giovedì 16 giugno 2011
martedì 14 giugno 2011
domani!
E' un altro giorno. E io col coraggio del caribù lo affronto con un piede mezzo rotto (una storta, e fa un male cane). Che succede domani? Finisco - forse - la collezione primavera estate (lo so che è tardi!) di Pavolux, che in queste ultime due settimane mi ha condotto prima dalle parti di Parma e poi nella più profonda Toscana collinare, tra Chianti a fiumi e incredibili, indescrivibili finocchione affettate di fresco. Sì vabbè, e poi ulivi, colline, vigneti e tutte queste sciocchezze. Ma quella finocchiona ragazzi... Quella panzanella.... Quelle melanzane...
Non mi ci fate pensare!
Dicevamo: dopo i due servizi per il catalogo con Costanza e Silvia domani si comincia l'ultima tirata, gli still life. Mi sa che mi prenderà un paio di giorni fare tutte queste foto, e poi di nuovo ci si ributta sulla post produzione. Sapete,: scontornamenti, aggiustatine, impaginazioni e tutta questa roba da grafico che però devo fare io, che grafico non sono.
Ed ora che persino il tempo sembra essere dalla mia, col sole che fa capolino a salutarmi, per domani l'unica incognita è questo piede che duole. Ma del resto, il dolore serve a temprare il fedele!
Se qualcuno domani passa da Puianelloville, quartiere Forche, passi pure da studio a portarmi un cappuccio!
Non mi ci fate pensare!
Dicevamo: dopo i due servizi per il catalogo con Costanza e Silvia domani si comincia l'ultima tirata, gli still life. Mi sa che mi prenderà un paio di giorni fare tutte queste foto, e poi di nuovo ci si ributta sulla post produzione. Sapete,: scontornamenti, aggiustatine, impaginazioni e tutta questa roba da grafico che però devo fare io, che grafico non sono.
Ed ora che persino il tempo sembra essere dalla mia, col sole che fa capolino a salutarmi, per domani l'unica incognita è questo piede che duole. Ma del resto, il dolore serve a temprare il fedele!
Se qualcuno domani passa da Puianelloville, quartiere Forche, passi pure da studio a portarmi un cappuccio!
domenica 12 giugno 2011
Shopping estivo
Come fotografo rientro senza dubbio nella categoria dei "voielli". Di coloro i quali cioè di tanto in tanto si mettono in testa di voler a tutti i costi acquistare qualche cosa di assolutamente non necessario, si documentano ovunque e poi comprano.
Capita sempre con cose che hanno a che fare con la fotografia e correlati. Questa volta ho realizzato una piccola voglia che avevo veramente da anni. Ho acquistato una piccola videocamera Sanyo, che fa filmati in full hd, foto da non so quanti simil mega pixel eccetera. Insomma, una di quelle robe giapponesi colorate ed ergonomiche.
La particolarità è che si tratta di una camera sportiva, adatta all'uso in contesti difficoltosi: pioggia, polvere, sabbia, ma soprattutto acqua. Ha infatti una tenuta di alcuni metri sott'acqua, cosa su cui punto molto per produrre backstage, filmati e magari anche foto underwater.
Un modo per avere qualche cosa di diverso e frizzante, e al contempo magari rispolverare i miei brevetti da sub un po' accantonati col tempo!
Capita sempre con cose che hanno a che fare con la fotografia e correlati. Questa volta ho realizzato una piccola voglia che avevo veramente da anni. Ho acquistato una piccola videocamera Sanyo, che fa filmati in full hd, foto da non so quanti simil mega pixel eccetera. Insomma, una di quelle robe giapponesi colorate ed ergonomiche.
La particolarità è che si tratta di una camera sportiva, adatta all'uso in contesti difficoltosi: pioggia, polvere, sabbia, ma soprattutto acqua. Ha infatti una tenuta di alcuni metri sott'acqua, cosa su cui punto molto per produrre backstage, filmati e magari anche foto underwater.
Un modo per avere qualche cosa di diverso e frizzante, e al contempo magari rispolverare i miei brevetti da sub un po' accantonati col tempo!
venerdì 10 giugno 2011
di nuovo sui Referendum del 12 e 13 Giugno
Torno a distanza di qualche settimana sul tema del Referendum abrogativo del 12 e 13 giugno. Ne accennai tempo fa appunto, prendendomela con una mail giratami da conoscenti che buttava il tutto in una cagnara veramente senza giustificazioni.
Sono passati giorni e settimane, ma vedo che la disinformazione circa questa storia è la stessa. Intendiamoci, io non sono un tecnico di questioni costituzionali, legislative o quant'altro; sono solo un cittadino votante come tutti voi lettori +18 non pregiudicati per reati gravi (quindi una minoranza!!! ;-P ).
Cos'è che mi fa arrabbiare di questa storia? Più fattori. Vediamoli.
Da tempo in giro e specialmente su Facebook ci viene fatto credere da molti (attraverso i vari link condivisibili preconfezionati) che votare al referendum sia obbligatorio. Di solito si cita in proposito l'articolo 48 della Costituzione. Bene, questa cosa non è vera; ci si dovrebbe piuttosto riferire all'articolo 75, oppure alla legge 25 maggio 1970 n° 352. Il voto referendario non è obbligatorio; è un diritto garantito costituzionalmente ovviamente, ma non è un dovere. Leggetevi a tal proposito la lettera aperta di Magdi C. Allam al Presidente della Repubblica. Io appunto non sono un giurista, ma credo che derivi dal fatto che, trattandosi di referendum abrogativi, si tratta di esprimere un giudizio su di una legge che in qualche modo si è già implicitamente giudicata attraverso il voto elettorale. Io voto un governo democraticamente, questo fa la legge, il Parlamento la approva, la legge entra in vigore. In qualche modo si da per scontato o sottaciuto che il governo vari leggi che derivano dal proprio programma elettorale, e che quindi l'elettore già col voto avvalli la loro erogazione. Ha senso: mettiamo io sia elettore del Pd: Bersani diventa presidente del Consiglio e fa una legge per regolamentare il conflitto di interessi. Poi io posso anche indire un referendum per cancellarla, ma non posso obbligare la gente a votare, perché in qualche modo già votando il PD il popolo ha appoggiato e legittimato l'attuazione di riforme in quel senso. Il referendum è così insomma una sorta di doppio campanello di allarme, un passo in più: non mi chiede "vuoi che ci sia la legge?", ma: "sicuro sicuro sicuro che la vuoi?"
