Con la brava attrice Beatrice Bassoli.
domenica 29 luglio 2012
venerdì 27 luglio 2012
Fotografare i concerti
Non è un mistero: le fotografie di concerto non mi piacciono. Non le so fare, non mi interessano e, nel vederle, non provo nulla che vada al di là del documentaristico o foto-giornalistico. L'ho già scritto più volte, come ho scritto che in questo c'è da leggere solamente un limite mio, non certo della fotografia di concerti.
Specialmente non mi piace farle per il fatto che amo talmente tanto la musica dal vivo che non mi piace non dovermela godere per fare fotografie, laddove infatti quando io fotografo sono sempre troppo concentrato per godermi qualunque cosa accada...
Comunque sia l'altra sera ero a vedere il live di un grande chitarrista blues, Popa Chubby, da Brooklyn. Di Popa negli anni ho acquistato quasi tutti gli album: lo seguo dai tempi di "Blooklyn basement blues", e mi è sempre piaciuto. La location borettana di quest'anno è a dir poco spettacolare.
Perché ho fatto foto e video? Più che altro per provare sul campo la nuova Canon 5D Mark III.
Le condizioni c'erano tutte per un test: buio, luci che cambiano spesso, necessità di fare scatti multipli, persone che passano davanti alla lente, pioggerellina.
Non mi dilungo troppo perché stanotte invece vengo da alcuni bagordi e ho la testa che gira: eccovi le prime foto e un filmato montato ieri in mezz'ora!
Specialmente non mi piace farle per il fatto che amo talmente tanto la musica dal vivo che non mi piace non dovermela godere per fare fotografie, laddove infatti quando io fotografo sono sempre troppo concentrato per godermi qualunque cosa accada...
Comunque sia l'altra sera ero a vedere il live di un grande chitarrista blues, Popa Chubby, da Brooklyn. Di Popa negli anni ho acquistato quasi tutti gli album: lo seguo dai tempi di "Blooklyn basement blues", e mi è sempre piaciuto. La location borettana di quest'anno è a dir poco spettacolare.
Perché ho fatto foto e video? Più che altro per provare sul campo la nuova Canon 5D Mark III.
Le condizioni c'erano tutte per un test: buio, luci che cambiano spesso, necessità di fare scatti multipli, persone che passano davanti alla lente, pioggerellina.
Non mi dilungo troppo perché stanotte invece vengo da alcuni bagordi e ho la testa che gira: eccovi le prime foto e un filmato montato ieri in mezz'ora!
domenica 22 luglio 2012
Alcune foto di Marina, Francesca & Angelica
Pian piano edito le fotografie di Marina, Francesca & Angelica, prese all'inizio del mese di Luglio.
Ne metto alcune al volo, senza soluzione di continuità. E mi scuso per i colori sparatissimi, ma in questi giorni sto litigando con il mio computer perché non ho ancora capito come ottenere una compressione delle immagini per il web da formati colore "espansi" che non mandi a ramengo i colori originali. Ogni volta che jpeggo diventano luminosissime e sberluccicose, tipo cartone animato. Mah!
Ne metto alcune al volo, senza soluzione di continuità. E mi scuso per i colori sparatissimi, ma in questi giorni sto litigando con il mio computer perché non ho ancora capito come ottenere una compressione delle immagini per il web da formati colore "espansi" che non mandi a ramengo i colori originali. Ogni volta che jpeggo diventano luminosissime e sberluccicose, tipo cartone animato. Mah!
mercoledì 18 luglio 2012
Giusto per far qualcosa
Ho i computer tutti talmente impegnati a fare cose complicate ed automatiche (copie di roba, processamentazioni di altra roba...) che non posso fare nulla di "complesso" finché non hanno finito. E allora mi prendo cinque minuti e vi pubblico due foto.
Se negli ultimi mesi sono più assente sul blog è per l'enorme mole di lavorio che mi cade addosso a ridosso dell'estate, per cui ben felice di trotterellare fotografando ho dovuto dare luogo a passatempi come il blog, la vita sociale e così via. Non riesco nemmeno ad andare come vorrei in piscina!
