Le nostre visualizzazioni!

mercoledì 18 luglio 2012

Giusto per far qualcosa

Ho i computer tutti talmente impegnati a fare cose complicate ed automatiche (copie di roba, processamentazioni di altra roba...) che non posso fare nulla di "complesso" finché non hanno finito. E allora mi prendo cinque minuti e vi pubblico due foto. 

Se negli ultimi mesi sono più assente sul blog è per l'enorme mole di lavorio che mi cade addosso a ridosso dell'estate, per cui ben felice di trotterellare fotografando ho dovuto dare luogo a passatempi come il blog, la vita sociale e così via. Non riesco nemmeno ad andare come vorrei in piscina!

Comunque sia queste sono alcune foto al volo fatte a Beatrice Bassoli, una straordinaria attrice appena diplomatasi all'accademia drammatica nazionale Silvio D'Amico di Roma. Beatrice è giovanissima ma già molto intensa e matura nello sguardo, per cui abbiamo potuto fare delle fotografie d'impatto nella loro semplicità essenziale. Trucco al minimo, solo luce naturale (no flash, no pannelli, no niente), io e Beatrice con una macchina fotografica muletto relativamente economica, da amatore evoluto, e una sola ottica, 50 mm. Insomma, alla portata di ogni tasca! 







martedì 17 luglio 2012

Notturno con canzone

E' mezzanotte e trenta, e sto finendo di editare le prime fotografie di oggi, alle ragazze di miss Italia 2012. 

Giornata per certi versi pesante, un po' faticosa; quando mi capita, di solito finisco, a sera, per lasciarmi andare a considerazioni sulle cose. Vi capita mai di pensare a come anche dalle situazioni difficili della vita vengano fuori cose positive? Io sono ossessionato da questo pensiero, alle volte. 
Il dolore porta consapevolezza, la paura prudenza, le batoste maturità, e così via. Non ci sono situazioni solamente negative, a ben guardare. 

Ma forse sto esagerando, alla fine era soltanto una giornata di lavoro, anche se difficile. (Non per le ragazze, loro sono state fantastiche!!!!!)

Ecco cosa ho fatto quando sono rientrato: per prima cosa ho mangiato qualcosa come un quintale di anguria, dopo il caldo di oggi, poi mi sono messo alla chitarra e ho suonato un'ora di solo blues. Quello bello e disperato che si può suonare solamente da soli. Mi veniva ancora meglio, ricordandomi di Jon Lord, che ci ha lasciato a 71 anni, un paio di giorni fa. Ci ha lasciati qua per conto nostro, per colpa di un tumore del cazzo. Ed è proprio un gran peccato. 

Non solo. Dopo quello ho scaricato le fotografie, contento del primo test sul campo della nuova Canon 5D mark III che lavora benissimo (rileggetevi il mio articolo in proposito di qualche mese fa!) e alla fine ho iniziato ad ascoltarmi a rotazione ogni possibile variante acustica suonata dal Boss di "Devils and Dust". 

Ecco quel che mi sento di dire stasera, tirate a riva le reti.

1- Quando ti senti a terra, e nessuno al mondo se ne importa di te, hai sempre Springsteen ed un bicchiere di Jack. 

2- Le azioni che compiamo descrivono chi siamo, molto più delle parole o dei pensieri. Specialmente oggi. Io non lo so se, al di là di questo, ci sia alcun significato in tutto ciò.
Però credo che Pascal avesse ragione, e che dovremmo vivere come se un giorno qualcuno ci chiedesse di renderne conto. Ma col culo seduto dove è il mio forse è troppo facile.


E intanto è l'una. 




