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venerdì 30 settembre 2011

Ibiza y Formentera

Un paio di anni fa feci una trasferta catalogo nelle due splendide isole di Ibiza e Formentera.
Poi semplicemente mi sono dimenticato delle foto.
L'altro ieri sono ri saltate fuori in qualche maniera, per cui ho deciso di dedicarvi una pagina niente popò di meno che sul sito ufficiale:

Eccola!

E qui sotto riporto alcune delle immagini! Questa manovra rientra in un leggero restyling del sito ufficiale: gallerie Ambiente, Moda, Ritratti 2011 ed appunto Ibiza sono state sistemate ed aggiornate.

Model: Silvia.















Fine settembre

lunedì 26 settembre 2011

Cosa è necessario

Di conseguenza ad alcuni fatti incontestabili occorre fermarsi a riflettere.

Concetti come quelli del ruolo dell'artista, della sua formazione, del suo rapportarsi con i contemporanei sono decisamente fuori dalla portata di un post internettaro di poche pretese come questo. Ma qualche linea direttiva in proposito la si può individuare, e, come accade, lo si fa non in senso lato ma partendo da quelle che reputo carenze della contemporaneità.

Ci tengo ad affermare un concetto: da tempo ormai sono convinto sostenitore della separazione degli intenti da attribuire alle forme artistiche. A mio modesto avviso non si può ritenere, come molti fanno, che cinema, letteratura, fotografia, pittura eccetera dicano "le stesse cose". Esistono infatti molti che in maniera decisamente naif sostengono che l'artista si approcci a questa o quella forma per personale attitudine, ma che poi una o l'altra siano tra loro del tutto sovrapponibili.
Nulla di più sbagliato!
Diciamolo in maniera semplice e chiara: fotografia e letteratura, scultura e teatro, danza e cinema non fanno la stessa cosa. Non dicono le stesse cose. E non si tratta solo del mezzo. Semplicemente fanno mestieri diversi.
Se vogliamo trovare continuità possiamo dire che sono tutti modi di espressione del proprio essere, ma va da sé che se prendiamo questo andazzo allora finiamo per far cadere nel calderone qualunque cosa: anche uno che crea un dolce esprime sé stesso, o un hobbista che si costruisce da solo il capanno degli attrezzi. E con tutto il rispetto per ogni attività creativa, deve esistere un discrimine in tal senso.

Perché se ci si pensa è evidente che il medium romanzo, o racconto, o foto non veicolano gli stessi contenuti. Ovvio, un romanzo, un racconto, una foto o una scultura possono tutti richiamare l'idea della morte o dell'amore, del dolore o della solitudine, della gioia o dell'ignoto, ma in maniera del tutto differente, fino a poter dire cose diverse. Infatti ad esempio un romanzo non avrà mai la potenza evocativa di una fotografia. Guardare negli occhi un bambino che muore di fame - un VERO bambino, con una storia, un passato e presente che cozzano assieme nell'attimo della foto - non ha corrispettivi sulla pagina stampata. Semplicemente quella sensazione un romanzo non la può rendere. Ma allo stesso tempo una fotografia non porta con sé il fattore temporale come possono farlo un racconto o un romanzo. Non ti tiene per lunghe pagine inchiodato sul pezzo, non può farti infiniti elenchi alla Hugo per rimbecillirti di termini e ridondanti esagerazioni, non ti incolla al letto del malato come Tolstoj fino a che ti senti uguale a lui, o non cambia il suo punto di vista a seconda dell'angolazione e della caduta delle luci come una grande scultura. Ingenuamente si potrebbe replicare che sono solo modi diversi di dire le stesse cose, ma non è così. Banalmente, media diversi dicono anche cose diverse. Ci sono cose che un romanzo dice che un film non può. E viceversa.
E' per questo se ci pensate che molti idioti spesso si riempiono la bocca con frasi di questo tipo: "Il libro era molto più bello del film". E via così. Come se le due cose fossero equipollenti.

Corollario: non si creda che io sia uno di quei puristi anti storici che ritengono che gli artisti debbano soltanto occuparsi di una forma espressiva. Tutt'altro. Anzi, ritengo che chi lo pensa sia in malafede o limitato. La verità è che se Michelangelo fosse vivo avrebbe un taglio di capelli assurdo e farebbe tante cose, non soltanto quadri. Di certo Leonardo farebbe cose assurde con la rete, altro che questo blog del cazzo!

Ma torniamo a noi.
Il discorso di cui sopra mi serve ad introdurre un concetto cui sto riflettendo da alcuni giorni.
Seguitemi. Così come media diversi dicono cose diverse, per la loro stessa natura, allo stesso modo anche gli artisti, a seconda delle proprie radici ed esperienze, devono veicolare cose differenti.
E' una banalità, ma specifichiamo un po' quel che intendo.
La geografia culturale deve venirci incontro.