Comunque sia queste sono alcune foto al volo fatte a Beatrice Bassoli, una straordinaria attrice appena diplomatasi all'accademia drammatica nazionale Silvio D'Amico di Roma. Beatrice è giovanissima ma già molto intensa e matura nello sguardo, per cui abbiamo potuto fare delle fotografie d'impatto nella loro semplicità essenziale. Trucco al minimo, solo luce naturale (no flash, no pannelli, no niente), io e Beatrice con una macchina fotografica muletto relativamente economica, da amatore evoluto, e una sola ottica, 50 mm. Insomma, alla portata di ogni tasca!
martedì 17 luglio 2012
Notturno con canzone
E' mezzanotte e trenta, e sto finendo di editare le prime fotografie di oggi, alle ragazze di miss Italia 2012.
Giornata per certi versi pesante, un po' faticosa; quando mi capita, di solito finisco, a sera, per lasciarmi andare a considerazioni sulle cose. Vi capita mai di pensare a come anche dalle situazioni difficili della vita vengano fuori cose positive? Io sono ossessionato da questo pensiero, alle volte.
Il dolore porta consapevolezza, la paura prudenza, le batoste maturità, e così via. Non ci sono situazioni solamente negative, a ben guardare.
Ma forse sto esagerando, alla fine era soltanto una giornata di lavoro, anche se difficile. (Non per le ragazze, loro sono state fantastiche!!!!!)
Ecco cosa ho fatto quando sono rientrato: per prima cosa ho mangiato qualcosa come un quintale di anguria, dopo il caldo di oggi, poi mi sono messo alla chitarra e ho suonato un'ora di solo blues. Quello bello e disperato che si può suonare solamente da soli. Mi veniva ancora meglio, ricordandomi di Jon Lord, che ci ha lasciato a 71 anni, un paio di giorni fa. Ci ha lasciati qua per conto nostro, per colpa di un tumore del cazzo. Ed è proprio un gran peccato.
Non solo. Dopo quello ho scaricato le fotografie, contento del primo test sul campo della nuova Canon 5D mark III che lavora benissimo (rileggetevi il mio articolo in proposito di qualche mese fa!) e alla fine ho iniziato ad ascoltarmi a rotazione ogni possibile variante acustica suonata dal Boss di "Devils and Dust".
Ecco quel che mi sento di dire stasera, tirate a riva le reti.
1- Quando ti senti a terra, e nessuno al mondo se ne importa di te, hai sempre Springsteen ed un bicchiere di Jack.
2- Le azioni che compiamo descrivono chi siamo, molto più delle parole o dei pensieri. Specialmente oggi. Io non lo so se, al di là di questo, ci sia alcun significato in tutto ciò.
Però credo che Pascal avesse ragione, e che dovremmo vivere come se un giorno qualcuno ci chiedesse di renderne conto. Ma col culo seduto dove è il mio forse è troppo facile.
E intanto è l'una.
E intanto è l'una.
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mercoledì 11 luglio 2012
sabato 7 luglio 2012
L'unica regola del ritratto
Non sono un fotografo anziano, che si possa mettere così, di sana pianta, a disquisire sulle regole della fotografia come un Berengo Gardin qualsiasi. Però da un lato questo blog è mio, e se voglio posso parlare anche di porno di Sare Tommasi (già fatto) o di porno di Giancarli Magalli (stay tuned), e dall'altro lato è anche vero che di ritratti ne faccio veramente una vagonata, da anni ormai a questa parte, ma VERAMENTE una vagonata, che siano per lavoro, per piacere, per sfida, per imparare, o quello che è.
E stasera che sono davanti a rulli scattati oggi e schede di memoria piene che mi scorrono sotto gli occhi in camera chiara mentre aspetto la mia rossa mi è venuta in mente qual'è l'unica regola del ritratto fotografico.
