Ho venticinque anni e sono troppo vecchio. Troppo vecchio per tutto.
A voi capita mai di intuirlo?
Mi sento fuori posto, troppo vecchio per l'Italia del 2011. Oggi ho litigato con tutti. Lavoro e mi devo sentire in colpa a chiedere di essere pagato. O in altri casi lavoro gratis e poi vengo preso per il culo e mi si chiede di scusarmi. E io lo faccio anche!!!! Poi apro facebook e leggo cose di questo tipo:
Il "like" alla replica finale è mio. Mi sembrava il minimo.
Niente male, eh? Sono sicuro che i vari malati di sclerosi laterale che magari si aggrappano alla misera speranza che anche Telethon possa dare qualche soldo in ricerca non se ne avranno a male. Capiranno: i topolini bianchi sono esseri viventi, come noi, che diritto abbiamo di farci ricerca su? Anzi, perché non fare ricerca (etica) per CURARE le malattie dei topi? O dei pangolini nani del Borneo? Perché non salvare le zanzare tigre dai nazifascisti che le schiacciano? E' la stessa cosa che torturare schiavi ebrei in qualche buco di Dachau, dopo tutto. Non tirerei in ballo il nazismo se non l'avesse fatto il simpatico interlocutore (peraltro un collega: guardatevi dai fotografi cazzo!): sul parallelo ebrei/topi da laboratorio lascio a voi ogni giudizio.
E non citiamo quelli che si fanno le pugnette assassinando tutti quegli spermatozoi: se posso suggerire i giuristi, tre anni di gattabuia andrebbero bene. Ma occhio agli indulti!
Sì, sono troppo vecchio. Mi capita di lavorare gratis per delle cose (cosa che faccio VOLENTIERI E NON ME NE LAMENTO, ANZI) e impegnarmici pure, salvo poi constatare alla fine che si viene chiamati non per la propria creatività ma per fare lavoretti da manovalanza che chi ti contatta (anzi, diciamola meglio: il suo ufficio stampa/marketing) semplicemente Non ha voglia di fare per conto suo. Venticinque anni e già il mondo non mi corrisponde, non so più leggerlo, non mi ci raccapezzo.
Questa roba degli animali pare che su Facebook stia contagiando moltissimi miei contatti. Ci avete fatto caso? O anche a voi stanno a cuore i topini bianchi degli esperimenti?
Capite quel che intendo? Mai visto in anni di social network petizioni per il Sudan, l'Etipia, la Cecenia, raccolte firme per gli aborti di stato in Cina, manifestazioni contro il terrorismo internazionale, Al Quaeda, o anche solo l'Iran. Mai prese di posizione contro i governi dittatoriali in America Latina, le stragi cristiane, mai un link a favore di una adozione a distanza, contro le guerre civili che dilaniano mezzo continente africano, contro gli uomini che picchiano le donne, quelli che le violentano, contro i giornalisti petulanti e affamati di carogne. Nemmeno mai nessuno che volesse far chiudere la Clerici. Questa roba non turba, non è fondamentale, non indigna (indignarsi è un verbo che i miei coetanei e le teste di cazzo dei loro padri adorano, lo cito per questo). Tutti contro quelli che fanno ricerca genetica sui cani per curare le malattie ereditarie. Cazzo, questi medici qua devono essere peggio delle Bestie di Satana. Perché che siano al pari dei criminali di guerra nazisti l'abbiamo appurato poco sopra...
Sto invecchiando ad una velocità che mi crea spavento ed imbarazzo. Pari diritti sì, ma andare in pensione alla stessa età uomini e donne no.
Siamo nel periodo più buio della storia d'Italia dopo la caduta del fascismo, il più buio da quando noi ed i nostri genitori sono nati: un ministro della Repubblica si mette a piangere quando è costretta dalle contingenze a dire che una pensione sopra i mille e qualcosa euro non verrà rivista in base all'inflazione perché considerata non bassa (fa venire il magone anche a me) e quello che scrivono su facebook i miei contemporanei, i miei coetanei, è che dovremmo prendercela con quelli che fanno esperimenti sui topi.
Lo capite quello che sto scrivendo? Lo capite sul serio? Attenzione, non sto parlando di cani, di gatti, di lavoro o di inflazione, non parlo di retribuzione.
Sto parlando del fatto che nel 2011 gente di cultura, quella gente che a causa del crescente analfabetismo siamo costretti a chiamare "edotta", nel 2011 dicevo non vede la differenza tra un essere umano ed un topo. Che del termine vittima ammanta il topino bianco da laboratorio e non il malato di sclerosi laterale che cerca una cura prima di essere ridotto a stato vegetativo e ad un vortice grigio di miseria ed angoscia che distruggerà la vita a lui ed alla sua famiglia, ai suoi cari, ai suoi amici. Ma è solo l'esempio in atto.
Gente che non si rende conto minimamente del mondo in cui vive, di quali sono le priorità, della scala di valori su cui impostare una vita, quali i problemi, quali i punti focali su cui si muove la società, il mondo.