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mercoledì 11 luglio 2012

Scimmia

Dal mio reportage sulle bertucce di Gibilterra. 


sabato 7 luglio 2012

L'unica regola del ritratto

Non sono un fotografo anziano, che si possa mettere così, di sana pianta, a disquisire sulle regole della fotografia come un Berengo Gardin qualsiasi. Però da un lato questo blog è mio, e se voglio posso parlare anche di porno di Sare Tommasi (già fatto) o di porno di Giancarli Magalli (stay tuned), e dall'altro lato è anche vero che di ritratti ne faccio veramente una vagonata, da anni ormai a questa parte,  ma VERAMENTE una vagonata, che siano per lavoro, per piacere, per sfida, per imparare, o quello che è.
E stasera che sono davanti a rulli scattati oggi e schede di memoria piene che mi scorrono sotto gli occhi in camera chiara mentre aspetto la mia rossa mi è venuta in mente qual'è l'unica regola del ritratto fotografico.

Non stiamo parlando di generiche frasi fatte da sub-acculturato fotografo frocetto, tipo "credi in te stesso e verrà bene" oppure "leggi tanti libri che si impara così" e stronzate del genere, ma di una vera e propria regola pratica.

Questa regola è (tamburi): tenete a fuoco per quanto possibile gli occhi.

Subito, prima di rifletterci su, poniamoci due domande:

1- Questa regola vale sempre?
2- Le altre non valgono mai?

Risposte. In ordine sparso.

2- le regole generali del ritratto valgono tutte, ma se le si rompe non per forza si inficia la foto nella sua essenza; il più delle volte, all'interno della narrazione di un book, o di un servizio fotografico generico, queste immagini tecnicamente sbagliate possono trovare una loro freschezza, brillantezza, e un gusto, sebbene siano da classificarsi come inaccurate secondo i canoni tradizionali. Rientrano a mio avviso in questa categoria le foto tagliate strane, sovra o sottoesposte, mosse, fuori fuoco, e così via.

1- No, la regolina degli occhi a fuoco non vale SEMPRE, ma il più delle volte sì. E' insomma una questione di armonia e gusto. Mi spiego: io posso fare un intero servizio fotografico con foto mosse, e guardandolo, sfogliandolo, avrete l'impressione che siano strane, che siano diverse, belle o brutte, ma non avrete l'impressione che siano "sbagliate". Di certo questo rientra nell'estetica e nel gusto della nostra generazione, ed è diventato ormai comune sentire. Quanti lavori di Roversi, Meisel e così via sono sottosopra, scoloriti, mossi, sbilenchi ecc, eppure li guarderesti per giorni. Al contrario, in un servizio posso mettere una foto o due con il volto fuori fuoco, ma se lo faccio troppe volte qualcosa scatta che ci fa pensare: qui c'è qualcosa che non va. E questo accade perché nella nostra mente abbiamo impressi gli occhi, da milioni e milioni di anni gli occhi. E' tramite essi che percepiamo gli altri, siano nostri simili o animali, e tramite essi leggiamo pensieri, speranze, storie ecc. In fotografia di ritratto gli occhi sono il punto cardinale, o il chiodo del compasso: puntato quello si traccia il cerchio. E' la prima cosa che istintivamente andiamo a cercare, la prima a colpirci. Tramite essi intuiamo i sentimenti della persona ritratta, e che siano essi veri o fasulli, dissimulati o sinceri, è tramite questo che cominciamo la lettura dell'immagine, ovvero quel passaggio che segue l'osservazione. Fateci caso: in moltissimi cataloghi di abiti il volto delle modelle viene tagliato, a volte sotto il collo, spesso all'altezza degli occhi. E' una scelta estetica, per spersonalizzare le modelle e concentrare sul vestito l'attenzione, ma questo è proprio perché la personalità, o meglio la persona ha casa negli occhi.

