Per il 150enario dell'unità nazionale lo spettacolo è stato messo in scena nella sala del Tricolore del comune di Reggio Emilia anziché a teatro, come di consueto.
venerdì 18 marzo 2011
Incantate
Con il progetto Incantate, a cantanti-musiciste è stato chiesto di raccontare l’unicità dei loro percorsi e unirsi in un coro, realizzando una suite di voci e componimenti. Lo spettacolo è scritto e interpretato da Loredana Bigi, Anna Bigliardi, Cristina Calzolari, Silvia Felisetti, Costanza Gallo, M. Chiara Gallo, Sabrina Paglia, Monica Piccinini, Lara Puglia, Anna Schiatti, Francesca Sartorato, Renata Tosi; coordinato scenico di Antonella Panini, consulenza artistica e di genere di Laura Pazzaglia.
Per il 150enario dell'unità nazionale lo spettacolo è stato messo in scena nella sala del Tricolore del comune di Reggio Emilia anziché a teatro, come di consueto.
Per il 150enario dell'unità nazionale lo spettacolo è stato messo in scena nella sala del Tricolore del comune di Reggio Emilia anziché a teatro, come di consueto.
giovedì 17 marzo 2011
Una mattinata al MAS di milano
La scorsa settimana tramite Ied si è potuta fotografare una giovane classe di ballerini dalla mattina durante i loro riscaldamenti al pomeriggio, quando hanno provato un balletto che verrà proposto più avanti.
Ringrazio tutti i ragazzi per la pazienza e la passione: lavorare con 20 fotografi che ti bombardano di scatti non è facile.
I ragazzi in questione fanno parte del M.A.S, music art & Show, la maggiore istituzione scolastica europea per la danza.
Quando ti trovi con 20 colleghi a fare foto ad eventi che non hai potuto pianificare da prima (per quel che riguarda scenografie, coreografie ecc) quello che puoi fare, almeno secondo la mia opinione, è non limitarti a fare belle foto, ma inventarti qualcosa. Ed io mi sono inventato questo.
1- Da un lato era affascinante giocare sul rapporto similare tra i due gruppi: una classe di danza guidata da una insegnante, e una classe di fotografia guidata da una insegnante. Per cui ho realizzato scatti che comprendessero entrambe le cose, mostrando il nesso tra le due cose.
2- Anziché girovagare tra i vari ballerini, pur molto bravi, mi sono focalizzato su una ragazza in particolare. Di balletto io non ne capisco niente, sia chiaro, ma dalle risposte della maestra, dal viso contratto ecc, anche un beone come me si è reso conto che questa era la più impedita della classe, ma al contempo la più buffa e poetica da fotografare. A dipingere i vincenti si farà sempre in tempo, no?
Ecco un esempio di quel che ho portato a casa:
Ringrazio tutti i ragazzi per la pazienza e la passione: lavorare con 20 fotografi che ti bombardano di scatti non è facile.
I ragazzi in questione fanno parte del M.A.S, music art & Show, la maggiore istituzione scolastica europea per la danza.
Quando ti trovi con 20 colleghi a fare foto ad eventi che non hai potuto pianificare da prima (per quel che riguarda scenografie, coreografie ecc) quello che puoi fare, almeno secondo la mia opinione, è non limitarti a fare belle foto, ma inventarti qualcosa. Ed io mi sono inventato questo.
1- Da un lato era affascinante giocare sul rapporto similare tra i due gruppi: una classe di danza guidata da una insegnante, e una classe di fotografia guidata da una insegnante. Per cui ho realizzato scatti che comprendessero entrambe le cose, mostrando il nesso tra le due cose.
2- Anziché girovagare tra i vari ballerini, pur molto bravi, mi sono focalizzato su una ragazza in particolare. Di balletto io non ne capisco niente, sia chiaro, ma dalle risposte della maestra, dal viso contratto ecc, anche un beone come me si è reso conto che questa era la più impedita della classe, ma al contempo la più buffa e poetica da fotografare. A dipingere i vincenti si farà sempre in tempo, no?
Ecco un esempio di quel che ho portato a casa:
martedì 15 marzo 2011
Come si scattano le fotografie di ritratto: parte 1°
Cosa fa l'uomo.
L'uomo che vuol fare fotografia di ritratto in studio è in genere un disadattato sovrappeso (eccomi) con oscene mire carnali su giovani ragazze e vaghe rimembranze dei poeti studiati all'istituto per geometri. L'idea di partenza è quella di fare foto a donnine nude fingendo di costruirci attorno un complesso sistema di simboli e allegorie sull'animo umano. Ovviamente il tutto è mirato a fotografare una miccetta di pelo (solitamente mal depilato) con la speranza di dare a bere a qualcuno che quel che ha fatto è arte, e in quel modo pigliare i classici due piccioni con una fava (piccioni siamesi mutanti). E si parte! Come prima cosa non pensa a fare una bella foto, ma a fare una foto "diversa" da quelle che vede in giro. Non è ricerca, vuol solo sembrare molto figo. Se per esempio ha una sua amica su un trespolo e una luce ambiente che la illumina si sdraia vicino ai piedi di lei e la prende dal basso (la fiera del doppio mento), oppure fa scatti da prospettive improbabili, sudando parecchio e muovendosi molto nello spazio che ha a disposizione come una scimmia ammaestrata nella gabbia dello zoo. Piena di cacchette.
Giusto per precisare: la sua amica dovrebbe essere così:
Da padrone la fanno gli sguardi, le mossette e le pose azzardate.