Lo capite che non parlo di topi? La gente si muove su concetti morali ricavati dai filmetti buonisti che vede in tv, buoni contro cattivi, viva i cuccioli, abbasso i cattivoni della finanza. Gente che va all'università ma si informa su Studio Aperto, che costruisce la propria visione del mondo, la propria etica, il proprio metodo di giudizio sulla fuffa, sull'aria fritta infilata nel sedere da quattro siti di radical chic della domenica. Sempre col cazzo sabbiato, peraltro.
Una cosa la nostra epoca ha perduto, ed ahimè, tornerà a comprendere soltanto con dolo: il senso delle cose.
Il pensiero debole non è mettere tutto sullo stesso piano, non togliere legittimità ad ogni cosa livellando il vero. Perché esiste una scala, una piramide nella vita, esiste un metro con cui giudicare il mondo, opinioni a parte. E' il metro della RAGIONE. L'hanno scoperto i greci, e da lì in poi è stato sempre messo in pratica, anche quando negato. Se Cesare compiva eccidi lo faceva COSCIENTE di farlo. Magari si giustificava, si reputava in diritto, quel che volete: ma lo SAPEVA. Il Papa non condannava Galileo per le sue idee, ma per l'effetto delle stesse. Lui, il Papa, Camillo Borghese, lo SAPEVA, lo CAPIVA che Galileo aveva ragione.
Ora no, non più. Quando incalzato l'omino di turno, con la sua laurea appesa e i suoi apprezzamenti per la Camusso, Philippe Daverio e tutto ciò che si confà alla borghesia italiana di sinistra, l'omino ti dice SI', è come Mengele, è la stessa cosa, lo stesso principio.
E' così evidente solo a me che non sto parlando di topi?
Le parole hanno un senso: le cose hanno un senso. Stare dietro ad un computer e masturbarsi su una tastiera non cambia questo assunto.
Io sono senza parole, non so neanche bene come argomentare un post. Cosa devo scrivere? Cosa scrivereste? Come vi viene da lavorare, da studiare, da sbattervi, da ingegnarvi a tessere reti sociali?
Va bene, il topo è un pretesto narrativo, mi serve per arrivare ad un concetto, che ognuno scriva su facebook quel che gli pare, ma... Sto invecchiando troppo in fretta. Mi sento come se fossi nato nel milleottocento.
E mi sento anche l'unico uomo al mondo che in questo preciso istante non sta parlando di topi.
Anzi, non l'unico.
Leggete cosa scriveva questo anonimo marchigiano nel secolo decimo nono:
Questo che segue, non è un pensiero, ma un racconto, ch’io pongo qui perisvagamento del lettore. Un mio amico, anzi compagno della mia vita, Antonio Ranieri, giovane che, se vive, e se gli uomini non vengono a capo di rendere inutili i doni ch’egli ha dalla natura, presto sarà significato abbastanza dal solo nome, abitava meco nel 1831 in Firenze. Una sera di state, passando per Via buia, trovò in sul canto, presso alla piazza del Duomo, sotto una finestra terrena del palazzo che ora è de’ Riccardi, fermata molta gente, che diceva tutta spaventata: ih, la fantasima! E guardando per la finestra nella stanza, dove non era altro lume che quello che vi batteva dentro da una delle lanterne della città, vide egli stesso come un’ombra di donna, che scagliava le braccia di qua e di là, e nel resto immobile. Ma avendo pel capo altri pensieri, passò oltre, e per quella sera né per tutto il giorno vegnente non si ricordò di quell’incontro.
L’altra sera, alla stessa ora, abbattendosi a ripassare dallo stesso luogo, vi trovò raccolta più moltitudine che la sera innanzi, e udì che ripetevano collo stesso terrore: ih, la fantasima! E riguardando per entro la finestra, rivide quella stessa ombra, che pure, senza fare altro moto, scoteva le braccia. Era la finestra non molto più alta da terra che una statura d’uomo, e uno tra la moltitudine che pareva un birro, disse: s’i’ avessi qualcuno che mi sostenessi ‘n sulle spalle, i’ vi monterei, per guardare che v’è là drento. Al che soggiunse il Ranieri: se voi mi sostenete, monterò io. E dettogli da quello, montate, montò su, ponendogli i piedi in su gli omeri, e trovò presso all’inferriata della finestra, disteso in sulla spalliera di una seggiola, un grembiale nero, che agitato dal vento, faceva quell’apparenza di braccia che si scagliassero; e sopra la seggiola, appoggiata alla medesima spalliera, una rocca da filare, che pareva il capo dell’ombra: la quale rocca il Ranieri presa in mano, mostrò al popolo adunato, che con molto riso si disperse.
A che questa storiella? Per ricreazione, come ho detto, de’ lettori, e inoltre per un sospetto ch’io ho, che ancora possa essere non inutile alla critica storica ed alla filosofia sapere che nel secolo decimonono, nel bel mezzo di Firenze, che è la città piùculta d’Italia, e dove il popolo in particolare è più intendente e più civile, si veggonofantasmi, che sono creduti spiriti, e sono rocche da filare. E gli stranieri si tengano qui di sorridere, come fanno volentieri delle cose nostre; perché troppo è noto che nessuna delle tre grandi nazioni che, come dicono i giornali, marchent à la tete de lacivilisation, crede agli spiriti meno dell’italiana.