Le nostre visualizzazioni!

lunedì 23 aprile 2012

Paris, Victoire

Una galleria di immagini di Victoire, una bellissima attrice fotografata a Marzo a Parigi.

Baci a tutti!























Anteprima

Ieri ho fatto un servizio lungo e divertente, che mi ha preso diverse ore ed energie.

Prima di pubblicare queste foto passerà un eternità, dato che ho altre cose in coda, ma ci tengo a darvi un'anteprima al volo!

Corinna e Alessia, nel loro set Burlesque.

Buona settimana a tutti!




mercoledì 18 aprile 2012

Santi, eroi, navigatori e Agiografi



Sarà che viene da un lungo processo storico e sociale, contraddistinguente il Bel Paese dai confinanti, ma l'Italiano è di certo sempre e da sempre ben disposto a vedere la propria biografia professionale come un'agiografia tout court, riconoscendo in sé una figura salvifica che esprime e palesa per verba tramite retoriche perifrastiche che attingono dal crogiuolo di tutta la letteratura epica novecentesca, di derivazione Proustiana (nella sola e mal scopiazzata forma, purtroppo).

Non fanno eccezione a ciò i fotografi italiani, che in questo anzi potrebbero insegnare a molti altri colleghi esteri.

La mia opinione è che noi fotografi italiani abbiamo letto troppo e per troppi anni libri di Cartier Bresson, che del culto di sé ha fatto un piccolo feticcio gauchista. Ok, se si pensa al fotografo vanesio, pieno di sé ed auto celebrativo Bresson non è il primo della lista; si pensa ad Avedon ed altri, ma il modo in cui i francesi dello scorso secolo si dipingevano ha qualcosa di più subdolo, perché anteponevano una patina di falsa umiltà intellettuale ed autoriale (un po' ipocrita, se non esagero) alla natura vanesia del proprio ego, contro quegli statunitensi che invece, estremizzando il concetto, rendevano la propria gonfaloneria simpatica, onesta e del tutto perdonabile se non condivisibile da coloro i quali (come me) tendono a contrarre orticarie al solo pensare al politically correct e a tutte queste stronzate che rendono la vita triste e adatta ai burocrati del vivere (riassumendo: voi bastardi). Senza ostentazioni amletiche, esagerazioni, nani e ballerine la vita sarebbe soltanto la somma delle nostre azioni, e si correrebbe il rischio di finire come un Serra qualunque che pezze ai gomiti in in tv pochi giorni fa negava la propria natura spergiurando di non sapere cosa significhino i termini "radicale" e "chic".
Basti a comprovare ciò che dico ricordare che Dante nei primi gironi, i più teneri, mette coloro i quali peccarono per eccesso di abbandono al ludibrio della carne. Che quindi esagerarono, trasgredirono, peccarono certo... Ma un po' meno degli altri. E se persino lui temeva di finire in quelle fauci non posso che richiamarmi a tale discendente. Non fossaltro che non posseggo biciclette scatto fisso, né tantomeno pipe, I-phone o amenità.

Dunque i fotografi.

A me capita di sfogliare le pagine personali dei colleghi o pseudo tali della mia età. E devo dire che mi viene sempre da preferire non tanto chi fa foto migliori, ma chi mi dimostra di essere una persona che vale qualcosa, a partire dalla biografia. Dite che non è corretto? Crociani! Per me invece, che leggo Contini, si può eccome.
Vi faccio un esempio. Qualche anno fa (doveva essere il 2009) Anne Leibovitz espose alla National Portrait Gallery di Londra. Io ci andai, e tra le tante foto celeberrime esposte ce ne erano alcune che documentavano la malattia e la morte del padre di lei. Di per sé le foto erano molto intense, ma non potei esimermi da provare repulsione profonda per quel materiale, che, dalla camera della Leibovitz, perdeva ogni intimo e intrecciato rapporto col sé, il tempo e le generazioni, gettandosi in un micro universo quasi salottiero (che buono o no, sempre un salotto resta) di "sociale", "intellettuale anti intellettuale", "comunitario" eccetera. Mentre passeggiavo per la sala continuando a vedere queste immagini (del padre, della Sontag nel periodo della malattia, eccetera) mi restava fisso in testa quanto avesse sbagliato a palesare quei momenti, sebbene il tutto fosse realizzato con un tatto superbo e delicato. L'impressione era di avere invaso una privacy che non le apparteneva. Non si trattava dell'intimità fantoccio di Lennon e Ono che si abbracciavano sul pavimento con l'intento di mostrarsi, ma dell'intimità vera, quella del riserbo della gente che muore in un certo modo. Non centra nulla qui la censura, il non-voler-mostrare: anzi è il contrario. Come non è giusto censurare, dall'altro lato non lo è nemmeno ostentare. Nemmeno nei salotti buoni. Soprattutto nei salotti buoni.

La biografia di un artista è fondamentale, non semplicemente importante, per risalire all'opera, alla sua genesi ed esegesi.
E c'è biografia e biografia. Lo spunto da cui partivo all'inizio dell'articolo è questo: quando la biografia i fotografi se la scrivono da soli è la fine!

Diventa un'agiografia. Non c'è scampo. Sfogliate i siti dei fotografi!
Innanzitutto non si capisce perché si debba parlare di sé in terza persona:


"Fin dalla più tenera età, il singulto del genio si fece strada in lui attraverso gli occhi di una vecchia e polverosa macchina fotografica (forse magica: chi può dirlo?) appartenuta al genitore e rinvenuta come epifanica reliquia in apposito forziere nascosto nei meandri di una ancor più polverosa soffitta in penombra. E seppe che la sua vita sarebbe cambiata radicalmente, verso un'epigone nirvanica di ispirazione e arte". 

E poi è tutto una celebrazione di sé stesso, della propria intelligenza, della propria sensibilità che lo spingeva a fotografare farfalle da bambino anziché giuocare al pallone, e giù di ricordi, quella volta che scoprì le diapositive 6x6, quella volta che il nonno gli diede il consiglio che gli cambiò la vita, quella volta che...

Chiude il capolavoro la citazione di testa/occhio/cuore.

Tutti barzotti e felici.

Ma sticazzi?

J U M P !

Marlène is Jumping! At CNSAD, Paris. March 2012.
















lunedì 16 aprile 2012

Paris, Smaranda

Quando ho saputo che avrei dovuto fotografare Smaranda, un'attrice di Parigi, mi sono messo a pensare a cosa fare. Ero stanco di fare foto dentro il teatro, perché per quanto affascinante venivo da una serie di immagini tutte prese lì, stesse luci, stessa atmosfera, simili ambienti...

Allora ho fatto una cosa: ho preso la gentilissima Smaranda, un'attrice rumena molto metodica e brava, e l'ho portata fuori, sulla collina che da Bonne Nouvelle sale verso Sacre Coeur e Montmartre.

Lì abbiamo scattato queste immagini un po' street, un po' ritratto, un po' come ci veniva.