L'uomo che vuol fare fotografia di ritratto in studio è in genere un disadattato sovrappeso (eccomi) con oscene mire carnali su giovani ragazze e vaghe rimembranze dei poeti studiati all'istituto per geometri. L'idea di partenza è quella di fare foto a donnine nude fingendo di costruirci attorno un complesso sistema di simboli e allegorie sull'animo umano. Ovviamente il tutto è mirato a fotografare una miccetta di pelo (solitamente mal depilato) con la speranza di dare a bere a qualcuno che quel che ha fatto è arte, e in quel modo pigliare i classici due piccioni con una fava (piccioni siamesi mutanti). E si parte! Come prima cosa non pensa a fare una bella foto, ma a fare una foto "diversa" da quelle che vede in giro. Non è ricerca, vuol solo sembrare molto figo. Se per esempio ha una sua amica su un trespolo e una luce ambiente che la illumina si sdraia vicino ai piedi di lei e la prende dal basso (la fiera del doppio mento), oppure fa scatti da prospettive improbabili, sudando parecchio e muovendosi molto nello spazio che ha a disposizione come una scimmia ammaestrata nella gabbia dello zoo. Piena di cacchette.
Giusto per precisare: la sua amica dovrebbe essere così:
mentre invece è più simile a questa:
Un'altra cosa a cui pensa subito è che una sola luce di tre quarti, di solito un faretto da 500w a luce continua, è un'ottima soluzione, molto artistica, molto francese, e la punta sull'amica che in qualche modo ha convinto a spogliarsi scattandole foto di "vedononvedo", nelle quali tutto è nero tranne alcuni punti, come le linee di contorno della coscia e il pube mal depilato di cui sopra. Manco a parlarne si scatta in bianconero.
Solitamente ottiene una ciofeca di questo tipo:
La prima parte è compiuta, la foto ce l'abbiamo. Ora si passa al secondo punto: l'elaborazione digitale, o post produzione. Sì, perché il nostro amico si è informato, e sa che la sua macchina reflex della Canon scatta fotografie non su pellicola ma su file jpeg (più un altro formato che però il pc non riconosce). Sa inoltre che un'azienda della California, Adobe, produce un programma che si può craccare, Photoshop. Questo programma renderà la sua foto ancora più artistica. Via, si parte! Il programma mette a disposizione del novello Richard Avedon tutta una gamma di possibilità da sfruttare. Alla fine del processo la foto risulta così:
Le potenzialità del software sono innegabili. Il nostro è sempre più gasato. Chiude gli occhi e si vede esposto alla Tate di Londra, con una sciarpina scozia al collo, che illustra ingrandimenti a parete a donne con i capelli tagliati a zero e ometti in abiti da sera e Coverse ai piedi.
Ottimo lavoro, Baudelaire dei fotografi: al prossimo giro potrai passare addirittura a due ragazze insieme che imbracciano una vecchia biottica! Sempre più artistico, sempre più intellettuale, nell'olimpo della fotografia d'autore.





















