Non sono un fotografo anziano, che si possa mettere così, di sana pianta, a disquisire sulle regole della fotografia come un Berengo Gardin qualsiasi. Però da un lato questo blog è mio, e se voglio posso parlare anche di porno di Sare Tommasi (già fatto) o di porno di Giancarli Magalli (stay tuned), e dall'altro lato è anche vero che di ritratti ne faccio veramente una vagonata, da anni ormai a questa parte, ma VERAMENTE una vagonata, che siano per lavoro, per piacere, per sfida, per imparare, o quello che è.
E stasera che sono davanti a rulli scattati oggi e schede di memoria piene che mi scorrono sotto gli occhi in camera chiara mentre aspetto la mia rossa mi è venuta in mente qual'è l'unica regola del ritratto fotografico.
Non stiamo parlando di generiche frasi fatte da sub-acculturato fotografo frocetto, tipo "credi in te stesso e verrà bene" oppure "leggi tanti libri che si impara così" e stronzate del genere, ma di una vera e propria regola pratica.
Questa regola è (tamburi): tenete a fuoco per quanto possibile gli occhi.
Subito, prima di rifletterci su, poniamoci due domande:
1- Questa regola vale sempre?
2- Le altre non valgono mai?
Risposte. In ordine sparso.
2- le regole generali del ritratto valgono tutte, ma se le si rompe non per forza si inficia la foto nella sua essenza; il più delle volte, all'interno della narrazione di un book, o di un servizio fotografico generico, queste immagini tecnicamente sbagliate possono trovare una loro freschezza, brillantezza, e un gusto, sebbene siano da classificarsi come inaccurate secondo i canoni tradizionali. Rientrano a mio avviso in questa categoria le foto tagliate strane, sovra o sottoesposte, mosse, fuori fuoco, e così via.
1- No, la regolina degli occhi a fuoco non vale SEMPRE, ma
il più delle volte sì. E' insomma una questione di armonia e gusto. Mi spiego: io posso fare un intero servizio fotografico con foto mosse, e guardandolo, sfogliandolo, avrete l'impressione che siano strane, che siano diverse, belle o brutte, ma non avrete l'impressione che siano "sbagliate". Di certo questo rientra nell'estetica e nel gusto della nostra generazione, ed è diventato ormai comune sentire. Quanti lavori di Roversi, Meisel e così via sono sottosopra, scoloriti, mossi, sbilenchi ecc, eppure li guarderesti per giorni. Al contrario, in un servizio posso mettere una foto o due con il volto fuori fuoco, ma se lo faccio troppe volte qualcosa scatta che ci fa pensare: qui c'è qualcosa che non va. E questo accade perché nella nostra mente abbiamo impressi gli occhi, da milioni e milioni di anni gli occhi. E' tramite essi che percepiamo gli altri, siano nostri simili o animali, e tramite essi leggiamo pensieri, speranze, storie ecc. In fotografia di ritratto gli occhi sono il punto cardinale, o il chiodo del compasso: puntato quello si traccia il cerchio. E' la prima cosa che istintivamente andiamo a cercare, la prima a colpirci. Tramite essi intuiamo i sentimenti della persona ritratta, e che siano essi veri o fasulli, dissimulati o sinceri, è tramite questo che cominciamo la
lettura dell'immagine, ovvero quel passaggio che segue l'osservazione. Fateci caso: in moltissimi cataloghi di abiti il volto delle modelle viene tagliato, a volte sotto il collo, spesso all'altezza degli occhi. E' una scelta estetica, per spersonalizzare le modelle e concentrare sul vestito l'attenzione, ma questo è proprio perché la personalità, o meglio la
persona ha casa negli occhi.
Vi faccio l'esempio di me questa sera: ho scattato tutto il pomeriggio con Francesca, ed ora sto facendo un po' lo sgrossamento delle foto, una cosa di routine che alcuni considerano noiosa ma che io trovo eccitantissima, perché ti fa riscoprire per la prima volta dopo lo scatto le tue immagini, il cervello è fresco e privo di sovrastrutture, e di ogni foto scopre o ri-scopre quello che già aveva conosciuto ma, scattando man mano nuove foto, aveva dimenticato. Come diceva anche Shakespeare:
"la mano che non ha mai lavorato ha il tocco più leggero". Insomma, sfogliando le foto mi rendo conto che istintivamente mi soffermo per la bocciatura su quelle non tanto mosse o casuali, tagliate di netto o scure, ma su quelle con gli occhi fuori fuoco.
Non so, forse è solo un'argomentazione notturna, che domattina negherò d'aver mai sostenuto.
Ma la mia rossa è nel frattempo è arrivata ed io vado a rilassarmi.