Lo ripeto: votare ai referendum è un diritto, ma NON un dovere. Anzi, non votare può essere, se fatta consapevolmente (e non per andare a Cesenatico a mangiare le vongole!!!), una nettissima manifestazione di intenzione di voto, o meglio di non-voto. Servirebbe a dire: questo referendum non interessa agli italiani, perché alla maggioranza di loro queste leggi vanno bene così come sono, senza bisogno di ribadirlo. La qual cosa non sarebbe poi così assurda, dato che tutti e 4 i quesiti referendari sono stati sottoposti al presidente della Repubblica che al tempo li ha accettati senza battere ciglio. Esatto, nessuno dei 4 è stato anche soltanto rimandato alle Camere (cosa di cui il Presidente ha assoluta facoltà)! A voi questa cosa non dà da pensare? A me un pochino sì. Se qualche tempo fa a tutti andavano bene queste leggi, anche ai dirigenti del PD, com'è che ora (quando Berlusconi è indebolito a livello politico) fanno così schifo? A voi non dà fastidio essere usati come marionette per giochi di potere?
E questo è importante anche per sottolineare ed evidenziare come molti accusino Berlusconi e cumpa di menzogne, falsità e sotterfugi, per poi fare lo stesso. La sinistra ha infatti buon gioco nel chiedere di andare a votare (facendo magari passare la falsa idea che ciò sia obbligatorio), perché sa bene che l'una o l'altra linea del referendum non passano in base alla maggioranza dei voti, ma in base alla maggioranza dei voti con 45% più uno dei votanti andati alle urne (mi pare la percentuale sia questa, ma non ci metterei la mano sul fuoco; si accettano correzioni nel caso). Ovvero se non si raggiunge il famoso quorum il referendum è invalidato. Ed appunto il Pd e la sinistra in genere puntano molto sul fatto che - trovandosi Berlusconi in un momento di vacche magre nel consenso popolare - i male informati elettori per inerzia voteranno più per i SI che per i NO, rendendo di fatto il referendum un plebiscito antigovernativo. Ed io mi chiedo: queste tematiche (nucleare in testa) non sono un po' troppo importanti nella nostra società per essere ridotte al solito, stantio "Berlusconi vai a casa?" Possibile che in Italia esista un Sire e tutti gli altri siano vermiciattoli che gli strisciano attorno senza propria ed autonoma legittimazione?
Ma vediamo un secondo i quattro temi.
1- Scheda ROSSA. Decreto Ronchi. Quello che è stato con malizia definito "privatizzazione dell'acqua". "Andate a votare sì, l'acqua deve restare pubblica!"
Ovviamente sono vaccate. L'acqua E' pubblica e nulla farà sì che possa non esserlo. Non si tratta nemmeno di leggi, è un qualche cosa che l'uomo ha nel DNA dalla notte dei tempi. L'acqua è di tutti, noi siamo fatti di acqua, significa vita.
Quello che il decreto Ronchi fa è soltanto regolamentare CHI debba gestire l'erogazione e la fornitura dell'acqua pubblica. Voi lo sapete vero che in Italia (solita eccezione mondiale) solo lo Stato, tramite i comuni, gestisce l'acqua, e che anche per questo la nostra acqua è la più costosa d'Europa?
Si parla di ATO, ovvero Ambiti Territoriali Ottimali.
Il decreto banalizzando dice: per fare gestire la fornitura idrica, ma SOLO a patto di rispettare tutte le regole (garanzie di qualità, di controlli e via dicendo), invece di delegare agli ATO che così fanno il prezzo che vogliono, indiciamo dei bandi pubblici, delle gare aperte a tutti (ANCHE agli ATO quindi!!!) e vediamo chi alla fine garantisce gli obbligatori standard ai prezzi più competitivi! Questo non può che fare abbassare i prezzi delle forniture, non alzare, perché da un monopolio statale si passerà ad un mercato (non anarchico, ma comunque estremamente regolamentato e gestito dalle Regioni) in cui il miglior offerente vince senza perdita di qualità.
In soldoni: io Regione ESIGO che l'acqua abbia x valori di calcio, x di sodio, x di non so cosa, e che sia potabile. Chi mi può garantire questa cosa al minor costo possibile?
Inoltre si permette con lo stesso principio alle aziende private di entrare in enti pubblici di gestione dell'acqua (come gli ATO) per il 40% massimo delle azioni (termine, 31 dic 2011).
Perdonate la semplificazione del tutto; il concetto base è che se vincono i NO l'acqua non diventa privata, soltanto viene reso competitivo il sistema di forniture della stessa attraverso gare d'appalto, il tutto molto regolamentato dalle Regioni.
2 - Scheda Gialla.
Sempre riguardo l'acqua, ma dal punto di vista dei guadagni spettanti dalla vendita alle società che la erogano.
C'è un decreto legge del 2006 che stabilisce che "la tariffa per l’erogazione dell’acqua sia calcolata prevedendo che il capitale investito dal gestore sia remunerato fino a un massimo del 7 per cento." (cit. yahoo).