Se un tempo era del tutto evidente come uno scrittore italiano riflettesse in tutto e per tutto la propria cultura e storia, oggi di conseguenza alla rivoluzione tecnologica nel senso più lato non è più così.
Con tutta tranquillità non solo lo scrittore in questione può acquistare tradotto o in lingua qualsivoglia libro da tutte le parti del mondo, ma può anche vivere, viaggiare, muoversi in ogni dove senza grandi limiti economici, costruendosi un bagaglio di conoscenze ed esperienze variegato e policulturale.
La figura di un Salgari chiuso nello studiolo ad immaginarsi l'India e la Malesia è ormai superata: in bassa stagione l'India è ad alcune ore di volo. Non poche, ma nemmeno tante! Chi di noi non ha amici e conoscenti che in tutta tranquillità hanno fatto viaggi dall'altra parte del mondo per una banale vacanza, o viaggio di studio, o di lavoro!
Dunque lo scrittore, e per estensione l'artista, non è più limitato dal paese, dalla regione e dalla cultura. Ovvio, non è obbligato e scrivere dell'Australia se vuole fare un romanzo intimista sulla propria infanzia e così via, ma è un fatto che la stessa lingua che in tutta probabilità si troverà ad usare risente delle influenze di più culture, e di altre lingue. Con vaghe eccezioni: vi ricordate Leopardi che nella Ginestra usa termini latini tutt'ora in uso nella lingua volgare ma con l'accezione originale??? Ottocento italiano mon amour.

Insomma, influenze da tutte le parti. In fotografia ad esempio usiamo macchine fotografiche che tutto sono meno che italiane: corpi giapponesi, lenti tedesche, dorsi svizzeri, flash svedesi, pellicole da tutto il mondo, toy camera cinesi...

E tutto questo è bene. O meglio: bene o male che lo riteniate, è inevitabile, ed anzi è già successo. E' così che vanno le cose.

Ma c'è un ma. E' infatti già evidente in certi ambiti che globalizzazione non può né deve significare omologazione. Se posso comprare su ebay qualunque minchiata non significa che debba vestirmi alla cinese o alla cilena dimenticando la storia del mio popolo.
E questo in molti settori appunto è sodato: chi esporta le mozzarelle di bufala in tutto il mondo sa che la specificità delle sue radici è una ricchezza nel porsi sul mercato. E questa è davvero una banalità, ok, ma non lo è più se anziché considerare un esportatore di mozzarelle consideriamo un fotografo, uno scrittore, un regista, un pittore.

Fermo restando infatti quanto detto, e cioè che è sacrosanto che le suggestioni arrivino da ogni dove, dovrebbe rimanere in ogni artista un sentimento di affiliazione al proprio paese che non sia figlio di nazionalismo o politiche civiche, ma di un istintivo legame. Il sentimento di esterofilia tutto italiano che pervade il mondo dell'arte è qualche cosa di decisamente deleterio, per quanto giustificabile e motivato.
In questo la specificità dell'artista prende campo.
Un autore di romanzi italiano ad esempio che attinge più da Roth che da Montale o Moravia ha qualche cosa che non va da qualche parte - sto generalizzando, che faccia quel che gli pare ovviamente! -
Eviterò altri esempi, ognuno può arrivare da solo ai propri.

Per concludere: qual'è dunque la principale prerogativa di un artista italiano?
A mio modestissimo avviso, essere un uomo di cultura. Chi nasce negli Stati Uniti fa della sua juventute il punto forte, della poliedricità di radici la base dell'arte.
Chi nasce in Germania non può esimersi dal raffrontare la propria produzione all'esistenzialismo, all'800 poetico, all'opera lirica, e così via. Attenzione, non significa citare Wagner o Holderlin nelle proprie opere, ma partire dal presupposto che questi autori abbiano scritto la storia della lingua in cui si scrive, della propria nazione, identità poetica e personale.
E questo a maggior ragione in Italia, uno stato costruito non sopra guerre e fratellanze, ma sopra la lingua, l'arte, la coesione culturale.
Che cos'hanno un siciliano ed un bolzanino in comune? Federico II di Svevia. Non una guerra che li ha resi fratelli, non una rivoluzione illuminista, non anche una rinascita industriale comune, ma la scuola siciliana, che è la vera radice del loro essere cittadini e uomini.
Non la costituzione in Italia regola il modo di vedere il mondo e le cose quanto facciano le Confessioni di Agostino, o l'influenza del neo platonismo medievale, o il domenicanesimo, o la controriforma ed il concilio di Trento, o la diffusione della Commedia, dei Promessi Sposi, e così via.

Per cui lo ripeto: un fotografo italiano non DEVE far foto a monumenti e chiese, non DEVE citare Verdi e Pasolini nelle sue opere, ma non può comunque prescindere dal fatto che il suo essere sia stato forgiato da queste figure, che la sua lingua sia non solo figlia ma continuazione della lingua di Cesare e Tacito, che la sua etica derivi dalle Confessioni e dagli strali di Dante e Petrarca, che Giordano Bruno abbia delineato il suo spirito combattente, che Savonarola ne abbia interpretato e al contempo scritto la parte più autentica e terribile, e così via.

Non può esistere un artista italiano che non sia uno storico italiano, un linguista, un curioso della storia e dell'arte italiana. Non può esistere artista italiano scevro di tecnica, cultura e consapevolezza. Come a dire che artisti non ci si improvvisa. In Italia come altrove. Ma soprattutto in Italia.





sabato 24 settembre 2011

Prove Aperte - Parte II

Seconda parte delle prove aperte al pubblico dello spettacolo di Tony Cantarese.


























Prove Aperte - Parte I

Prove aperte a Montecuccolo.