
lunedì 28 giugno 2010
le GRANDI NOVITA'

mercoledì 16 giugno 2010
Questa sera al DiDue!!

Mercoledì 16, in concomitanza con la notte rosa di Reggio emilia (quella dedicata a tutte le donne) lo storico DiDue, locale di abbigliamento del centro, organizza un evento molto carino al quale siete tutti invitati calorosamente.
Divanetti, poltroncine e tavolini all'esterno, con avvinazzamento di Champagne e fragole, mentre nelle due vetrine addobbate per l'occasione si dividono la serata un djset dal vivo da un lato ed un vero e proprio Flash Shop dall'altro!
Che cavolo è un Flash Shop??? Una esibizione in vetrina appunto, durante la quale due make up artist e stylist truccano, acconciano, sistemano e costruiscono una modella meravigliosa, la quale per tutta la sera si farà imbellettare indossando nel frattempo gli abiti griffati del negozio.
E mentre lo fanno un fotografo (io) realizzerà il servizio fotografico della serata.
Insomma, come essere parte di un vero shooting di moda, ma comodamente seduti sulle vostre seggioline, tra chiacchiere, risate, musica dal vivo e alcolismo giovanile! ;-)
Il locale resta aperto fino a tardi, ma consigliamo di raggiungerci attorno alle 20 e qualcosa, per prendere posto e passare una serata decisamente diversa dal solito, e, speriamo, molto divertente!!
I miei contatti per info:
Francesco - 348 32 23 754
martedì 15 giugno 2010
Due riflessioni sulla questione morale
Trattandosi di un blog di fotografia, e rientrando la fotografia a pieno diritto nel novero delle forme di espressione della creatività, mi va di dire oggi due cose a riguardo di alcune faccende che ruotano attorno alla cosiddetta "questione morale" della sinistra italiana.
Lo spunto mi viene da una piccola scoperta che ho fatto ieri pomeriggio in rete. Facendo zapping su youtube capito su un video estrapolato da una vecchia trasmissione stile Late Show, condotta alcuni anni fa da Daniele Luttazzi (ospite: Giuliano Ferrara), e da qui vengo rimbalzato su di un altro blog, a quanto pare piuttosto seguito, di cui ignoravo l'esistenza:http://ntvox.blogspot.com/.
La lettura mi ha appassionato tutto il pomeriggio. In sostanza - e per fare un riassunto - gli autori del blog documentano con argomentazioni parecchio precise e puntuali di una tendenza molto radicata nel Luttazzi autore comico di attingere da fonti terze (in sostanza stand-up comedians statunitensi) all'interno dei propri lavori e teatrali e letterari e televisivi.
Se volessimo ancora riassumere, a detta loro Luttazzi semplicemente copia, plagia di sana pianta moltissimo materiale originale di altri autori comici, senza mai preoccuparsi di citare la fonte o perlomeno di mascherare per benino il misfatto sotto forma di citazione o allusione velata. E lo fa da anni, in dosi massicce: solo sul blog (che ha contributi non pagati ovviamente, è tutto un lavoro di appassionati di Stand-up comedy e di Ex appassionati del Luttazzi Comico) si sono contate tra le 3 e le 400 battute copiate pari pari, che vanno dalla freddura di una riga a interi stralci di spettacolo per intenderci, parti corpose del lavoro di qualche altro autore.
Chi sono poi questi autori? In massima parte autori satirici americani, stand-up comedians, ovvero (per i non appassionati), quel tipo di comici che se ne sta da solo sul palco e monologa con il pubblico di vari argomenti, alternando ironia ad acutezza e intelligenza. Ognuno di questi autori non ha "personaggi" come in Italia, dove il residuale retaggio della commedia dell'arte fa sì che molti nostri comici da cabaret (vedi Zelig) si costruiscano unaPersona drammatica dietro cui nascondersi: il bullo, l'ignorante, l'effeminato, lo studentello, ecc, ma rimane sé stesso, o meglio costruisce - con gli anni - una sorta di macro persona di sé, una persona pubblica e lavorativa.
Ad esempio (per citarne uno tra i più famosi) Chris Rock, da noi noto come attore cinematografico, ha in America una sfavillante carriera da stand-up comedian, e nei suoi one man show utilizza di solito la maschera dell’afro-americano-della-strada, con una comicità che ruota attorno al classico rapporto tra bianchi e neri, ma senza “travestirsi” dal John o Bob della situazione, ecc.
Altri nomi importanti (tra quelli più noti al pubblico italiano) sono quelli di George Carlin, Robin Williams, Kevin Smith, Leno e Letterman, Dwaine Wayans, e via così.

