PARTE PRIMA
Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta. O più comunemente,
Canzoniere, dal nome che il componimento di Francesco Petrarca ha assunto per le stampe attorno al primo '500 (i soliti veneziani...).
Che succede? Che come sapete a partire da un certo momento della sua vita, il poeta toscano di nascita e avignonese di formazione decide di riunire sotto un unico tetto i vari frammenti per l'appunto della propria produzione in versi giovanile. Non una mera cernita, e qui il nodo, come ne esistevano già dai tardi anni del '200, ma qualche cosa di nuovo e diverso, mai apparso prima.
Una raccolta ordinata, di testi accuratamente scelti e combinati secondo regole geometriche e organizzative ben precise, di modo da far prendere alle rime sparse un significato macro strutturale nuovo e più ampio.
Piegando, corrompendo, a volte distorcendo l'originale e natia forma dei suoi versi giovanili (molti sonetti, poi canzoni, sestine, ballate e [quattro] madrigali) Francesco riscrive la propria biografia personale ed interiore, creando una nuova figura di sé, ed unendo in una sola persona i due distinti concetti danteschi di narratore e personaggio (per non usare latinismi di per sé nemici dei blog).
Cosa fa insomma se non fornirci non la vita, ma l'idea che egli scientemente costruisce di essa? E di conseguenza da ciò gridarci l'immane e pericolosa potenza della letteratura e dell'arte, che giunge fin a plasmare la materia, consegnando ai secoli un prodotto di ingegno demiurgico anziché le sole vestigia corporali e biografiche, o anche solo la produzione letteraria rimatoria di un uomo tra tanti?
Di fatto quello del Petrarca '300esco è un gesto ambiguo: da un lato la filologia di di sé stesso inaugura a pieno titolo l'epoca umanistica, la nuova letteratura finalmente scardinata dai pesanti fulcri medievali. Ma dall'altro lato e per tremendo paradosso la sua pretesa di exemplum (ecco che il latinismo ci doveva scappare: chiedo venia!), di farsi uomo di virtù e saggezza senile si palesa come vecchia, neoclassica, ormai inapplicabile all'uomo nuovo che sta per venire.
E difatti lo stesso Francesco se ne renderà probabilmente conto sul finire della sua vita, constatando che le mille peripezie, i mille volteggi con i quali ha adattato il senso dei suoi frammenti in lingua volgare non conducono ad una conclusione accettabile, ed è solo su imitazione dell'altro grande testo/raccolta volgare, la Vita Nuova vilipesa, invidiata, stracitata e quasi infine odiata (mi si passi il termine, è un blog di fotografia, mica la rivista di studi filologici!!), che il componimento giungerà ad una forma di pacificazione, pur se con quella canzone alla Vergine che secondo molti (me incluso) segna la sconfitta poetica di Francesco nei confronti del rivale e maestro di una vita.
In mezzo a tutto ciò che c'è stato? Tutto quanto, circa quarant'anni di vita del poeta, del letterato, del filologo, dell'innamorato, illuso, disilluso, francese, italico, spaventato, disperato Francesco Petrarca, e molte redazioni o meglio edizioni dei Fragmenta, ognuna caratterizzata da differenti approcci al materiale, che per un umanista in questo molto medievale come lui significano approcci al mondo e alla visione delle cose. Di tutte le cose.
PARTE SECONDA
Perché tutta questa pallosa introduzione? Innanzitutto perché finito il lavoro sulle foto con Francesca (a breve novità in proposito) e in attesa di completare la post produzione sulle foto di Marcella a cui sto attendendo, non ho immagini fresche da proporvi.
E in secondo luogo perché domani e per tutto il die, tempo permettendo come al solito, io e Irene realizzeremo finalmente il famoso servizio di coppia cui accennavo qualche post addietro.
Come come? Vi sfugge il nesso con Petrarca?? Ma è evidente! Il servizio di domani si baserà proprio su alcuni aspetti e contenuti del Canzoniere.
In particolare ecco che mi sono inventato: creeremo delle allegorie laurane con le nostre due carinissime modelle, Silvia e Manela, giocando sul famoso trittico del guanto, ovvero i sonetti da 199 a 201 del manoscritto Vaticano Latino 3195, l'autografo (in parte idiografo in effetti) dello stesso Francesco.
Vi consiglio di andarveli a ripescare: sono di rara bellezza, e narrano a grandi linee del furto, sotto la spinta di Amore, da parte del giovane poeta di uno dei guanti candidi di Laura, che coprendole le splendide, angeliche mani ne impedivano la vista.
Per non gonfiare quello che sarà un servizio fashion e glamour di rimandi pesanti e pretenziosi aggiungeremo solo piccoli ammonimenti, leggere citazioni petrarchesche durante gli scatti, di modo da lasciar intendere l'allegoria, ma senza (si spera) mostrare una tracotanza stilistica che non ci appartiene e che rischierebbe di compromettere l'aura primaverile del servizio, delle nostre splendide modelle, delle location appenniniche, e del resto!
A prestissimo allora!!!!
© Rossi F.