Non stiamo parlando di generiche frasi fatte da sub-acculturato fotografo frocetto, tipo "credi in te stesso e verrà bene" oppure "leggi tanti libri che si impara così" e stronzate del genere, ma di una vera e propria regola pratica.
Questa regola è (tamburi): tenete a fuoco per quanto possibile gli occhi.
Subito, prima di rifletterci su, poniamoci due domande:
1- Questa regola vale sempre?
2- Le altre non valgono mai?
Risposte. In ordine sparso.
2- le regole generali del ritratto valgono tutte, ma se le si rompe non per forza si inficia la foto nella sua essenza; il più delle volte, all'interno della narrazione di un book, o di un servizio fotografico generico, queste immagini tecnicamente sbagliate possono trovare una loro freschezza, brillantezza, e un gusto, sebbene siano da classificarsi come inaccurate secondo i canoni tradizionali. Rientrano a mio avviso in questa categoria le foto tagliate strane, sovra o sottoesposte, mosse, fuori fuoco, e così via.
1- No, la regolina degli occhi a fuoco non vale SEMPRE, ma il più delle volte sì. E' insomma una questione di armonia e gusto. Mi spiego: io posso fare un intero servizio fotografico con foto mosse, e guardandolo, sfogliandolo, avrete l'impressione che siano strane, che siano diverse, belle o brutte, ma non avrete l'impressione che siano "sbagliate". Di certo questo rientra nell'estetica e nel gusto della nostra generazione, ed è diventato ormai comune sentire. Quanti lavori di Roversi, Meisel e così via sono sottosopra, scoloriti, mossi, sbilenchi ecc, eppure li guarderesti per giorni. Al contrario, in un servizio posso mettere una foto o due con il volto fuori fuoco, ma se lo faccio troppe volte qualcosa scatta che ci fa pensare: qui c'è qualcosa che non va. E questo accade perché nella nostra mente abbiamo impressi gli occhi, da milioni e milioni di anni gli occhi. E' tramite essi che percepiamo gli altri, siano nostri simili o animali, e tramite essi leggiamo pensieri, speranze, storie ecc. In fotografia di ritratto gli occhi sono il punto cardinale, o il chiodo del compasso: puntato quello si traccia il cerchio. E' la prima cosa che istintivamente andiamo a cercare, la prima a colpirci. Tramite essi intuiamo i sentimenti della persona ritratta, e che siano essi veri o fasulli, dissimulati o sinceri, è tramite questo che cominciamo la lettura dell'immagine, ovvero quel passaggio che segue l'osservazione. Fateci caso: in moltissimi cataloghi di abiti il volto delle modelle viene tagliato, a volte sotto il collo, spesso all'altezza degli occhi. E' una scelta estetica, per spersonalizzare le modelle e concentrare sul vestito l'attenzione, ma questo è proprio perché la personalità, o meglio la persona ha casa negli occhi.
Vi faccio l'esempio di me questa sera: ho scattato tutto il pomeriggio con Francesca, ed ora sto facendo un po' lo sgrossamento delle foto, una cosa di routine che alcuni considerano noiosa ma che io trovo eccitantissima, perché ti fa riscoprire per la prima volta dopo lo scatto le tue immagini, il cervello è fresco e privo di sovrastrutture, e di ogni foto scopre o ri-scopre quello che già aveva conosciuto ma, scattando man mano nuove foto, aveva dimenticato. Come diceva anche Shakespeare: "la mano che non ha mai lavorato ha il tocco più leggero". Insomma, sfogliando le foto mi rendo conto che istintivamente mi soffermo per la bocciatura su quelle non tanto mosse o casuali, tagliate di netto o scure, ma su quelle con gli occhi fuori fuoco.
Non so, forse è solo un'argomentazione notturna, che domattina negherò d'aver mai sostenuto.
Ma la mia rossa è nel frattempo è arrivata ed io vado a rilassarmi.
E stasera che sono davanti a rulli scattati oggi e schede di memoria piene che mi scorrono sotto gli occhi in camera chiara mentre aspetto la mia rossa mi è venuta in mente qual'è l'unica regola del ritratto fotografico.