Ovvero il gestore può caricare il costo dell'acqua fino ad un massimo guadagno per lui del 7%. Se vince il NO sarà così. Se vince il SI le società di gestione non potranno realizzare quei profitti. La qual cosa assume rilievo se si pensa che l'acqua è pagata con tariffe, non con tasse. Ragion per cui senza guadagno tariffario gli unici che potrebbero permettersi di gestire l'acqua sarebbero gli enti pubblici, come gli ATO, che inoltre dovrebbero svincolarsi dalle partnership con aziende private ed operare da soli. Ogni investimento nell'acqua verrebbe azzerato, e i soldi da mettere sarebbero tutti pubblici (nostri!) e a fondo perduto.
3 - Scheda verde.
Il legittimo impedimento. Legge 51 del 7 aprile 2010. Il presidente del consiglio dei Ministri ed i Ministri stessi possono non presentarsi in aula durante le udienze penali a loro carico.
Come sapete questa storia è lunghissima e complicatissima. Per come siamo ora, dopo vari rimaneggiamenti della Corte Costituzionale, l'impedimento resterebbe "utilizzabile" ma non sarebbe più il presidente del Consiglio o il Ministro imputato a poter decidere se applicarlo o no nei vari casi (quando mai uno per sé stesso deciderebbe di non farlo???) ma un giudice terzo ed imparziale.
Comunque sia la diatriba è talmente lunga che non vale davvero la pena di affrontarla per esteso. Mi limito ad alcune considerazioni opinabili.
Da un lato si dice: ogni uomo è uguale davanti alla legge. E questa è una buona argomentazione.
Ma vediamo su cosa è basata non solo la nostra Costituzione, ma la nostra Repubblica. E' basata sull'eguaglianza davanti alla legge? E' cioè questa la cosa più importante della nostra Democrazia? Qualcuno potrebbe dire: no, o meglio non solo. La nostra Repubblica, come quella Francese post rivoluzionaria, si basa sulla SEPARAZIONE DELLE CARICHE. E allora non è un fondamentale punto della Democrazia che i vertici del potere politico/esecutivo debbano essere e restare immuni ed inattaccabili dal potere giudiziario?
Ovvio, sto banalizzando: non è che se uno spara in mezzo alla strada a una suora non dev'essere processato, ma è altrettanto vero che in Italia a differenza di altre realtà il potere giudiziario e gli organi ad esso connessi negli ultimi 20anni hanno acquisito e soprattutto "esercitato" in più casi fortissime ingerenze nella vita politica. Se Berlusconi non viene processato subito per crimini suoi presunti verrà poi processato a fine mandato. E' un problema, sì, ma un problema a mio avviso ben più grande è che il fulcro attorno al quale si fondano le democrazie liberali in occidente, la tripartizione dei poteri, sia così confuso, incerto e basculante nel nostro paese.
Si aggiunga poi che il NO eventuale potrebbe essere il primo passo per quella riforma dell'ordinamento giudiziario che tutti, da destra a sinistra, continuano a chiedere e promettere senza mai muovere un dito, e che allo stato attuale resta uno dei freni più strazianti di crescita del paese (chi ha avuto un processo a carico che gli ha bloccato attività e vita per anni ed anni può capire, come anche chi per aprire una rosticceria deve richiedere fino a 70 permessi - dati certificati o chi vorrebbe aprire attività, investire nella crescita ma è bloccato da burocrazie infinite).
Senza tener conto del fatto che come giustamente i giudici non sono giudicabili se non dal CSM (loro stessi in pratica) in maniera analoga è giusto che l'esecutivo goda della propria autonomia.
4 - Scheda grigia.
Il ritorno del nucleare.
Al contrario di quanto si fa credere agli elettori, il referendum abrogativo richiesto nel dopo - Chernobyl non ha realmente "proibito" la produzione di energia nucleare in Italia, quanto "sospeso" la stessa. Perché? Come recita il comma 1 della legge 2011 in conferma o abrogazione col referendum "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea" .
Insomma: ora il nucleare ci spaventa, ma magari tra alcuni anni si arriverà ad un livello di sicurezza tale per cui costruire centrali nucleari potrà essere considerato a tutti gli effetti sicuro. Ed in effetti se anche vincesse il SI non si vieterebbe la costruzione di centrali, ma solo la sospensiva dei due commi 1 ed 8 della legge 75. Insomma, si direbbe che questo piano energetico non va bene, ma ciò non impedirebbe in alcun modo al Governo di portare in Parlamento tra un mese un piano energetico diverso che preveda però sempre il nucleare.
Che vinca il SI o il NO poco cambia circa la politica energetica nazionale. Mi pare davvero che il quesito 4 sia tra tutti il più politico e teso a delegittimare le politiche del governo Berlusconi.
Ora concludo: voglio ribadire che io NON sono un tecnico, un giurista, un ingegnere nucleare, un esperto di gestione delle acque e così via. Tutto quel che ho scritto è una mia lettura e sicuramente in molti punti può essere controbattuta da argomentazioni varie, sensate, razionali e magari correttissime.
Anzi, in effetti se in alcuni passaggi ho dato eccessivamente l'idea di propendere per un voto è solo perché ho scritto questo post prevalentemente in opposizione a tutti coloro i quali continuano e spingere con ogni mezzo nella direzione opposta!
Questo post non serve ad indirizzare il voto, a dire come fanno tutti "votate sì, votate no, astenetevi": serve però a sottolineare come attorno al referendum del 12 e 13 giugno ci sia molta disinformazione, e come questa disinformazione sia quasi sempre interessata e negletta, quando non addirittura colposa e volta all'imbonimento di masse. Se vi dicono "l'acqua diventerà privata" vi dicono consapevolmente una balla. Se vi dicono "cancelleremo il nucleare" vi dicono una balla. Se vi dicono "Serve solo a Berlusconi il legittimo impedimento" vi dicono una balla.
