Le nostre visualizzazioni!

giovedì 27 gennaio 2011

La migliore combinazione

Come sapete "Fotografo", più che un mestiere, indica un macro-universo all'interno del quale ognuno trova (o dovrebbe trovare) una propria nicchia di competenza.


Più si sale di livello e più si tende ad iper specializzarsi verso una particolare delle declinazioni del mestiere. Accade pressapoco lo stesso in ogni campo.


Così avviene che lo scatta-foto generico ed embrionale si trasforma in paesaggista, oppure in esperto di still life, di macro fotografia, di reportage, di fotogiornalismo, eccetera. A loro volta questi generi si ramificano al loro interno: un ritrattista può essere matrimonialista, reportagista a sua volta, può lavorare nella moda o fare fototessere per la patente.

Più le competenze aumentano, e più il diverbio sale, poiché non si tratta solamente di mettersi davanti a qualche cosa e fare clic: ogni genere comporta un determinato know-how e certe doti, in parte istintive, in parte frutto di studio e/o esperienza. Doti non per forza strettamente fotografiche: ad esempio per essere un reportagista occorre senso dell'attimo, intelligenza nel prevedere le situazioni, ed anche una certa dose di fegataccio per infilarsi in posti spesso poco raccomandabili. Oppure per fare fotografia d'architettura non basta mettere a bolla una fotocamera di fronte al ponte o al palazzo: come si può pensare di scattare materiale di quel genere senza possedere e maneggiare elementi teorici di storia dell'architettura, e delle correnti di pensiero principali che la contraddistinguono?
Ovviamente sul mio campo specifico, la ritrattistica, potrei parlare per ore in proposito!!

Detto però ciò è anche vero che l'iper specializzazione cui accennavo diviene, man mano crescendo, anche una conseguenza obbligata delle scelte di investimento di un fotografo.
Tutto ciò che è materiale professionale, dai corpi macchina digitali, ai dorsi, alle lenti, e così via, per quanto (a volte) riciclabile in più generi, viene comunque concepito per specifici utilizzi ed applicazioni.

Vi faccio l'esempio Canon, che è la mia scelta in fatto di materiale fotografico, per cui sono più ferrato!

Nella fascia full frame (grande formato fotografico, equivalente alla dimensione della "vecchia" pellicola di celluloide) Canon offre più macchine fotografiche. Di queste le più costose sono quelle della serie 1D, che hanno tra le specifiche un alto numero di pixel e la possibilità di effettuare molti scatti per secondo consecutivi (la 1D markIII arriva a 10). Inoltre queste macchine sono in genere molto ben tropicalizzate, ovvero "corazzate" nel loro guscio contro eventi ambientali: pioggia, umidità, polvere eccetera. Il tutto in materiale resistente e meno pesante delle macchine della concorrenza. Immediatamente si intuisce che se vi viene commissionato un torneo di rally automobilistico, o un safari in Africa questa sarà la macchina fotografica che porterete con voi!

Passando invece all'altra serie di full-frame Canon, la 5D, le cose cambiano. Canon 5D markII scatta 3,5 foto al secondo contro le 10 di 1D markIII, ma in cambio offre una possibilità di regolazione e personalizzaizone dell'immagine senza pari, facendo sì che possa venire scelta dai reportagisti, che necessitano di foto finite in fase di scatto, oppure ritrattisti, che decidono di volta in volta, anche a seconda del proprio stile, quale imprinting dare ai servizi.

Ma più ancora che le camere ad essere pensati per applicazione specifiche sono gli obiettivi.

Anche qui ci sono macro e micro situazioni: certo, in ritrattistica le lenti favorite sono i medi teleobiettivi fissi, mentre nei reportage gli zoom, per la loro maneggevolezza e duttilità. Già questo è un distinguo di non poco conto.
Da qui in poi le cose si fanno ben più arzigogolate: la fotografia d'architettura richiede infatti obiettivi basculanti, ovvero decentrabili: questi, grazie ad un sistema di lenti separato dal principale e orientabile dal fotografo, modificano la percezione prospettica e l'effetto di incurvamento dell'immagine, portando, se ben regolati, a fotografie di palazzi dalle linee perfettamente equilibrate e squadrate, non distorte come accade con le lenti tradizionali. Se invece andiamo sulla fotografia macro, avremo lenti apposite, con possibilità di messa a fuoco da distanze ravvicinate e gestione dell'area di messa a fuoco differente. E così via ovviamente, dalla fotografia di paesaggio a quella di still life.
Evidente è poi che da ormai molti anni a questa parte le contaminazioni tra i generi hanno portato ad ogni tipo di combinazione di queste soluzioni, o meglio scelte fotografiche. Capita perciò spessissimo di vedere nel marasma del kitchume matrimoniale l'uso di obiettivi grandangolari spinti oppure fisheye, l'uso di lenti con aberrazioni prospettiche nell'architettura, panorami fatti con teleobiettivi e via così. A volte sono scelte azzardate ma interessanti. Di solito però non è così. Certo è che ognuna di queste lenti professionali ha costi ragguardevoli, e quindi chi decide di acquistarle in qualche modo finisce per inserirsi in un determinato contesto fotografico, e in quel contesto procede con gli acquisti successivi. Non soltanto per i soldi spesi, è ovvio, alla base c'è sempre una scelta di gusti/mercato/casualità/esperienze, ma di certo un ritrattista con decine di migliaia di euro in lenti tele è difficile che si metta ad investire di punto in bianco in fisheye per grande formato, a meno che non disponga di possibilità tali da permettergli di osare un po' in ogni direzione.