Vi faccio l'esempio di me questa sera: ho scattato tutto il pomeriggio con Francesca, ed ora sto facendo un po' lo sgrossamento delle foto, una cosa di routine che alcuni considerano noiosa ma che io trovo eccitantissima, perché ti fa riscoprire per la prima volta dopo lo scatto le tue immagini, il cervello è fresco e privo di sovrastrutture, e di ogni foto scopre o ri-scopre quello che già aveva conosciuto ma, scattando man mano nuove foto, aveva dimenticato. Come diceva anche Shakespeare: "la mano che non ha mai lavorato ha il tocco più leggero". Insomma, sfogliando le foto mi rendo conto che istintivamente mi soffermo per la bocciatura su quelle non tanto mosse o casuali, tagliate di netto o scure, ma su quelle con gli occhi fuori fuoco.

Non so, forse è solo un'argomentazione notturna, che domattina negherò d'aver mai sostenuto.
Ma la mia rossa è nel frattempo è arrivata ed io vado a rilassarmi.



sabato 23 giugno 2012

Sul porno di sara tommasi e madame Scarparo (ullallà)

E' non privo di un certo timore reverenziale rive gauche che vado a commentare un articolo apparso di recente sul blog "il posto dei libri", a firma della brava scrittrice e intellettuale Angela Scarparo. Ho la presunzione di farlo dall'alto del fatto che, seppur appena iniziatolo, ho recentemente comprato un corso di lingua francese, e questo mi da baldanza.
La brava pensatrice ha trattato di un argomento che mi sta molto a cuore, senza peraltro limitarsi a quell'organo: il debutto nel cinema h-core di Sarina Tommasi. L'argomento, come dicevo, mi sta a cuore, in primis perché soffro di essere, forse assieme al divino Otelma, l'unico a non averci fornicato, et in secundis per una certa innegabile mia passione per i porno amatoriali con parrucche magenta e frasi da gran prosatore sulla falsa riga di "Godo come una porca, dai, sono zoccola".


Il pezzo lo leggete qui. 


Non mi dilungo, qui sotto metto la mia risposta. Da essa potreste dedurre che io sia contro il porno di Sara Tommasi. Nulla di più sbagliato, e lo dico, sebbene esuli dal contesto, per ribadire la mia felicitazione per l'uscita di questa meraviglia contemporanea. Ognuno tragga le conclusioni che vuole, o che può.
Mi permetto soltanto una piccola domanda, non alla Scarparo, ma al di lei amico intellettuale e scrittore F. Abbate. Caro Fulvio, quale posizione prendi di fronte alle teorie della signora madame Scarparo in Ferrero, tu che, come immagino, condividi con me la passione per il capello sintetico all'interno di produzioni pornografiche?


Che bello sarebbe, signora Scarparo, se anche noi, come lei, potessimo concederci il lusso (derivante da un'evidente agiatezza in ogni settore che porta seco la non necessità del contatto con le cose concrete) di vivere in un mondo di fantasia, costruito su paroline che suonano bene in bocca e di un otium latino dove i fatti diventano anagogici di ampie battaglie politico-morali e qua e là e su e giù.