Votate o non votate come meglio credete, ma fatelo con un minimo di consapevolezza.
Sono passati giorni e settimane, ma vedo che la disinformazione circa questa storia è la stessa. Intendiamoci, io non sono un tecnico di questioni costituzionali, legislative o quant'altro; sono solo un cittadino votante come tutti voi lettori +18 non pregiudicati per reati gravi (quindi una minoranza!!! ;-P ).
Cos'è che mi fa arrabbiare di questa storia? Più fattori. Vediamoli.
Da tempo in giro e specialmente su Facebook ci viene fatto credere da molti (attraverso i vari link condivisibili preconfezionati) che votare al referendum sia obbligatorio. Di solito si cita in proposito l'articolo 48 della Costituzione. Bene, questa cosa non è vera; ci si dovrebbe piuttosto riferire all'articolo 75, oppure alla legge 25 maggio 1970 n° 352. Il voto referendario non è obbligatorio; è un diritto garantito costituzionalmente ovviamente, ma non è un dovere. Leggetevi a tal proposito la lettera aperta di Magdi C. Allam al Presidente della Repubblica. Io appunto non sono un giurista, ma credo che derivi dal fatto che, trattandosi di referendum abrogativi, si tratta di esprimere un giudizio su di una legge che in qualche modo si è già implicitamente giudicata attraverso il voto elettorale. Io voto un governo democraticamente, questo fa la legge, il Parlamento la approva, la legge entra in vigore. In qualche modo si da per scontato o sottaciuto che il governo vari leggi che derivano dal proprio programma elettorale, e che quindi l'elettore già col voto avvalli la loro erogazione. Ha senso: mettiamo io sia elettore del Pd: Bersani diventa presidente del Consiglio e fa una legge per regolamentare il conflitto di interessi. Poi io posso anche indire un referendum per cancellarla, ma non posso obbligare la gente a votare, perché in qualche modo già votando il PD il popolo ha appoggiato e legittimato l'attuazione di riforme in quel senso. Il referendum è così insomma una sorta di doppio campanello di allarme, un passo in più: non mi chiede "vuoi che ci sia la legge?", ma: "sicuro sicuro sicuro che la vuoi?"
Lo ripeto: votare ai referendum è un diritto, ma NON un dovere. Anzi, non votare può essere, se fatta consapevolmente (e non per andare a Cesenatico a mangiare le vongole!!!), una nettissima manifestazione di intenzione di voto, o meglio di non-voto. Servirebbe a dire: questo referendum non interessa agli italiani, perché alla maggioranza di loro queste leggi vanno bene così come sono, senza bisogno di ribadirlo. La qual cosa non sarebbe poi così assurda, dato che tutti e 4 i quesiti referendari sono stati sottoposti al presidente della Repubblica che al tempo li ha accettati senza battere ciglio. Esatto, nessuno dei 4 è stato anche soltanto rimandato alle Camere (cosa di cui il Presidente ha assoluta facoltà)! A voi questa cosa non dà da pensare? A me un pochino sì. Se qualche tempo fa a tutti andavano bene queste leggi, anche ai dirigenti del PD, com'è che ora (quando Berlusconi è indebolito a livello politico) fanno così schifo? A voi non dà fastidio essere usati come marionette per giochi di potere?
E questo è importante anche per sottolineare ed evidenziare come molti accusino Berlusconi e cumpa di menzogne, falsità e sotterfugi, per poi fare lo stesso. La sinistra ha infatti buon gioco nel chiedere di andare a votare (facendo magari passare la falsa idea che ciò sia obbligatorio), perché sa bene che l'una o l'altra linea del referendum non passano in base alla maggioranza dei voti, ma in base alla maggioranza dei voti con 45% più uno dei votanti andati alle urne (mi pare la percentuale sia questa, ma non ci metterei la mano sul fuoco; si accettano correzioni nel caso). Ovvero se non si raggiunge il famoso quorum il referendum è invalidato. Ed appunto il Pd e la sinistra in genere puntano molto sul fatto che - trovandosi Berlusconi in un momento di vacche magre nel consenso popolare - i male informati elettori per inerzia voteranno più per i SI che per i NO, rendendo di fatto il referendum un plebiscito antigovernativo. Ed io mi chiedo: queste tematiche (nucleare in testa) non sono un po' troppo importanti nella nostra società per essere ridotte al solito, stantio "Berlusconi vai a casa?" Possibile che in Italia esista un Sire e tutti gli altri siano vermiciattoli che gli strisciano attorno senza propria ed autonoma legittimazione?
Ma vediamo un secondo i quattro temi.
1- Scheda ROSSA. Decreto Ronchi. Quello che è stato con malizia definito "privatizzazione dell'acqua". "Andate a votare sì, l'acqua deve restare pubblica!"
Ovviamente sono vaccate. L'acqua E' pubblica e nulla farà sì che possa non esserlo. Non si tratta nemmeno di leggi, è un qualche cosa che l'uomo ha nel DNA dalla notte dei tempi. L'acqua è di tutti, noi siamo fatti di acqua, significa vita.
Quello che il decreto Ronchi fa è soltanto regolamentare CHI debba gestire l'erogazione e la fornitura dell'acqua pubblica. Voi lo sapete vero che in Italia (solita eccezione mondiale) solo lo Stato, tramite i comuni, gestisce l'acqua, e che anche per questo la nostra acqua è la più costosa d'Europa?
Si parla di ATO, ovvero Ambiti Territoriali Ottimali.