Vi dirò: per come fotografo io, per quello che mi piace fare, la combinazione perfetta di lente/camera per ora sarebbe:
canon 5D mark II + canon 85mm f/1.2.
Una preferenza abbastanza classica, quasi scontata, ma non per questo meno vincente.
La macchina c'è, per la lente ci stiamo attrezzando.


Ah, mi dimenticavo: il tutto fermo restando che, alla base di una foto, una buona idea potrebbe risultare vincente. Alle volte.

E mentre noi siam qui a parlare della 38

... di quanto sia mortificante vista su modelle alte un metro e ottanta in passerella, di quanto sia lontana dal canone estetico della donna della strada, di quanto spinga a stereotipi negativi e fuorvianti le nostre altrimenti candide giovani, ecco che la nuova 38 ci è diventata la 36. Così, sotto il naso.

Senza nemmeno che ce ne accorgessimo.


martedì 25 gennaio 2011

Il costo del lavoro

Facciamo una o due premesse rapide.

Il mio lavoro, quello cioè di Fotografo Freelance, è andato con gli ultimi dieci anni incontro ad una grande trasformazione. Da occupazione pseudo redditizia, pseudo artistica, richiedente competenze umanistiche oltre che tecniche, si è sfilacciata in una nuvola di "superstizioni" circa cosa il fotografo dovrebbe fare e saper fare, cosa gli competa e cosa no.


La causa va ricercata su più versanti; semplificando, si può dire che questa deriva linguistica può avere radici nella fomentazione e proliferazione di nuovi, molteplici individui attorno al mondo dell'immagine. Se fino appunto a dieci/venti anni fa soltanto gli "addetti ai lavori", le società, le imprese di un certo tipo, si rivolgevano ad un fotografo professionista per l'aspetto promozionale del proprio operato, ad oggi esiste una moltitudine di soggetti, scarsamente addentro l'universo immagine, che si avvale dei servigi del povero scatta-foto, quasi sempre a costo vicino lo zero.



Capita perciò facilmente che il sottoscritto venga contattato, da questo o quel potenziale cliente, per servizi che io, per formazione e percorsi, non sono affatto in grado di fornire.

Vi faccio degli esempi: io non sono un web designer, un tecnico di computer, non sono un progettista, non sono un disegnatore e, ultimo ma più importante di tutti, non sono un grafico.

Questo in particolare sembra essere un distinguo arduo da veicolare. Proprio di ieri una discussione con mio padre, a pranzo, durante la quale, all'ennesima richiesta di consulenze per la sua azienda in merito a pubblicità di varia natura, impaginazione di brochure ecc, ho un po' sbottato e gli ho detto: "Pà, io però di mestiere faccio il fotografo"! Come a dire: posso fare riprese video, posso impaginare un lavoro, editarlo, post produrlo, posso lavorare anche un pochino di ritocco audio (per quel che mi compete), ma il grafico -nel senso più proprio del termine- io non lo posso fare, perché NON LO SO fare!



Da questa premessa rapidamente possiamo trarre due considerazioni generali.



La prima: diffidate da chi, contattato, si presenta come il tuttofare della situazione. Da chi offre cioè una gamma di soluzioni e di attività tra loro contingenti ma non per forza concatenate. Di solito chi fa il grafico di fotografia sa e può poco, e al contrario molti fotografi non vanno oltre le elementari competenze di impaginazione software.
E da qui ci si può allargare: diffidate dei parrucchieri che si pongono anche come truccatori (8 volte su 10 sono imbranati col make-up!!), o di esperti di montaggio che vogliono fare gli operatori.

