma che, glie l'hai detto tu che siamo fratelli?" "Io? E chi li conosce!"
Terence Hill, scappa, ruba, tocca il culo alle femmine, non ce stanno limiti! Don Matteo va benissimo, ma il messaggio cristologico non si deve per forza veicolare tramite questo! Il tema della fratellanza, dell'amicizia, dell'amore, del senso della morte c'erano già nei film che hai fatto con Bud Spencer, da "Dio perdona, io no" a "Trinità" e sequel, da "Chi trova un amico trova un tesoro" alle commedie poliziottesche.
Oppure va bene, resta prete in Umbria. Ma ti prego, ruba qualche cavallo ogni tanto a quei cazzo di carabinieri!
Oggi a pranzo ho scoperto che le meravigliose repliche annuali della Signora in Giallo su Rai 1 sono state sostituite da quelle più casarecce di Don Matteo, la serie con Terence Hill e Nino Frassica ambientata a Gubbio.
Lo scandalo è il seguente: nella puntata che ho guardato per dieci minuti Terence Hill non soltanto non rubava alcun cavallo, ma anzi andava in bicicletta, non sparava mai e si interessava non di vecchie bagasce ma di faccende spirituali.
Non è finita: tra i comprimari c'erano macchiette di topoi italici da centro/sud italia, una donna ed un signore con lieve ritardo ma buono e molto pacioso, don Matteo adottava un cane buffo e coccoloso di nome Bubi o Fufi, Terence Hill è amico dei carabinieri e da loro non fugge, Nino Frassica fa battute ma nessuna di esse riguarda la femminilità procace. Potrei continuare. Ovviamente c he la recitazione ricordi la recita delle medie è fuor di discussione. "Don Matteo, oh no, io amavo mia moglie. Oh, oh come sono infelice. Oh!"
Ora tiro ad indovinare: nelle altre puntate don Matteo salva un ragazzino di colore discriminato, aiuta una giovane donna ad aprire il suo ristorante come ha sempre voluto, Nino Frassica ha problemi con la moglie ma comunque nel contesto di un matrimonio felice, la droga non esiste o se c'è dipende da altri problemi gravi e se ne vien fuori a tarallucci e vino, al sud si mangia bene e ci si diverte, l'assassino in realtà non voleva ma poi ha avuto troppa paura per confessare, le donne non praticano mai sesso orale ma lo sostituiscono felicemente con l'indossare golfini/tristezza anni '50.
Allora, facili ironie a parte: dire che ADORO Terence Hill è riduttivo. E' stato uno dei più grandi miti della mia infanzia.
Conosco anche per sommi capi la storia della sua vita, il suo pensiero ecc, e so quindi che don Matteo non è una cosa che gli è semplicemente caduta addosso ma che lui fa volentieri, e dunque lo rispetto molto.
Detto questo quasi scende una lacrimuccia a vederlo andare in bicicletta anziché su di un cavallo rubato! Insomma, lui era quello che ai mormoni che gli urlavano "Salve Fratelli!" con Bambino rispondeva: "Ma che, glie l'hai detto tu che siamo fratelli?" "Io? E chi li conosce!"
Terence Hill, scappa, ruba, tocca il culo alle femmine, non ce stanno limiti! Don Matteo va benissimo, ma il messaggio cristologico non si deve per forza veicolare tramite questo! Il tema della fratellanza, dell'amicizia, dell'amore, del senso della morte c'erano già nei film che hai fatto con Bud Spencer, da "Dio perdona, io no" a "Trinità" e sequel, da "Chi trova un amico trova un tesoro" alle commedie poliziottesche.
Oppure va bene, resta prete in Umbria. Ma ti prego, ruba qualche cavallo ogni tanto a quei cazzo di carabinieri!
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