Il decreto banalizzando dice: per fare gestire la fornitura idrica, ma SOLO a patto di rispettare tutte le regole (garanzie di qualità, di controlli e via dicendo), invece di delegare agli ATO che così fanno il prezzo che vogliono, indiciamo dei bandi pubblici, delle gare aperte a tutti (ANCHE agli ATO quindi!!!) e vediamo chi alla fine garantisce gli obbligatori standard ai prezzi più competitivi! Questo non può che fare abbassare i prezzi delle forniture, non alzare, perché da un monopolio statale si passerà ad un mercato (non anarchico, ma comunque estremamente regolamentato e gestito dalle Regioni) in cui il miglior offerente vince senza perdita di qualità.
In soldoni: io Regione ESIGO che l'acqua abbia x valori di calcio, x di sodio, x di non so cosa, e che sia potabile. Chi mi può garantire questa cosa al minor costo possibile?
Inoltre si permette con lo stesso principio alle aziende private di entrare in enti pubblici di gestione dell'acqua (come gli ATO) per il 40% massimo delle azioni (termine, 31 dic 2011).
Perdonate la semplificazione del tutto; il concetto base è che se vincono i NO l'acqua non diventa privata, soltanto viene reso competitivo il sistema di forniture della stessa attraverso gare d'appalto, il tutto molto regolamentato dalle Regioni.
2 - Scheda Gialla.
Sempre riguardo l'acqua, ma dal punto di vista dei guadagni spettanti dalla vendita alle società che la erogano.
C'è un decreto legge del 2006 che stabilisce che "la tariffa per l’erogazione dell’acqua sia calcolata prevedendo che il capitale investito dal gestore sia remunerato fino a un massimo del 7 per cento." (cit. yahoo).
Ovvero il gestore può caricare il costo dell'acqua fino ad un massimo guadagno per lui del 7%. Se vince il NO sarà così. Se vince il SI le società di gestione non potranno realizzare quei profitti. La qual cosa assume rilievo se si pensa che l'acqua è pagata con tariffe, non con tasse. Ragion per cui senza guadagno tariffario gli unici che potrebbero permettersi di gestire l'acqua sarebbero gli enti pubblici, come gli ATO, che inoltre dovrebbero svincolarsi dalle partnership con aziende private ed operare da soli. Ogni investimento nell'acqua verrebbe azzerato, e i soldi da mettere sarebbero tutti pubblici (nostri!) e a fondo perduto.
3 - Scheda verde.
Il legittimo impedimento. Legge 51 del 7 aprile 2010. Il presidente del consiglio dei Ministri ed i Ministri stessi possono non presentarsi in aula durante le udienze penali a loro carico.
Come sapete questa storia è lunghissima e complicatissima. Per come siamo ora, dopo vari rimaneggiamenti della Corte Costituzionale, l'impedimento resterebbe "utilizzabile" ma non sarebbe più il presidente del Consiglio o il Ministro imputato a poter decidere se applicarlo o no nei vari casi (quando mai uno per sé stesso deciderebbe di non farlo???) ma un giudice terzo ed imparziale.
Comunque sia la diatriba è talmente lunga che non vale davvero la pena di affrontarla per esteso. Mi limito ad alcune considerazioni opinabili.
Da un lato si dice: ogni uomo è uguale davanti alla legge. E questa è una buona argomentazione.
Ma vediamo su cosa è basata non solo la nostra Costituzione, ma la nostra Repubblica. E' basata sull'eguaglianza davanti alla legge? E' cioè questa la cosa più importante della nostra Democrazia? Qualcuno potrebbe dire: no, o meglio non solo. La nostra Repubblica, come quella Francese post rivoluzionaria, si basa sulla SEPARAZIONE DELLE CARICHE. E allora non è un fondamentale punto della Democrazia che i vertici del potere politico/esecutivo debbano essere e restare immuni ed inattaccabili dal potere giudiziario?
Ovvio, sto banalizzando: non è che se uno spara in mezzo alla strada a una suora non dev'essere processato, ma è altrettanto vero che in Italia a differenza di altre realtà il potere giudiziario e gli organi ad esso connessi negli ultimi 20anni hanno acquisito e soprattutto "esercitato" in più casi fortissime ingerenze nella vita politica. Se Berlusconi non viene processato subito per crimini suoi presunti verrà poi processato a fine mandato. E' un problema, sì, ma un problema a mio avviso ben più grande è che il fulcro attorno al quale si fondano le democrazie liberali in occidente, la tripartizione dei poteri, sia così confuso, incerto e basculante nel nostro paese.
Si aggiunga poi che il NO eventuale potrebbe essere il primo passo per quella riforma dell'ordinamento giudiziario che tutti, da destra a sinistra, continuano a chiedere e promettere senza mai muovere un dito, e che allo stato attuale resta uno dei freni più strazianti di crescita del paese (chi ha avuto un processo a carico che gli ha bloccato attività e vita per anni ed anni può capire, come anche chi per aprire una rosticceria deve richiedere fino a 70 permessi - dati certificati o chi vorrebbe aprire attività, investire nella crescita ma è bloccato da burocrazie infinite).
Senza tener conto del fatto che come giustamente i giudici non sono giudicabili se non dal CSM (loro stessi in pratica) in maniera analoga è giusto che l'esecutivo goda della propria autonomia.
4 - Scheda grigia.
Il ritorno del nucleare.
Al contrario di quanto si fa credere agli elettori, il referendum abrogativo richiesto nel dopo - Chernobyl non ha realmente "proibito" la produzione di energia nucleare in Italia, quanto "sospeso" la stessa. Perché? Come recita il comma 1 della legge 2011 in conferma o abrogazione col referendum "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea" .
