Le nostre visualizzazioni!

sabato 13 agosto 2011

Alessia, Chiara & Serena

Rigorosamente in ordine alfabetico, il servizio dello scorso giovedì. Nessuna foto è passata per un software, eccetto le composizioni in fondo ovviamente. Nemmeno per un processer di raw. Ho scattato in pellicola e jpeg. Il motivo è inutile da ribadire; se non lo capite va bene lo stesso! :-)

By the way mi sono divertito da morire in questo servizio! Un grande abbraccio ad Irene per il maquillage e lo styling.

Più avanti una galleria a testa per ognuna delle ragazze con le foto "monografiche" di ognuna!































Una cosa fondamentale da sapere

Se siete un giovane che vuole fare carriera come modello nel mondo della moda.

martedì 9 agosto 2011

Emma (Parte I)

La scorsa domenica ho preso qualche scatto alla bellissima Emma nel mare di Riccione, attorno al tramonto.


giovedì 4 agosto 2011

Mi è capitato tra le mani

il vecchio film per la televisione "IT", di Tommy Lee Wallace, tratto dal romanzo di Stephen King.

Suonerà davvero come una banalità, ma è veramente una storia meravigliosa, non trovate?

Certo, la miniserie ha tutti i suoi difetti, ma sono stati talmente sviscerati in decine di forum da nerd foruncolosi che è inutile rivangarli.
Ha però parallelamente diversi pregi, ereditati in qualche misura dal romanzo, anche se quando parlo di pregi probabilmente lo faccio perché trovo in tanti aspetti di IT delle tematiche che mi sono particolarmente care. Le riassumo.

IT verte innanzitutto attorno al tema della memoria, dell'infanzia, e del rimorso. Come in Stagioni Diverse ed altre opere di King, i migliori personaggi sono ragazzini, in questo caso simili a quei Goonies di Donner e Spielberg che hanno fatto parte della mia infanzia. La loro condizione è di perdenti, animati da passioni e virtù ottocentesche e limitati dal resto del mondo: i coetanei prepotenti (di quella prepotenza meravigliosa che gli anni dai '90 in su non hanno più saputo raccontare), i genitori deviati ed estremi, la geografia ad imbuto del piccolo mondo di Derry - Maine. Ciò che li rende perdenti ("Il club dei perdenti" è il nome che scelgono per sé) è un misto di peculiarità fisiche che ne sottendono o meglio generano altrettante psicologiche: il grassottello, il balbuziente, il gracilino, l'iperattivo e così via finiscono per sviluppare nevrosi e tic che non fanno altro che isolarli dalla comunità dei normali e quindi unirli nella loro piccola congrega. Come per gli eroi mostruosi della letteratura romantica la società tenta in ogni modo di isolare e distruggere le loro doti, oppure di sfruttarle in maniera parassitaria, e ciò viene descritto in una maniera tanto ingenua e naif quanto efficace se vista con gli occhi di un bambino o con quelli di un nostalgico. Per quanto vengano spinti gli attori verso un certo parossismo recitativo il mix di primi anni '90 e sceneggiatura straparlata non fanno che intenerirmi alla visione di Billy che, adulto, viene avvertito della necessità di ritornare nella città natale per sconfiggere definitivamente It e nell'apprendere la cosa, per la prima volta dopo anni, ricomincia a balbettare, di nuovo, in un secondo preda di quella paura che per tutta la vita aveva creduto di aver esacerbato e che invece ritorna prepotente ed inesorabile.

King, che è un bravo scrittore ma soprattutto come me deve essere stato un bambino veramente sfigato, sa bene che i fantasmi dell'infanzia ci tormentano per tutta la vita. Sa che le piccole devianze e follie che ci attorniano da piccoli diventano nella nostra Realtà come dardi scagliati da enormi catapulte contro piccole fortificazioni, e che ogni cosa che non viene risolta prima o poi ritorna a bussare, sorda o impetuosa, alla nostra mente. Il debole Stan, l'ebreo razionale ed appassionato di ornitologia, non reggerà i demòni del suo trascorso e si ucciderà da solo, nel bagno, nel sapere del ritorno di It.
Altri personaggi ancora, come Bill, credono di aver superato le loro angosce ma si sbagliano: Beverly, vittima di un padre violento, ha sposato un uomo violento tanto quanto. Eddie, educato da una madre iper apprensiva è ancora devastato da ossessioni ed ipocondrie continue. Al gentile Ben, uno dei più bei personaggi del romanzo, sono quasi del tutto preclusi i rapporti con le donne, e così via.