Non hanno così torto gli utenti che commentano prima di me: il binomio porno/droga della Tommasi, come risulta ovvio a chiunque non viva chissà su qual pianeta e non veda la vita riflessa attraverso bicchieri di costosi vini frizzanti, non è affatto frutto di una libera scelta e di una battaglia etica, sociale, politica o quel che si vuole, volta come lei suggerisce a questo o quel fine di modernizzazione della cives. Si tratta invece di una meschina e del tutto miseranda vicenda nella quale una ragazza con pochi strumenti di auto determinazione (esattamente l'opposto della sua lettura), maliziosa o meno che fosse in partenza, viene ormai messa sotto in tutte le salse da un manipolo di personaggi che mi piace immaginare ritengano incontri di lavoro le festicciole salottiere tra Roma, Napoli e Milano. I proci di cui sopra, da A. L. Marra (che non ho capito, in questa orda di viscidume, che cavolo di mestiere faccia!) ai produttori porno del caso, dagli imprenditori col Suv nero opaco alle maschere televisive (conosce di certo meglio di me l'ambiente), da anni a questa parte, ma massicciamente negli ultimi mesi, hanno messo in moto le rotative, e sballottano la Tommasi per ogni dove, mettendole in bocca parole per qualunque causa stia a cuore ai loro portafogli, dal signoraggio bancario (nota barzelletta per geek sottoacculturati o sottodotati) alla pornografia, dalle feste di Silvio a Grillo, dagli alieni a quel che le pare. Si guardi qualche intervista televisiva, come quella alle Iene, dove una ragazza con sguardo vitreo e fisso nel vuoto dice candidamente: "dico quello che mi dicono di dire, faccio quello che mi dicono di fare", per poi confidare a telecamere ACCESE (nemmeno a quelle nascoste) come le piacerebbe potersi permettere scarpe a volontà e ville da sogno.
Non la faccio più lunga di così: se le dico con buonumore ed umiltà che trovo abbia questa volta zampillato ben lontano dal vaso è perché quelle nobili cause di stampo continentale che auspica raggiungibili attraverso battaglie sociali a muso duro non soltanto non possono essere ricondotte alla figura di questa ragazza sfruttata dal mondo come e più di un personaggio di Hugo o Dickens, ma anzi, al contrario, le conseguenze di esse fungono addirittura da epigone (se proprio dobbiamo metaforizzarla) della degenerazione cui quelle liberalizzazioni (o modernizzazioni) possono in taluni casi condurre. Insomma, una bella zappa sui piedi e un fianco porto a quegli ottusi benpensanti che tanto odia (sempre, a mio avviso, per una vita vissuta chissà su quale pianeta privo del meraviglioso sentimento latino della Pietas). Lei di nuovo confonde in modo madornale libertà con abuso, e pur con l'ovvia e demagogica condivisione delle sue aspettative su una società più tollerante e bla bla bla (si riferisce comunque a stereotipi italioti molto più pertinenti alla sua generazione che alla mia di trentenne), devo dire che ha il grave torto di far passare (evidentemente senza essersi minimamente informata sulla storia in essere, o forse solo non essendo in grado di leggerla) una pietosa vicenda di autodistruzione e sfruttamento che sfiora la cronaca nera sempre più da vicino con un'epica battaglia intellettuale dagli echi e riflessi pasoliniani.
Le dico, sempre secondo la mia più che modestissima opinione, perché non si sentiva la mancanza di questa sua opinione, pur legittima e sacrosanta nella sua ragion d'esistere. Il primo motivo è che non mi sembra il caso di dare alla povera Tommasi e soprattutto a chi la manovra altre frecce all'arco. Il secondo è che vedere di queste baggianate scritte in giro nel 2012 mi sbatte di nuovo in faccia quanto l'intellighenzia post sessantottina (meglio: eternamente sessantottina) continui a cadere sugli stessi cliché da decenni senza ombra di innovazione o pensiero originale, del tutto all'oscuro di come si muova la società ma, soprattutto, fermamente convinta di detenere una veritas che al volgo "close minded" è sfuggita. Quando invece, come per contrappasso all'arroganza, accade l'opposto.
Finito l'articolo. Applausi.
 Rossi F. 



venerdì 22 giugno 2012

Qualche immagine di Annalisa

Mi scuso di nuovo per la scarsa frequenza con la quale aggiorno il blog, ma, di nuovo, il periodo è frenetico! Sto anche ristrutturando studio, per cui è un casino ragazzi :) .

Rimedio con qualche immagine di Annalisa, presa qualche settimana fa!


















giovedì 14 giugno 2012

Qualche foto di Ambra

Sì, lo so che vi struggete perché non aggiorno il blog spesso, ma il periodo è furibondo.

Ne approfitto di cinque minuti di stallo per pubblicare qualche fotografia di Ambra, prese qualche settimana fa.

Saluti a tutti, spero di riaggiornare senza grandi ritardi.