Insomma: ora il nucleare ci spaventa, ma magari tra alcuni anni si arriverà ad un livello di sicurezza tale per cui costruire centrali nucleari potrà essere considerato a tutti gli effetti sicuro. Ed in effetti se anche vincesse il SI non si vieterebbe la costruzione di centrali, ma solo la sospensiva dei due commi 1 ed 8 della legge 75. Insomma, si direbbe che questo piano energetico non va bene, ma ciò non impedirebbe in alcun modo al Governo di portare in Parlamento tra un mese un piano energetico diverso che preveda però sempre il nucleare.
Che vinca il SI o il NO poco cambia circa la politica energetica nazionale. Mi pare davvero che il quesito 4 sia tra tutti il più politico e teso a delegittimare le politiche del governo Berlusconi.
Ora concludo: voglio ribadire che io NON sono un tecnico, un giurista, un ingegnere nucleare, un esperto di gestione delle acque e così via. Tutto quel che ho scritto è una mia lettura e sicuramente in molti punti può essere controbattuta da argomentazioni varie, sensate, razionali e magari correttissime.
Anzi, in effetti se in alcuni passaggi ho dato eccessivamente l'idea di propendere per un voto è solo perché ho scritto questo post prevalentemente in opposizione a tutti coloro i quali continuano e spingere con ogni mezzo nella direzione opposta!
Questo post non serve ad indirizzare il voto, a dire come fanno tutti "votate sì, votate no, astenetevi": serve però a sottolineare come attorno al referendum del 12 e 13 giugno ci sia molta disinformazione, e come questa disinformazione sia quasi sempre interessata e negletta, quando non addirittura colposa e volta all'imbonimento di masse. Se vi dicono "l'acqua diventerà privata" vi dicono consapevolmente una balla. Se vi dicono "cancelleremo il nucleare" vi dicono una balla. Se vi dicono "Serve solo a Berlusconi il legittimo impedimento" vi dicono una balla.
Votate o non votate come meglio credete, ma fatelo con un minimo di consapevolezza.
giovedì 9 giugno 2011
Rientrato dalla Toscana! Che tirata ragazzi! E che acquazzoni!
Tutti impedimenti che non ci hanno impedito di portare a casa i due cataloghi e mezzo di cui sopra ;-)
Tutti impedimenti che non ci hanno impedito di portare a casa i due cataloghi e mezzo di cui sopra ;-)
sabato 4 giugno 2011
Un po' di assenze!
Ragazzi, perdonate questi tempi un po' dilatati nell'aggiornamento del blog, ma è una settimana tutta di corsa!
L'altro ieri catalogo estate a Parma con la carinissima Costanza. Oggi sono in partenza per Ferrara per un matrimonio, mentre domani tutto il giorno al castello di Sarzano per la seconda apertura di TRECOLORI. Speriamo che il tempo tenga!!!
Da lunedì infine parto con Silvia per diversi lavori in Toscana. Cataloghi di architettura e moda. Non vedo l'ora!
Chissà se questo benedetto cielo ci concederà un po' di tranquillità!
Per ora un bell'augurio di cuore a Bruno e Chiara che "sposo" nel pomeriggio in romagna!
A presto!
L'altro ieri catalogo estate a Parma con la carinissima Costanza. Oggi sono in partenza per Ferrara per un matrimonio, mentre domani tutto il giorno al castello di Sarzano per la seconda apertura di TRECOLORI. Speriamo che il tempo tenga!!!
Da lunedì infine parto con Silvia per diversi lavori in Toscana. Cataloghi di architettura e moda. Non vedo l'ora!
Chissà se questo benedetto cielo ci concederà un po' di tranquillità!
Per ora un bell'augurio di cuore a Bruno e Chiara che "sposo" nel pomeriggio in romagna!
A presto!
mercoledì 1 giugno 2011
Quando dico che sono fotografo digitale
Ecco uno dei miei post per i quali vengo di solito criticato (ma che scrivo lo stesso).
Chi mi critica? Alcuni colleghi, che mi scrivono per dirmi che di cose tecniche/concettuali non devo per qualche motivo parlare. Esiste infatti una folta e nutrita covata di scattafoto con base in area meneghina che ritiene gli aspetti tecnici dell'immagine del tutto ininfluenti, o secondari. Mi scrivono che quel che conta è il buon gusto, l'estro, il colpo d'occhio, e così via; le questioni tecniche sono cose di cui, mi si dice, un fotografo non deve avere interrogativi ma solo certezze, padronanza totale.
Sono sicuro che è vero. Continuo a scriverne soltanto perché un blog è uno spazio collettivo e divulgativo, nel quale si parla di fotografia, e la fotografia è anche fatta dagli strumenti. Se da un lato è vero che chi fotografa deve conoscere ciò che utilizza, allora perché non ne può parlare, esprimere opinioni, valutare pregi e difetti?
Se scrivo di una lente nuova o di altre attrezzature, non è per mostrare chissà quale fragilità, ma per dare mie opinioni su ciò che mi capita di vedere, di provare o di acquistare. Non c'è nulla di male, no?! La gente naviga online anche per trovare riscontri ed opinioni circa l'acquisto che ha in mente, non soltanto per leggere dell'estro e del gusto di un fotografo. Per quello ci sono i siti ufficiali.
Comunque sia oggi non mi va di parlare di lenti od obiettivi, ma di uno di quei macro argomenti internettiani così di moda nei forum negli ultimi anni. L'eterna contesa tra "digitalisti" ed "analogicisti".
Mi pare di aver già sfiorato la questione tempo fa. E del resto come potrebbe essere il contrario: la rete è una enorme matassa in cui si aggrovigliano e trovano humus questo tipo di discussioni dementi. Ma veniamo a noi.