La seconda: vero tuttavia è che dieci o vent'anni avranno ben portato qualche cosa di salubre e positivo all'attività, e infatti così è. Se da un estremo si richiedono troppe competenze al fotografo, dall'altro è vero che dopo le avanguardie del secondo '900, dopo l'arrivo della contemporaneità, e in ultimo dopo la crisi globale del settore, il fotografo non è e non può rimanere del tutto confinato al proprio antico ruolo, chino in una camera oscura a sviluppare chilometri di pellicola. Insomma, una via di mezzo è sempre un buon compromesso di lavoro.
Per questo ad esempio nella mia attività è oramai indispensabile affiancare la componente video a quella fotografica. Il che significa fare pratica, tenersi aggiornati sulle ultime uscite, investire soldini, imparare a padroneggiare tecniche e teorie. Sono nella mia esperienza come in quella di molti realtà sempre più intrecciate fotografia e video produzione, realtà che sovente si mescolano e si compenetrano.

Ma se tutto questo è vero, allora ne deriva direttamente quanto segue. Ovvero che il mercato - tutto il mercato - dovrebbe evolversi di quel passo. Se tutti da un giorno all'altro cominciano a comprare solo riso, il prezzo del riso scende, e allo stesso modo alcuni prodotti "translavorativi" o "interlavorativi", come i software professionali di elaborazione, dovrebbero adattarsi al mercato, alla richiesta sempre più frequente, abbassando un pochino i costi.



Il riferimento è immediato: i software più performanti, potenti e completi al mondo per la grafica, il ritocco, l'editing e la post production di immagini in generale sono prodotti dalla californiana Adobe, e si raggruppano nella cosiddetta "Creative Suite", quest'anno nella versione cs5. E' quella che include i programmi Photoshop, Premiere Pro, After Effects, Illustrator, In Design, e così via. Li avrete sentiti nominare in più contesti. 
Questa suite ha enormi qualità, per me è la miglior soluzione esistente per l'editing combinato, e oltre ad offrire un godimento esagerato per i cultori (io sono il numero uno di questi) è disponibile in diverse soluzioni, o pacchetti, a seconda dell'attività del cliente. Il grafico può scegliere l'opzione includente illustrator, photoshop e magari non Premiere (per il montaggio), il contrario per i montatori video; chi si occupa di web avrà una terza possibilità di "combinare" solo alcuni dei software (che, e questo è uno dei punti forti di Adobe, sono tra loro direttamente interconnessi, complementari, sovrapponibili) e così via. Infine si può acquistare la suite cumulativa.


Solo una cosa resta incomprensibile: il prezzo.




Ad oggi (gennaio 2011) la Suite Adobe Master Collection (completa) nella versione CS5 costa (per imprese) circa 3700 €.

Intendiamoci, le confutazioni in proposito sono molte: è vero, la pirateria è virale e diffusa, le aziende ammortizzano in vari modi, gli aggiornamenti alla versione successiva costano meno che ricomprare l'intero prodotto da zero, e così via. Ma un punto resta. Io sono un libero professionista, come dicevamo in incipit. Non ho dipendenti da pagare, ma ho spese di varia natura, come ovvio, che un dipendente non ha. Essendo un giovane ho poi ulteriori spese, in primis l'attrezzatura, costosissima e che quindi mi ruba buona parte della disponibilità economica. In ultimo una fidanzata bionda che fa il resto (sto scherzando amore!).

Insomma, io (un io collettivo, poiché in moltissimi sono in questa situazione) acquistando la suite originale Adobe (e lo DEVO fare, perché i miei clienti si aspettano che io faccia ben altro, ben di più delle semplici foto) devo investire molti soldi in questo prodotto, che, lo ricordiamo, se da un lato è incredibilmente valido (ergo: è giusto spendere), dall'altro è, oramai, incredibilmente diffuso, capillarmente usato da professionisti di ogni sorta.

Per capirci ragazzi: la mia macchina fotografica (senza obiettivi) costa tranquillamente sui 3000/3500€, ma si tratta di materiale professionale di ristretto mercato, che compri non in negozio ma da rivenditori specializzati. La Creative Suite Adobe CS5 invece la si trova nei maxi store, nei semplici negozietti di computer, nei grandi magazzini alla sezione elettronica. E' roba che non compra solo il fotografo professionista, ma l'ingegnere, il fotografo, l'architetto, l'arredatore, il grafico, il regista, l'operatore di videocamera, lo stylist, il creativo, e così via in un'infinità di declinazioni lavorative tra loro a volte connesse e a volte no.

Da alzare gli occhi al cielo! 

Non sarebbe il caso, anche per arginare il mondo del crackaggio senza regole, di adattarsi, come fanno tutti, ad un mercato che ovunque sta subendo ampie flessioni? So che il monopolio è un bell'argomento per ignorare questo ragionamento, ma alla fine della fiera non si va così a paventare per questo settore lo stesso destino toccato all'industria discografica e, in parte, cinematografica?