Se ci pensate, e per ritornare in argomento, la comicità di Luttazzi è sempre stata di ispirazione piuttosto anglosassone. Solo sul palco, molto abbottonato, ha sempre mostrato un contegno punto italiano: se lo paragonate ad altri comici monologhisti peninsulari, Benigni, Brignano, Bergonzoni, il suo approccio è completamente diverso. Luttazzi insomma è uno che fa ridere con le parole. Non enfatizza il linguaggio del corpo (Benigni), non usa la lingua nei suoi aspetti anche fonetici, morfologici, glottologici ecc (Bergonzoni), e ovviamente non basa il repertorio sulla simpatica e affettuosa presa in giro di tic e inflessioni dialettali, cioè l’imitazione (Brignano).
Nulla di tutto ciò. Se quei comici in pratica assumono una maschera comica che li pone al livello degli spettatori (o addirittura un gradino sotto: “pensate che sono talmente cretino che una volta…”) finendo per risultare divertenti poiché ridendo di loro si ride di sé stessi, Luttazzi ha sempre intrapreso un’altra via, quella di mettersi un gradino sopra lo spettatore. La sua comicità è elitaria, va a volte interpretata: non è nelle intenzioni puro ridere, ma ironia (Pirandello), critica della società contemporanea, e quindi satira, letteratura. Lui è il comico che ti fa pensare, l'elisabettiano clown Shakespeariano, nelle cui parole trovi rivelata più verità che in quelle dei principi e dei ricchi.
Moltissimi sono a tal proposito gli interventi dello stesso Daniele, dove dichiara la sua essere Arte, dove paragona il suo intento a quello di Aristofane e Cervantes vari, e così via.
Con gli anni poi la sua nota presa di posizione in campo politico ha fatto sì che (ricordatevi: siamo in Italia) tutto venisse reinterpretato alla luce della presa di posizione stessa. Il che, se dalla parte dei detrattori si manifesta nell’odio a prescindere verso ogni sua esibizione, manifestazione, esternazione, dalla parte dei fan si manifesta in amore sperticato, totale assenza di critica, fede.
Non è mica polemica la mia: l’ho già ricordato che viviamo in Italia?

A dir la verità io di questa sua tendenza a ricalcare comici stranieri me ne ero accorto più volte, da appassionato quale sono di comicità statunitense, e fruitore divertito degli one man shows, difficili da reperire ma non più così tanto. Evidenti mi erano sempre parsi i tributi di Luttazzi a Letterman, Leno, Carlin, allen, ma anche a vecchie glorie come Johnny Carson, Bill Cosby e il fratelli Marx. Ed un’altra cosa mi aveva sempre insospettito: il fatto che molte sua battute suonassero, in bocca a lui, parecchio anglofone, se capite quel che intendo. Espressioni come “mi ha detto un tizio”, “le galline sono gente per bene”, “che diavolo ne posso sapere”, e via dicendo, suonano all’orecchio latino come a volte forzate, e infatti fanno parte di quel tipo di sintagmi introdotti nel parlato (ma più che altro nello scrivere) italiano come conseguenza del doppiaggio di film e serie TV americane.
“Hey man”, intercalare frequentissimo nella lingua inglese colloquiale, viene sovente tradotto in italiano con un “hey amico”: sono cose che si rendono necessarie per adattare lo slang di una lingua straniera alla nostra (vedi: a.c. di U. Eco, dire quasi la stessa cosa, Bompiani). Finché lo sentiamo in tv sulle labbra di Bruce Willis non ci dice nulla, ma se il mio salumiere mi dice “Hey, amico, come butta oggi?”, di sicuro lo guardo storto, non è un’espressione abituale.
Allo stesso modo, se ci pensate, a noi italiani suona spesso ridicolo e involontariamente comico sentire ad esempio qualche giovane pseudo-rapper usare l’espressione “Hey fra” (hey fratello), traduzione letterale di “Hey bro”, a sua volta contrazione di “Hey brother, comunissimo intercalare usato negli stati uniti dalla comunità afroamericana).