Da qualche anno a questa parte, lo saprete, da molte parti si innescano continue riflessioni circa il mezzo fotografico, tra innovatori che amano le macchine digitali, i sensori di pixel, photoshop, e conservatori, legati al loro banco ottico e al dorso analogico.
Ogni scuola ha le sue motivazioni. I fondamentalisti conservatori dicono cose come: la vera fotografia è solo su pellicola perché è qualche cosa di materiale, di tangibile, che resta. Inoltre scattare in analogico è più difficile, non vedi subito il risultato, e comporta quindi una conoscenza tecnica maggiore, oltre che un lavorio artigianale lungo e complesso nello sviluppo delle immagini.
Gli innovatori fondamentalisti fanno leva sulle potenzialità creative dei software, e sui minori costi complessivi. Una discreta reflex può costare ormai poco più di 1000€, e con Photoshop o simili si possono creare dimensioni fantastiche, artifizi prima impensabili e ritocchi realistici.
Da questi due opposti partono mille sfumature e sfaccettature, fino ad arrivare ad un centro di ignavia.
Dove me ne sto io? Non è così semplice.
Diciamo che quando me lo chiedono io mi definisco un convintissimo "modernista", e quindi sostenitore di foto ritocchi, foto digitali, elaborazioni varie e quant'altro. Come ogni definizione data a caldo orienta il mio pensiero ma non è minimamente completa.
Come primo punto sono un sostenitore della buona foto in grande formato. La mia prerogativa è dunque questa. Detto ciò, mi definisco un po' provocatoriamente innovatore e "tecnicista" perché ritengo l'uso della tecnologia digitale non solo coerente, ma in molte forme obbligato ad un fotografo della mia generazione che lavora nella contemporaneità. Io vivo e lavoro cioè in un'epoca nella quale le direttrici di Vogue si fanno foto con l'I-Phone, in cui i clienti ti mostrano bozzetti su I-Pad, in cui l'idea di immagine è fortemente condizionata dallo standard Myspace e Facebook, perché gli acquirenti sono sempre più giovani e i brand sempre più orientati.
La mia è una scelta anche pratica, come ovvio: il committente del reportage fotografico lo vuole subito, non può aspettare ore di camera oscura. Ma anche questa praticità è una praticità "linguistica", perché deriva da quelle stesse tendenze evolutive della società cui accennavo qui sopra.
La carissima Marirosa Toscani parlava tempo fa di come all'epoca (!) per raggiungere una perfezione stilistica e concettuale nell'immagine potesse lasciare l'oggetto fermo in studio anche per una settimana, in attesa della folgorazione. Io, e come me quasi tutti i contemporanei, non me lo posso permettere.
Un altro punto. Io sono un modernista perché il modo di fare fotografia contemporaneo è più vicino all'idea che ho dell'arte.
Provengo infatti da ambienti letterari, non da scuole tecniche, e sono sempre cresciuto orientando le mie ricerche artistiche su un'idea che parte dal naturalismo e si butta nell'astrazione più totale. Il mio manifesto è da sempre l'introduzione al "Sogno" di Strindberg.
Per me è la mente umana a concepire l'arte, l'unione di razionalità ed irrazionalità. In tutto questo discorso emerge chiaramente come l'oggetto che mi permette di arrivare all'idea non possa diventare un feticcio, ma debba comunque restare "al servizio", e quindi mezzo.
Evidentemente ora sto riassumendo un discorso molto complesso, ma tenete conto che un Blog non è propriamente luogo per approfondire tali concetti.
Per riassumere comunque io non posso sentirmi limitato dallo strumento di ripresa, perché non ritengo in alcun modo la fotografia una "presa della realtà". Anzi, tutto il contrario.
A mio avviso è veramente in torto, prende un abbaglio chi considera la fotografia "verità", o presa della realtà per come essa è. Se esiste un malinteso nel mondo della fotografia anzi è proprio questo. Una fotografia non prende, non riproduce e non rende la realtà. Fa un'altra cosa.
Concludo il rapido pensiero.
Se dico di essere sostenitore del digitale non voglio dire di disdegnare o ritenere "sorpassato" fare foto analogiche. Faccio solo notare che fino a due anni fa ho scattato Solo con reflex a pellicola.
Il mio è un giudizio che resta coerente con la mia idea di fotografia e di arte, ma detto ciò è lapalissiano come contemporaneità significhi anche post-avanguardistica, e quindi implichi la possibilità più o meno autodiscriminata di scegliere tra i mezzi quello che maggiormente ci aggrada.
Per questo vanno benissimo quelli che scattano con pola scadute, o con biottiche degli anni 50, e via dicendo.
Il tutto, comunque, deve avere origine da una solida conoscenza tecnica dei mezzi, delle potenzialità e dei limiti, perché l'immagine finale sia il prodotto di un'idea e non la risultante di una situazione.
Chi mi critica? Alcuni colleghi, che mi scrivono per dirmi che di cose tecniche/concettuali non devo per qualche motivo parlare. Esiste infatti una folta e nutrita covata di scattafoto con base in area meneghina che ritiene gli aspetti tecnici dell'immagine del tutto ininfluenti, o secondari. Mi scrivono che quel che conta è il buon gusto, l'estro, il colpo d'occhio, e così via; le questioni tecniche sono cose di cui, mi si dice, un fotografo non deve avere interrogativi ma solo certezze, padronanza totale.
Sono sicuro che è vero. Continuo a scriverne soltanto perché un blog è uno spazio collettivo e divulgativo, nel quale si parla di fotografia, e la fotografia è anche fatta dagli strumenti. Se da un lato è vero che chi fotografa deve conoscere ciò che utilizza, allora perché non ne può parlare, esprimere opinioni, valutare pregi e difetti?