Un'altra cosa a cui pensa subito è che una sola luce di tre quarti, di solito un faretto da 500w a luce continua, è un'ottima soluzione, molto artistica, molto francese, e la punta sull'amica che in qualche modo ha convinto a spogliarsi scattandole foto di "vedononvedo", nelle quali tutto è nero tranne alcuni punti, come le linee di contorno della coscia e il pube mal depilato di cui sopra. Manco a parlarne si scatta in bianconero.
Solitamente ottiene una ciofeca di questo tipo:
A questo punto il nostro fotografo è molto, molto contento: è riuscito a far spogliare una ragazza, l'ha fotografata in bianco e nero e trova che il risultato sia di un livello simile a quel che ha visto nelle due mostre di fotografia d'autore cui gli è capitato di partecipare.
La prima parte è compiuta, la foto ce l'abbiamo. Ora si passa al secondo punto: l'elaborazione digitale, o post produzione. Sì, perché il nostro amico si è informato, e sa che la sua macchina reflex della Canon scatta fotografie non su pellicola ma su file jpeg (più un altro formato che però il pc non riconosce). Sa inoltre che un'azienda della California, Adobe, produce un programma che si può craccare, Photoshop. Questo programma renderà la sua foto ancora più artistica. Via, si parte! Il programma mette a disposizione del novello Richard Avedon tutta una gamma di possibilità da sfruttare. Alla fine del processo la foto risulta così:
L'uomo che vuol fare fotografia di ritratto in studio è in genere un disadattato sovrappeso (eccomi) con oscene mire carnali su giovani ragazze e vaghe rimembranze dei poeti studiati all'istituto per geometri. L'idea di partenza è quella di fare foto a donnine nude fingendo di costruirci attorno un complesso sistema di simboli e allegorie sull'animo umano. Ovviamente il tutto è mirato a fotografare una miccetta di pelo (solitamente mal depilato) con la speranza di dare a bere a qualcuno che quel che ha fatto è arte, e in quel modo pigliare i classici due piccioni con una fava (piccioni siamesi mutanti). E si parte! Come prima cosa non pensa a fare una bella foto, ma a fare una foto "diversa" da quelle che vede in giro. Non è ricerca, vuol solo sembrare molto figo. Se per esempio ha una sua amica su un trespolo e una luce ambiente che la illumina si sdraia vicino ai piedi di lei e la prende dal basso (la fiera del doppio mento), oppure fa scatti da prospettive improbabili, sudando parecchio e muovendosi molto nello spazio che ha a disposizione come una scimmia ammaestrata nella gabbia dello zoo. Piena di cacchette.
Giusto per precisare: la sua amica dovrebbe essere così:
mentre invece è più simile a questa:
Un'altra cosa a cui pensa subito è che una sola luce di tre quarti, di solito un faretto da 500w a luce continua, è un'ottima soluzione, molto artistica, molto francese, e la punta sull'amica che in qualche modo ha convinto a spogliarsi scattandole foto di "vedononvedo", nelle quali tutto è nero tranne alcuni punti, come le linee di contorno della coscia e il pube mal depilato di cui sopra. Manco a parlarne si scatta in bianconero.
Solitamente ottiene una ciofeca di questo tipo:
La prima parte è compiuta, la foto ce l'abbiamo. Ora si passa al secondo punto: l'elaborazione digitale, o post produzione. Sì, perché il nostro amico si è informato, e sa che la sua macchina reflex della Canon scatta fotografie non su pellicola ma su file jpeg (più un altro formato che però il pc non riconosce). Sa inoltre che un'azienda della California, Adobe, produce un programma che si può craccare, Photoshop. Questo programma renderà la sua foto ancora più artistica. Via, si parte! Il programma mette a disposizione del novello Richard Avedon tutta una gamma di possibilità da sfruttare. Alla fine del processo la foto risulta così:
Le potenzialità del software sono innegabili. Il nostro è sempre più gasato. Chiude gli occhi e si vede esposto alla Tate di Londra, con una sciarpina scozia al collo, che illustra ingrandimenti a parete a donne con i capelli tagliati a zero e ometti in abiti da sera e Coverse ai piedi.
Ottimo lavoro, Baudelaire dei fotografi: al prossimo giro potrai passare addirittura a due ragazze insieme che imbracciano una vecchia biottica! Sempre più artistico, sempre più intellettuale, nell'olimpo della fotografia d'autore.
domenica 13 marzo 2011
Dopo la Prova
Il teatro La Scala ieri era tutto un fermento di agitazione.
La filarmonica, diretta da Omer Meir Wellber, provava alcuni brani da Franz Linszt per il bicentenario, assieme ad una sinfonia di Beethoven e alle "Variazioni per Orchestra" che la stessa Filarmonica ha commissionato al compositore contemporaneo Carlo Boccadoro (presente in teatro) e che verranno suonate in prima assoluta domani, 14 Marzo. Pianoforte solista, Daniel Barenboim.
A parte alcune scaramucce con un pubblico delle generali non intenzionato ad uscire in anticipo per lasciar spazio alle prove a porte chiuse (chiamate le forze dell'ordine, io non mi alzo!) la giornata è stata decisamente da ricordare. L'orchestra era gigiona ma allegra, un po' cazzeggiante, ma le prove sono fluite senza tensioni e con una bella resa per la classe IED - di cui faccio parte - che ha potuto gustarsi la musica e scattare qualche (pochissima) foto delle prove.
Non vi nascondo che entrare alla Scala è come entrare al Pentagono: nomi registrati, possibilità di movimento vicina allo zero, maschere spia ad ogni angolo e obbligo categorico di diventare invisibili, silenziosissimi e discretissimi.
Le immagini che qui vedete sono le uniche che ho potuto realizzare prima della prova, in un momento di relax della band... scusate, dell'orchestra! Quelle degli orchestrali in azione per ora sono da qualche parte negli hard disk di Silvia Lelli a Milano: prima o poi riusciremo a vederle!!
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