Non solo questo mi aveva sempre insospettito, ma anche ad esempio i temi comici che a volte Luttazzi affronta, e la sicurezza enormemente spavalda e ferrea con la quale pronuncia le sue battute (grazie, sapeva che faceva ridere, perché per quella stessa battuta aveva GIA’ sentito il pubblico di Hicks ridere a crepapelle!) .
Un esempio pratico, che mi era all’epoca rimasto in mente, è tratto (mi pare di ricordare: forse sbaglio) dallo spettacolo teatrale Sesso con Luttazzi. A un certo punto se la prende con una certa verve con il cattolicesimo. Dice: “una volta dopo uno spettacolo un gruppo di cattolici mi ferma dicendomi che sono stato troppo pesante con loro. E io gli dico: hey, sei cattolico: perdonami!”Perdonate la citazione a memoria, senz’altro non precisissima.
Ora, probabilmente è una cosa mia, ma ricordo che sentendo il tono usato da Luttazzi in questa battuta, il modo di fare ecc, mi sono sentito veramente mandato a cagare. Ovviamente il joke riguardava il fatto che un cattolico abbia il dovere di perdonare chi gli fa un torto, e ciò si rivelava doppiamente ironico nel momento in cui si chiedeva al cattolico di perdonare il suo stesso detrattore. Ma lo ripeto, nel modo in cui veniva detta (al tempo pensavo la battuta fosse di Luttazzi), suonava invece come una gran “risposta da stronzetto, da ragazzino arrogante delle medie”. Quando poi poco tempo fa vidi uno spettacolo di Carlin nel quale usava la stessa battuta, mi rotolai dal ridere, perché il contesto, il linguaggio del corpo, l’uso della voce, e tutto il resto erano perfetti (per postilla, io Carlin lo trovo il miglior comico americano).
Insomma, notavo già di mio che numerosi temi affrontati da Luttazzi venivano trattati secondo un’ottica molto anglosassone, con un linguaggio tipico di quella cultura, e una puntualizzazione sulle leve linguistiche e sociologiche dei paesi di cultura anglicana.
Faccio un altro rapido esempio a caso: in Italia, anche per effetto della cultura cattolica e della secolarizzazione, siamo molto abituati - quasi assuefatti - allo scandalo, al fatto che l’uomo sia peccatore e che nel suo veniale vada perdonato o capito. Per questo lo scandalo sessuale, di cocaina, di corruzione, dura poco, e poi siamo daccapo. In America, paese fondato da pellegrini conservatori di fede protestante, la questione della credibilità personale è invece molto sentita. Clinton è stato rovinato da un pompino: Berlusconi con la D’addario non ha perso un voto. Tra i responsabili della recessione statunitense c’è chi si è beccato decenni di prigione: Tanzi per aver rovinato centinaia di famiglie fa il pensionato di lusso ai domiciliari.
E nella comicità di Luttazzi a volte, nei suoi monologhi, mi sembrava che lui desse per scontati dei retroterra culturali, dei dati di fatto, che scontati non sono. Ad esempio la battuta sui cattolici, che negli States pluralisti suona come ironica e graffiante, in Italia sembra per lo più maleducazione da parte di un arrogante falso intellettuale, che con la scusa dell’Arte (la parola più abusata, dopo pace) si siede a scranno e pontifica verità.
Di nuovo, quando mi si è disvelato il castellino di carte, mi si sono anche uniti tutti i puntini nella mente, e tante cose hanno trovato naturalmente, aristotelicamente la loro collocazione.

Dicevamo: Luttazzi o lo si ama, o lo si odia.
La stessa cosa accade se ci pensate a tutti i personaggi forti italiani, quelli che calamitano consensi e condanne, ma sempre restando sopra le righe. Il più noto è senza dubbio anche il più importante, cioè Berlusconi, che lo si adora o lo si detesta: quasi mai ci si pone nel mezzo.
Nella faccenda delle battute copiate (che a detta dei curatori del blog linkato comporrebbero la maggior parte del repertorio Alto di Luttazzi, quello cioè che l’ha portato alla fama, che ne scontorna la figura, quello che lo definisce, che lo costruisce nel suo esercizio pubblico) viene dunque fuori che il comico italiano si comporta più o meno come i personaggi che condanna; su Ntvox viene bene riportato come più volte abbia cambiato versione a proposito delle ruberie, a volte giustificandole con la veramente abbozzata istituzione di una “caccia al tesoro” delle citazioni celate con premio finale per chi le riconosce (lapalissiano come in realtà si tratti non di citazioni ma di plagio, e non celate ma nascoste per personale prestigio e per non dichiarare i diritti siae), e a volte addirittura agendo in modo fraudolento, ad esempio retrodatando post sul suo blog così che paressero in sintonia con le proprie giustificazioni. E via dicendo.
All’apparenza insomma, le stesse identiche armi che contesta indefessamente di usare ai suoi avversari “artistici” (più volte si era scagliato contro Paolo Bonolis, reo di avergli soffiato una battuta che poi, viene fuori, è a sua volta copiata da un comico statunitense) o politici (la casta, Berlusconi, le coalizioni destrorse e di governo, i giornalisti vicini al centro-destra ecc).
Tra Berlusconi (e i berluscones), però, e i personaggi come Luttazzi (parlo volutamente di personaggio per distinguere la Persona dall’uomo privato, di cui non importa granché al pubblico) c’è una differenza di fondo, ed anche sostanziale. Per questo definivo apparente poche righe sopra, l’accostamento di Luttazzi e dei suoi bersagli storici.