Chiudiamo gennaio

Non so voi, ma a me la consapevolezza di essere già alla fine di Gennaio mette un po' di inquietudine!

L'anno non è partito poi così male, tutto sommato, se si escludono i fisiologici intoppi di percorso. E come vedete, sto postando abbastanza foto dagli ultimi set.

Febbraio porterà alcune novità e stravolgimenti di agenda, tra cui diverse escursioni in giro per il nord di questa bella penisola.

Sabato nel frattempo sarò in zona Ferrara, mentre domenica a Milano per la fiera degli sposi annuale a cercare qualche contatto.

Se siete di quelle zone e vi va un caffè, datemi pure un giro di telefono o di mail.


Vi lascio con un consiglio di visione: se non conoscete questo fotografo francese, è ora di aggiornarsi. Io lo trovo stupefacente. Si chiama David Bellamére, e vedete alcuni dei suoi lavori qui:





Saluti a tutti!

venerdì 21 gennaio 2011

Certo, chi si loda...

... si imbroda, dicevano i vecchi. E io dico: perlomeno si lodi a Lodi. O di Collodi.

Comunque sia per un piccolo blog come questo le piccole soddisfazioni fanno piacere. Come vedere che se solitamente attorno al 20 di ogni mese faccio un bilancio di 1000 nuove visualizzazioni, questa volta (gennaio 2011) siamo a quota 1500 circa. La cosa mi piace!

Continuate così marmaglia! Come premio per le 10.000 visite al blog pubblicherò foto di me nudo abbracciato ad un palo della luce. D'inverno. Ma forse poi no.

mercoledì 19 gennaio 2011

TANGO

Dato che sarò via un paio di giorni vi lascio con alcune immagini di Marina prese una settimana fa o giù di lì. Il titolo è Tango, perché questo abbiamo ascoltato per tutta la durata del set, senza luci aggiunte a quelle ambientali.

Make Up: Irene Spreafico
Model: Marina

abbraccio a tutti!




















martedì 18 gennaio 2011

Dirò una cosa rapida, che sembrerà a voi lettori una caricatura, una esagerazione da web, ma che in realtà non lo è affatto, è vera.

Sapendo che Francesco Nuti, dopo diversi anni, sarebbe ritornato in Tv per un'intervista da Barbara D'Urso, oggi ho visto in differita su youtube il filmato, di circa sei minuti.

Mai mi era capitato, in ventiquattro anni e mezzo, di sentirmi salire il vomito vedendo una cosa via etere. Lo ripeto, è successo, non sto usando iperboli lessicali. Mai mi ero sentito così male, così pesante, così triste e così impotente davanti alla tv.

Barbara D'Urso è il peggio che la televisione abbia mai proposto, il punto più basso raggiunto in Italia dal mondo dello spettacolo. Il povero Nuti, uno dei più fragili, meravigliosi uomini di cinema italiani, una fine mente una volta delicata ed ora come sommersa dagli oceani, è stato umiliato, violentato, ingannato, deriso e svergognato, sporcato oscenamente in diretta tv davanti a tutti: la cosa più ingiusta e volgare, più penosa, più dolorosa che abbia mai visto.





venerdì 14 gennaio 2011

Qualche foto dal mondo

Il Wall Street Journal, primo quotidiano americano online per abbonati e tra i primi due per vendite, tiene tra le sue pagine web un attento e sfizioso foto blog di reportage dal respiro internazionale. Ogni giorno vengono pubblicate alcune fotografie, tra le più rappresentative dei fatti di cronaca - ma non solo - in tutto il pianeta.

Ve lo consiglio di cuore come una di quelle pagine da tenere tra i preferiti, e spulciare di quando in quando, come puro piacere visivo o complemento alla lettura del vostro quotidiano preferito.

martedì 11 gennaio 2011

Ok, se inizio...

Ok, se inizio a starvi sulle palle con tutte queste foto da Budapest potete dirmelo. Col pensiero intendo, mica di persona. Perché sostanzialmente fa lo stesso.

Tre cose che ho fatto oggi.

1- Ho comprato un libro, ma ho perso quello nuovo di Maurizio Milani, (uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei), "Mi sono iscritto nel registro degli indagati" (Rizzoli, 2010), perché era esaurito. Riproverò.

2- Ho pagato una marea di cose in sospeso, e mi sento spossato ma tranquillo.

3- Ho messo mano ad alcune delle foto di Budapest, animato da due pensieri: quello della morte, e quello dell'assurdità di chi sostiene che esista una fotografia di paesaggio. No, non è vero. Esiste solo la fotografia ritrattistica.









lunedì 10 gennaio 2011

Di ritorno da Budapest!

Ecco alcune immagini qua e là della bella Budapest. Buon 2011 e buon rientro al lavoro a tutti quanti!!!