Dall'altro lato della storia però vediamo come tutti gli adulti della prima parte del romanzo (quella ambientata durante l'infanzia dei protagonisti) abbiano ruoli di inerme meschinità. Con poche eccezioni sono violenti, oppure ottusi, ciechi, incapaci di ascoltare o soltanto capire i drammi dei loro figli. In questo contesto la comparsa di It e della paura, la "deformità" del Club dei Perdenti si tramuta in punto di forza, perché è anche grazie ad essa che i bambini crescono differenti dai loro padri; traviati, sì, ma ancora sotto sotto puri, preda della paura in maniera consapevole. Quando si riarmano contro il mostro e lo affrontano anche da adulti e per sempre i ragazzi compiono un gesto che i loro coetanei normali ed i loro genitori non hanno in realtà mai compiuto.

Nella mia mente comunque la più incredibile e poetica immagine nell'iconografia del Club dei Perdenti, come anche dei Goonies ed in generale di tutti quei film e romanzi iniziatici che hanno segnato la mia infanzia è quella delle biciclette a scatto fisso senza cavalletto lasciate cadere su prati bagnati color smeraldo, con l'erba tagliata di fresco. Ogni volta che questi cavalieri moderni si spostavano, i loro destrieri erano bici di metallo, che venivano poi gettate da un lato quando l'azione chiedeva protagonismo!

Che meraviglia.



martedì 2 agosto 2011

Il ghiacciolo verde come prova che l'occidente ha fallito

Questo captalismo bieco basato solamente sul mercato e la speculazione non dà da fare soltanto a Tremonti in questo periodo. Io stesso, che lo amo e coccolo, mi sento un po' frustrato dalle ferree regole e dai contrappassi che a volte capitano nella vita di ognuno o nelle macro strutture sociali ed economiche. Come quando aumentano il bollo, le tasse sui depositi (non che la cosa mi tocchi direttamente purtroppo...) e via così. Siamo in crisi, la Grecia è ad un tiro di sasso, per cui bisogna tacere e farsi andare giù tutto quanto. Va bene.

A me sembra che alcune anomalie del nostro sistema Europa o del nostro sistema western siano ben esemplificate dall'esistenza del ghiacciolo verde.

Mi viene in mente perché in questo periodo estivo mi capita spesso di comprare i ghiaccioli. Prendo una marca strana, di quelle senza nomi veri e propri nella confezione, con una scatola di cartone bianco grossa e piena di ghiaccioli affiancati. E' meno figa delle marche pubblicizzate qua e là ma contiene molti più ghiaccioli, ed il sapore è lo stesso. Anche perché sono dei CAZZO DI GHIACCIOLI, dopo tutto.

Comunque sia ora che siamo ad Agosto mi rendo conto che sto collezionando sempre più scatole semivuote nel freezer che contengono soltanto i maledetti ghiaccioli verdi. Nessuno li vuole. Nè io, né amici, né parenti mangiamo i ghiaccioli verdi. Anzi, pensandoci bene non conosco nessuno che ami i ghiaccioli verdi. Probabilmente al mondo non c'è persona che li apprezzi.

Facciamo un passo indietro. I migliori ghiaccioli, si sa, sono quelli arancioni. Tutti adorano i ghiaccioli arancioni, perché sanno di arancia, sono colorati, dolcissimi e freschi. E' bello rompere i primi pezzi con i denti e poi finire per rosicchiare la parte attorno al bastoncino, o meglio ancora infilarlo in bocca e succhiarselo tutto. Senza però l'evidente implicazione sessuale, s'intende.