Ovvero: la presa d’atto della falsità di Luttazzi circa il suo lavoro non è importante solo a livello penale (plagio), né soltanto a livello umano (la delusione dei fan), né soltanto a livello artistico (che perde di valore). Ciò che conta oltre a tutto ciò è che il pulpito Luttazziano è un pulpito scomodo, che presuppone alcuni a priori.
Come a dire che non è grave soltanto che Luttazzi abbia copiato per il 90% la sua roba da altri, ma che per tutta la vita lui e l’ambiente culturale cui si avvicina abbia portato avanti la bandiera della superiorità intellettuale, della superiorità artistica, ma soprattutto della superiorità morale e umana rispetto ai propri “avversari” (termine che uso a proposito: siamo in Italia, ricordate?). Berlusconi va a puttane, è un corruttore, un immorale, uno stragista, un mafioso, un ignorante, e noi te lo possiamo dire, non da suoi simili, ma in quanto migliori, colti, artisti, e moralmente inattaccabili. Facciamo illuminante e brillante satira, siamo documentati e imparziali, abbiamo sempre dalla nostra le prove (processuali, legali, giornalistiche, testimoniali, artistiche) e la gente ci segue perché sa che noi non siamo come lui, non solo dal punto di vista delle idee ma da quello della virtus, dell’etica, ecc. Pezze ai gomiti in primis. Tra qualche anno pipa.
Una brevissima parentesi: non pensiate che il mio sia un tentativo di irridere chi guardava la pagliuzza nell’occhio del compagno e non la trave nel proprio, non è il mio intento. Se dal lato personale non posso negare che mi abbia fatto tirare una bella risata leggere di tutto ciò (per una mia personale avversione alla boria e alla declamata superiorità intellettuale della cosiddetta intellighenzia della sinistra italiana) la riflessione che faccio qui è di più ampio respiro, e non è di tipo politico, o comunque non solo e non principalmente.
Quale conclusione insomma possiamo trarre da questa piuttosto miserabile (Hugo) vicenda Luttazzi?
Io butto questa mia proposta: non sarà che in Italia, come già si fa nel resto del mondo occidentale da tempo, sia ora di prender coscienza del fatto che la questione morale, la declamata superiorità etica e virtuosa di questo o quel gruppo, questo o quel personaggio su altri, sia da accantonare, verso una più realista e razionalista visione dell’uomo, che magari e “post-esitenzialisticamente” tenga conto e dei valori e dei vizi? Non sarebbe ora per molti che si dicono pensatori liberi quando invece non sono che marionette di qualcuno o di sé stessi (o entrambe le cose) di scendere dallo scranno dorato, e senza alcun eccessivo imbarazzo (giacché questo è l’uomo) smetterla di atteggiarsi e detentore del vero? Secondo me sì, sarebbe ora. E sarebbe ora anche per la cupola degli intoccabili perseguitati perenni, che si estende nel nostro Paese dai due estremi geografici, dai Saviano ai Luttazzi, dai Santoro ai Lerner, dai Veltroni ai Travaglio, e via discorrendo. Lo sta facendo già persino il Vaticano, che tutti considerano sempre così retrogrado, e non ci riesce l’intellighenzia italiota?
E’ solo un suggerimento, ovviamente. Nel caso, tuttavia, che non fosse proprio possibile, voglio ricordare a tutti che, because of la crisi, i prezzi dei loft e dei mansardati parigini dev’esser certamente calato, per cui invito ad informarsi presso immobiliaristi competenti (senza chiamare in causa Protezioni Civili, però).
Baci.
Ps. Non ricordo se ho accennato poi al fatto che viviamo in Italia. Se non, me ne scuso...
Fonte immagini: Google