Quest'anno per la festa dei Ceri Mezzani c'ero anche io, ospite di Isabella. Raccontare la magnificenza, il peso e la potenza di questo evento è banalmente impensabile. Non solo, è anche sconveniente: la cosa più saggia da dire è che se siete curiosi di scoprirla dovete assolutamente andarci.
La mia giornata tra i ceri è stata movimentata: il tempo era pessimo anche se le temperature restavano alte: pioggia a dirotto per gran parte della giornata, bolge di persone ammassate l'una sull'altra, i ragazzi delle famiglie che si preparavano, la tensione palpabile, l'eccitazione, tonnellate di ormone.
Nel bel mezzo della mattinata, forse per una indigestione, mi sono anche sentito male, e sono quasi svenuto in una piazza stipata da migliaia e migliaia di persone urlanti e festanti. Ringrazio di nuovo Isabella per avermi soccorso in quei momenti!
In attesa di pubblicare le tante fotografie della manifestazione ho preparato un paio di montaggi video che non raccontano la giornata ma tentano di renderne un'idea per sommi capi, a livello di partecipazione, calca, amore e passione.
Dico che non raccontano la giornata: il primo grande problema che mi sono trovato dinnanzi a Gubbio è stato proprio questo. Talmente vasta è la portata della festa dei ceri che per il singolo reporter non si prefigurano che scenari mozzati: impossibile fisicamente seguire tutto il percorso, le tappe, la preparazione, i momenti salienti uno ad uno. A meno di non fare il lavoro in team, ma parliamo comunque di tante persone ben dirette.
Allora ho dovuto fare una scelta di campo, tagliando la testa al toro. Tutti i fotografi, mi dicevo (e ce n'erano davvero tanti), saranno qui con lenti grandangolari, per meglio cogliere la totalità delle persone, delle migliaia e migliaia di persone che affollano la città.
Non potevo che fare l'opposto! Ho montato sulla mia full frame una lente fissa, il 100mm macro che uso per i ritratti, che ha il doppio vantaggio di avere una straordinaria rapidità di messa a fuoco e di essere leggerissimo, e sono partito con quell'unico vetro per tutta la giornata. Il risultato sono per lo più ritratti ravvicinatissimi dei partecipanti che sono riuscito a cogliere in mezzo all'orda di gente, sballottato sempre qua e là. E devo dire che finalmente è tornato in vantaggio l'avere una stazza fisica piuttosto considerevole, altrimenti mi avrebbero spezzettato come un ramoscello d'ulivo in Corea del Nord.
Non si tratta di un reportage sulla festa dei ceri: sarebbe stato impossibile, retorico e già visto da tutti. Più che altro è un reportage sugli eugubini durante la festa. Cosa che trovo molto più onesta, anche alla luce del fatto che questi umbri mi hanno davvero colpito, più della festa in sé o del paesaggio meraviglioso in cui si teneva. E mi hanno colpito per un certo senso di fratellanza che li accomuna, di partecipazione alla vita della comunità scevra da ogni contenuto retorico o demagogico. Mi hanno mostrato un modo di vivere che ho trovato quasi antico; non vetusto, non ridicolo, non naif, ma che affonda a piene mani in una secolarità mai interrotta e ci ricorda un pochino che forse qui su nel nord Italia siamo troppo ossessionati dalla frenesia. Quando la collega Isabella mi faceva notare che le sembravo un mezzo matto iperattivo, e che i progetti che faccio in una settimana lei li fa in un mese, in effetti mi sono reso conto che ci dedichiamo veramente con troppa ansia alle cose, senza ritagliarci il tempo per quell'otium latino che di professioni come la mia dovrebbe essere parte integrante.
Gli eugubini, dai quali vorrò tornare presto, mi hanno un po' riportato ai luoghi mentali della mia infanzia, e lasciato questo piccolo monito come regalo, senza che io facessi nemmeno nulla per meritarlo.







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