Al secondo posto ci sono quelli bianchi: il ghiacciolo bianco è il Fiorello dei ghiacccioli. Dico questo perché piace a tutti quanti abbastanza, ma non da morire. Antonio Albanese o Corrado Guzzanti fanno morire dal ridere ai fan, però sono odiati dai detrattori, che li trovano prevenuti, militanti eccetera. Con Fiorello questo non capita: è uno show man da grande pubblico, un uomo di spettacolo vecchia scuola, elegante, divertente ma mai eccessivo, mai troppo schierato. Come il ghiacciolo al limone, quello bianco. Se nella confezione è finito il ghiacciolo arancione mangi volentieri anche il bianco, ma non è la tua prima scelta, anche se quando lo mangi pensi sempre: "hey, non è così male il ghiacciolo bianco, chissà perché non lo scelgo per primo!" Ma poi la volta dopo daccapo passi all'arancione.

Il terzo ghiacciolo in ordine di gradimento è il rosso, quello all'amarena o alla ciliegia (non ho mai capito di preciso).
Non so voi; a me il rosso non piace. Non lo mangio con gusto. Di solito nella famiglia o nella comitiva c'è sempre uno a cui piace il rosso, e questo viene visto come una specie di samaritano, che si spazzola via il ghiacciolo che a te non piace e ti lascia l'adorabile arancione. Attenzione però: è davvero raro, o forse impossibile, che la stessa cosa valga per il famigerato ghiacciolo verde. Quello non lo vuole mai nessuno, è difficile che uno dica: "Ok, lo mangio io se voi preferite il bianco".

Quasi in dirittura d'arrivo c'è l'outsider, il ghiacciolo alla Cola. Quello marrone. Qui non ci sono teoremi che valgano, o ti piace o non ti piace. Punto. Io sono ancora in attesa dell'invenzione di Homer, il ghiacciolo alla birra.

E veniamo all'ultimo della lista.
Il ghiacciolo verde non soltanto non è buono e non piace a nessuno, ma senza ombra di dubbio è la prova che l'occidente ha fallito.
In esso vediamo un paradosso del mercato troppo grande per essere ignorato. Se una cosa è invenduta e non piace, nella prospettiva di un mercato sano dovrebbe essere accantonata. Dal mercato, s'intende. Non voglio dire che una cosa solo perché non VENDE non debba avere importanza o dignità. Ma che allora il ghiacciolo verde venga esposto nelle gallerie, o ceduto tra collezionisti: non di certo venduto nelle confezioni normali.

La presenza così rumorosa del ghiacciolo verde mi fa pensare che dietro alle sane regole del mercato per come le conosciamo esistano tutta una serie di meccanismi, giochi di potere e clientelismi che nulla hanno a che fare con il buon senso e la legalità.

Sveglia ragazzi: qualcuno ci sta obbligando a comprare un ghiaccciolo sapendo che poi lo butteremo via, tra qualche mese, quando la sua presenza nel freezer sarà finalmente giudicata inopportuna! Questo vorrà ben dire qualcosa! Chi trae vantaggio dalla vendita del ghiacciolo verde? Quale lobby di potere gestisce questo commercio?
E soprattutto: possiamo continuare a giudicare sano un mercato che genera distorsioni e aberrazioni come quella del ghiacciolo verde?

Meditate.

lunedì 1 agosto 2011

Eh vabbè....!

Eh vabbè! Ho appena finito di scrivere che ho aggiunto la galleria Teatro al sito ufficiale che sono ritornato sui miei passi ed ho collezionato altre due (2!) pagine di immagini!

si tratta della galleria "FIUME" nella sezione PROGETTI e della galleria STILL nella sezione PORTFOLIO.

Soprattutto Still tenta di colmare il vuoto di immagini still life professionale nel sito ufficiale. Trattandosi in sostanza di un enorme vetrina pubblica dei miei lavori commerciali e non mi sembrava inevitabile aggiungere foto delle nature morte, cibi e così via.

A questo punto dato che mi sto facendo prendere la mano è facile che pubblichi a breve una galleria di people, con i lavori sparsi per il nord Italia!