Se scrivo di una lente nuova o di altre attrezzature, non è per mostrare chissà quale fragilità, ma per dare mie opinioni su ciò che mi capita di vedere, di provare o di acquistare. Non c'è nulla di male, no?! La gente naviga online anche per trovare riscontri ed opinioni circa l'acquisto che ha in mente, non soltanto per leggere dell'estro e del gusto di un fotografo. Per quello ci sono i siti ufficiali.
Comunque sia oggi non mi va di parlare di lenti od obiettivi, ma di uno di quei macro argomenti internettiani così di moda nei forum negli ultimi anni. L'eterna contesa tra "digitalisti" ed "analogicisti".
Mi pare di aver già sfiorato la questione tempo fa. E del resto come potrebbe essere il contrario: la rete è una enorme matassa in cui si aggrovigliano e trovano humus questo tipo di discussioni dementi. Ma veniamo a noi.
Da qualche anno a questa parte, lo saprete, da molte parti si innescano continue riflessioni circa il mezzo fotografico, tra innovatori che amano le macchine digitali, i sensori di pixel, photoshop, e conservatori, legati al loro banco ottico e al dorso analogico.
Ogni scuola ha le sue motivazioni. I fondamentalisti conservatori dicono cose come: la vera fotografia è solo su pellicola perché è qualche cosa di materiale, di tangibile, che resta. Inoltre scattare in analogico è più difficile, non vedi subito il risultato, e comporta quindi una conoscenza tecnica maggiore, oltre che un lavorio artigianale lungo e complesso nello sviluppo delle immagini.
Gli innovatori fondamentalisti fanno leva sulle potenzialità creative dei software, e sui minori costi complessivi. Una discreta reflex può costare ormai poco più di 1000€, e con Photoshop o simili si possono creare dimensioni fantastiche, artifizi prima impensabili e ritocchi realistici.
Da questi due opposti partono mille sfumature e sfaccettature, fino ad arrivare ad un centro di ignavia.
Dove me ne sto io? Non è così semplice.
Diciamo che quando me lo chiedono io mi definisco un convintissimo "modernista", e quindi sostenitore di foto ritocchi, foto digitali, elaborazioni varie e quant'altro. Come ogni definizione data a caldo orienta il mio pensiero ma non è minimamente completa.
Come primo punto sono un sostenitore della buona foto in grande formato. La mia prerogativa è dunque questa. Detto ciò, mi definisco un po' provocatoriamente innovatore e "tecnicista" perché ritengo l'uso della tecnologia digitale non solo coerente, ma in molte forme obbligato ad un fotografo della mia generazione che lavora nella contemporaneità. Io vivo e lavoro cioè in un'epoca nella quale le direttrici di Vogue si fanno foto con l'I-Phone, in cui i clienti ti mostrano bozzetti su I-Pad, in cui l'idea di immagine è fortemente condizionata dallo standard Myspace e Facebook, perché gli acquirenti sono sempre più giovani e i brand sempre più orientati.
La mia è una scelta anche pratica, come ovvio: il committente del reportage fotografico lo vuole subito, non può aspettare ore di camera oscura. Ma anche questa praticità è una praticità "linguistica", perché deriva da quelle stesse tendenze evolutive della società cui accennavo qui sopra.
La carissima Marirosa Toscani parlava tempo fa di come all'epoca (!) per raggiungere una perfezione stilistica e concettuale nell'immagine potesse lasciare l'oggetto fermo in studio anche per una settimana, in attesa della folgorazione. Io, e come me quasi tutti i contemporanei, non me lo posso permettere.
Un altro punto. Io sono un modernista perché il modo di fare fotografia contemporaneo è più vicino all'idea che ho dell'arte.
Provengo infatti da ambienti letterari, non da scuole tecniche, e sono sempre cresciuto orientando le mie ricerche artistiche su un'idea che parte dal naturalismo e si butta nell'astrazione più totale. Il mio manifesto è da sempre l'introduzione al "Sogno" di Strindberg.
Per me è la mente umana a concepire l'arte, l'unione di razionalità ed irrazionalità. In tutto questo discorso emerge chiaramente come l'oggetto che mi permette di arrivare all'idea non possa diventare un feticcio, ma debba comunque restare "al servizio", e quindi mezzo.
Evidentemente ora sto riassumendo un discorso molto complesso, ma tenete conto che un Blog non è propriamente luogo per approfondire tali concetti.
Per riassumere comunque io non posso sentirmi limitato dallo strumento di ripresa, perché non ritengo in alcun modo la fotografia una "presa della realtà". Anzi, tutto il contrario.
A mio avviso è veramente in torto, prende un abbaglio chi considera la fotografia "verità", o presa della realtà per come essa è. Se esiste un malinteso nel mondo della fotografia anzi è proprio questo. Una fotografia non prende, non riproduce e non rende la realtà. Fa un'altra cosa.
Concludo il rapido pensiero.
Se dico di essere sostenitore del digitale non voglio dire di disdegnare o ritenere "sorpassato" fare foto analogiche. Faccio solo notare che fino a due anni fa ho scattato Solo con reflex a pellicola.
Il mio è un giudizio che resta coerente con la mia idea di fotografia e di arte, ma detto ciò è lapalissiano come contemporaneità significhi anche post-avanguardistica, e quindi implichi la possibilità più o meno autodiscriminata di scegliere tra i mezzi quello che maggiormente ci aggrada.
Per questo vanno benissimo quelli che scattano con pola scadute, o con biottiche degli anni 50, e via dicendo.
Il tutto, comunque, deve avere origine da una solida conoscenza tecnica dei mezzi, delle potenzialità e dei limiti, perché l'immagine finale sia il prodotto di un'idea e non la risultante di una situazione.
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