Non stiamo parlando di generiche frasi fatte da sub-acculturato fotografo frocetto, tipo "credi in te stesso e verrà bene" oppure "leggi tanti libri che si impara così" e stronzate del genere, ma di una vera e propria regola pratica.
Questa regola è (tamburi): tenete a fuoco per quanto possibile gli occhi.
Subito, prima di rifletterci su, poniamoci due domande:
1- Questa regola vale sempre?
2- Le altre non valgono mai?
Risposte. In ordine sparso.
2- le regole generali del ritratto valgono tutte, ma se le si rompe non per forza si inficia la foto nella sua essenza; il più delle volte, all'interno della narrazione di un book, o di un servizio fotografico generico, queste immagini tecnicamente sbagliate possono trovare una loro freschezza, brillantezza, e un gusto, sebbene siano da classificarsi come inaccurate secondo i canoni tradizionali. Rientrano a mio avviso in questa categoria le foto tagliate strane, sovra o sottoesposte, mosse, fuori fuoco, e così via.
1- No, la regolina degli occhi a fuoco non vale SEMPRE, ma il più delle volte sì. E' insomma una questione di armonia e gusto. Mi spiego: io posso fare un intero servizio fotografico con foto mosse, e guardandolo, sfogliandolo, avrete l'impressione che siano strane, che siano diverse, belle o brutte, ma non avrete l'impressione che siano "sbagliate". Di certo questo rientra nell'estetica e nel gusto della nostra generazione, ed è diventato ormai comune sentire. Quanti lavori di Roversi, Meisel e così via sono sottosopra, scoloriti, mossi, sbilenchi ecc, eppure li guarderesti per giorni. Al contrario, in un servizio posso mettere una foto o due con il volto fuori fuoco, ma se lo faccio troppe volte qualcosa scatta che ci fa pensare: qui c'è qualcosa che non va. E questo accade perché nella nostra mente abbiamo impressi gli occhi, da milioni e milioni di anni gli occhi. E' tramite essi che percepiamo gli altri, siano nostri simili o animali, e tramite essi leggiamo pensieri, speranze, storie ecc. In fotografia di ritratto gli occhi sono il punto cardinale, o il chiodo del compasso: puntato quello si traccia il cerchio. E' la prima cosa che istintivamente andiamo a cercare, la prima a colpirci. Tramite essi intuiamo i sentimenti della persona ritratta, e che siano essi veri o fasulli, dissimulati o sinceri, è tramite questo che cominciamo la lettura dell'immagine, ovvero quel passaggio che segue l'osservazione. Fateci caso: in moltissimi cataloghi di abiti il volto delle modelle viene tagliato, a volte sotto il collo, spesso all'altezza degli occhi. E' una scelta estetica, per spersonalizzare le modelle e concentrare sul vestito l'attenzione, ma questo è proprio perché la personalità, o meglio la persona ha casa negli occhi.
Vi faccio l'esempio di me questa sera: ho scattato tutto il pomeriggio con Francesca, ed ora sto facendo un po' lo sgrossamento delle foto, una cosa di routine che alcuni considerano noiosa ma che io trovo eccitantissima, perché ti fa riscoprire per la prima volta dopo lo scatto le tue immagini, il cervello è fresco e privo di sovrastrutture, e di ogni foto scopre o ri-scopre quello che già aveva conosciuto ma, scattando man mano nuove foto, aveva dimenticato. Come diceva anche Shakespeare: "la mano che non ha mai lavorato ha il tocco più leggero". Insomma, sfogliando le foto mi rendo conto che istintivamente mi soffermo per la bocciatura su quelle non tanto mosse o casuali, tagliate di netto o scure, ma su quelle con gli occhi fuori fuoco.
Non so, forse è solo un'argomentazione notturna, che domattina negherò d'aver mai sostenuto.
Ma la mia rossa è nel frattempo è arrivata ed io vado a rilassarmi.
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