Quante volte vi sarà capitato, sfogliando una rivista di moda (ovviamente nella sala di aspetto di un dentista, s'intende!) di guardare una pubblicità di profumi o gioielli con una modella e pensare: grazie al cazzo, con una ragazza così bella e 100.000 € di attrezzature strafighe la facevo anche io questa foto!
Esiste, inutile negarlo o tacerlo, un grande pregiudizio in merito alla ritrattistica di moda. La scultura è arte, non ci piove. la poesia è arte. Il cinema certo che è arte, abbiamo visto tutti quei film di Jarmusch e di Lynch, ci mancherebbe! La pittura manco a dirlo; ogni volta che fanno una mostra su De Chirico o Guttuso ci andiamo e poi ne parliamo agli aperitivi coi nostri amici (ps: DeChirico sei troppo un genio!). Cos'altro: la musica è arte alla massima potenza! Ci fanno impazzire Vangelius, i Pink Floyd, i Radiohead, ma anche l'opera, il balletto. Sì è vero, il teatro per forza è arte. Oh ma quanto ne sa Dario Fo? Quanto aveva già predetto tutto vent'anni fa? E poi con tutto quel che dice contro il Potente per forza che tutti gli danno addosso e gli fanno ostruzionismo! Sì insomma, a parte il Nobel...Anche il cabaret è arte, se fatto bene. Mica parliamo di Martufello, ma di Woody Allen, di Bill Hicks, o anche di Benigni & Co. Sono arte gli origami, la cucina, la performance, l'installazione, le readings, le scritte sui muri: se la vendi bene è arte anche una gara tra ungheresi a chi piscia più lontano.
E la fotografia?
Ni.
O meglio.
Sì, ok, c'è fotografia e fotografia. Le fotografie di Newton, di Cartier-Bresson, di Avedon, Adams, di Ghirri, gli archivi Magnum. Questa è arte senza dubbio. Ma per il resto?
Che dire di quelli tette/culi che buttano fuori foto di strafighe sulle copertine di Vogue, Vanity Fair e Caccia & Pesca? Ok, forse Caccia & Pesca no...
Su di loro un velo di biasimo. Sono professionisti, come l'operatore di macchina del Grande Fratello o il giornalista di costume, che confeziona pezzi a cazzo di cane per accontentare la casalinga di Voghera (ma perché sempre Voghera? Che succede da quelle parti?)
Se volete l'opinione interessata di uno che ha tutto il vantaggio a dire ciò, le cose non stanno essenzialmente così, ma un pizzico di verità c'è.
Il fotografo di moda da un lato ha la vita più facile di altri, questo lo si può dire: il mondo dell'estetica ha infatti canoni piuttosto labili, e non di rado vi capita di vedere campagne pubblicitarie nelle quali il prodotto commercializzato è molto poco mostrato, o comunque non riprodotto in maniera fedele, come poteva essere 15 o 20 anni fa (come prima cosa inquadra bene la borsetta, poi fa quel che ti pare!).
Quindi si possono fare foto a borsette fuori fuoco, mosse, in lontananza, da inquadrature improbabili, con colori compromessi rispetto alla realtà, e così via. Tutto questo è concesso, a volte incentivato, e passa sotto il nome di "stile". Stile del brand, stile del prodotto, stile del fotografo. Su questo certamente (soprattutto in ITALIA) molti professionisti giocano molto, secondo l'altro classico luogo comune peninsulare, che qui entra di forza: fatta la legge, trovato l'inganno.
E badate che non accade soltanto in alte sfere. Quante volte, da ragazzino, quando mi immergevo nei forum e riviste di fotografia amatoriale fino ad accecarmi, vedevo foto mosse o arancioni che gli autori per hobby spiegavano con "è voluto", "è il mio stile", "la pensavo già così".
Dicevamo: molti sfruttano questa cosa! E' una realtà innegabile, e ce ne rendiamo conto quando, armati di una minima conoscenza dell'estetica e del gusto (il gusto non è un a-priori, tranne che per Chanel: è uno strumento che si acquisisce o coltiva con l'esperienza, e non è roba da checche: rileggetevi un po' a caso da Omero a Ovidio, a Catullo!) andiamo a sfogliare copertine, articoli e cataloghi.
Il tirare in ballo l'arte è, in fotografia come da altre parti nella nostra nazione un modo piuttosto becero per coprire una mancanza di talento cui si è sopperito con abbondanza di parentele, amicizie, frequentazioni, e via così.
E questa era la mia parte di articolo che definirei "parte antisociale", o parte "eskimo".
Seconda parte, ovvero "parte sociale" o "Burberry".
Eh sì, fatemi fare un po' il pro, perché se da un lato è vero quel che dicevo sopra, sono però vere anche altre cose!
La prima: non basta fare la borsetta sfocata per renderla "cool". Quale sfocato fa figo in una pubblicità? Qual'è il target che ho in mente? Quanto devo sfocare, rispetto al cerchio di minima confusione visiva (andatevelo a cercare su Wikipedia!)? E perché? Solo per fare figo? O ho in mente qualcosa?
Non solo: una bella ragazza e tante feste piene di coca bastano per fare foto buone? O mi è invece necessario conoscere enormi fette di storia della fotografia, tecnica vera (e quando dico vera intendo componente per componente di un banco ottico), e soprattutto padroneggiare il linguaggio?
La parola Arte è un termine specifico per definire un cerchio ristretto di opere di linguaggio. Un sottinsieme. Il che significa che non è assolutamente detto che un'opera di linguaggio sia arte (anzi, quasi sempre è vero il contrario), come non esiste arte che non sia per prima cosa un'opera di linguaggio. Che poi, usando la semplificazione platonica, significa Tekne e Poiesis.
La spiegazione sarebbe sufficiente: la fotografia di moda, anche quando ad un non addetto ai lavori appare come semplice sboroneria, o dispendio economico, è in realtà il prodotto di una tekne, di un linguaggio, sovente molto complesso. E non fatevi ingannare: anche il ritratto a Monna Lisa aveva un committente, uno che pagava. L'arte priva di finanziatori, libera, oltre ad essere una contraddizione in termini è antistorica e sostanzialmente un problema sciocco: una di quelle cose di cui (perdonatemi la citazione), non potendo parlare, si dovrebbe tacere!
Da questo a parlare di arte sempre e comunque ce ne passa. Come, in un paese serio quale il nostro non è, dovrebbe passarne anche per quel che riguarda cinema, poesia, scultura, pittura, teatro, gare di pisciate eccetera.
E' mai possibile che qualunque puttanata metta in scena un big del teatro in Italia passi da capolavoro?
La si pianti di fare due pesi e due misure: delle due, l'una!
Se però la spiegazione non è sufficiente, e vi va di constatare con i vostri occhi come non bastino alle foto tanti soldi in macchine fotografiche che fanno anche il caffè, date un'occhiata al sito di Nat Geo, o ancora meglio compratelo in edicola. In questo periodo esce con allegati gli album dei migliori fotografi di reportage e natura. Un modo per comprendere in maniera veloce che anche l'ultimo luogo comune della fotografia è vero: e cioè che dietro all'oculare deve comunque esserci un cervello.












































































