Il mio lavoro, quello cioè di Fotografo Freelance, è andato con gli ultimi dieci anni incontro ad una grande trasformazione. Da occupazione pseudo redditizia, pseudo artistica, richiedente competenze umanistiche oltre che tecniche, si è sfilacciata in una nuvola di "superstizioni" circa cosa il fotografo dovrebbe fare e saper fare, cosa gli competa e cosa no.
La causa va ricercata su più versanti; semplificando, si può dire che questa deriva linguistica può avere radici nella fomentazione e proliferazione di nuovi, molteplici individui attorno al mondo dell'immagine. Se fino appunto a dieci/venti anni fa soltanto gli "addetti ai lavori", le società, le imprese di un certo tipo, si rivolgevano ad un fotografo professionista per l'aspetto promozionale del proprio operato, ad oggi esiste una moltitudine di soggetti, scarsamente addentro l'universo immagine, che si avvale dei servigi del povero scatta-foto, quasi sempre a costo vicino lo zero.
Capita perciò facilmente che il sottoscritto venga contattato, da questo o quel potenziale cliente, per servizi che io, per formazione e percorsi, non sono affatto in grado di fornire.
Vi faccio degli esempi: io non sono un web designer, un tecnico di computer, non sono un progettista, non sono un disegnatore e, ultimo ma più importante di tutti, non sono un grafico.
Questo in particolare sembra essere un distinguo arduo da veicolare. Proprio di ieri una discussione con mio padre, a pranzo, durante la quale, all'ennesima richiesta di consulenze per la sua azienda in merito a pubblicità di varia natura, impaginazione di brochure ecc, ho un po' sbottato e gli ho detto: "Pà, io però di mestiere faccio il fotografo"! Come a dire: posso fare riprese video, posso impaginare un lavoro, editarlo, post produrlo, posso lavorare anche un pochino di ritocco audio (per quel che mi compete), ma il grafico -nel senso più proprio del termine- io non lo posso fare, perché NON LO SO fare!
Da questa premessa rapidamente possiamo trarre due considerazioni generali.
La prima: diffidate da chi, contattato, si presenta come il tuttofare della situazione. Da chi offre cioè una gamma di soluzioni e di attività tra loro contingenti ma non per forza concatenate. Di solito chi fa il grafico di fotografia sa e può poco, e al contrario molti fotografi non vanno oltre le elementari competenze di impaginazione software.
E da qui ci si può allargare: diffidate dei parrucchieri che si pongono anche come truccatori (8 volte su 10 sono imbranati col make-up!!), o di esperti di montaggio che vogliono fare gli operatori.
La seconda: vero tuttavia è che dieci o vent'anni avranno ben portato qualche cosa di salubre e positivo all'attività, e infatti così è. Se da un estremo si richiedono troppe competenze al fotografo, dall'altro è vero che dopo le avanguardie del secondo '900, dopo l'arrivo della contemporaneità, e in ultimo dopo la crisi globale del settore, il fotografo non è e non può rimanere del tutto confinato al proprio antico ruolo, chino in una camera oscura a sviluppare chilometri di pellicola. Insomma, una via di mezzo è sempre un buon compromesso di lavoro.
Per questo ad esempio nella mia attività è oramai indispensabile affiancare la componente video a quella fotografica. Il che significa fare pratica, tenersi aggiornati sulle ultime uscite, investire soldini, imparare a padroneggiare tecniche e teorie. Sono nella mia esperienza come in quella di molti realtà sempre più intrecciate fotografia e video produzione, realtà che sovente si mescolano e si compenetrano.
Ma se tutto questo è vero, allora ne deriva direttamente quanto segue. Ovvero che il mercato - tutto il mercato - dovrebbe evolversi di quel passo. Se tutti da un giorno all'altro cominciano a comprare solo riso, il prezzo del riso scende, e allo stesso modo alcuni prodotti "translavorativi" o "interlavorativi", come i software professionali di elaborazione, dovrebbero adattarsi al mercato, alla richiesta sempre più frequente, abbassando un pochino i costi.
Il riferimento è immediato: i software più performanti, potenti e completi al mondo per la grafica, il ritocco, l'editing e la post production di immagini in generale sono prodotti dalla californiana Adobe, e si raggruppano nella cosiddetta "Creative Suite", quest'anno nella versione cs5. E' quella che include i programmi Photoshop, Premiere Pro, After Effects, Illustrator, In Design, e così via. Li avrete sentiti nominare in più contesti.
Questa suite ha enormi qualità, per me è la miglior soluzione esistente per l'editing combinato, e oltre ad offrire un godimento esagerato per i cultori (io sono il numero uno di questi) è disponibile in diverse soluzioni, o pacchetti, a seconda dell'attività del cliente. Il grafico può scegliere l'opzione includente illustrator, photoshop e magari non Premiere (per il montaggio), il contrario per i montatori video; chi si occupa di web avrà una terza possibilità di "combinare" solo alcuni dei software (che, e questo è uno dei punti forti di Adobe, sono tra loro direttamente interconnessi, complementari, sovrapponibili) e così via. Infine si può acquistare la suite cumulativa.
Solo una cosa resta incomprensibile: il prezzo.
Ad oggi (gennaio 2011) la Suite Adobe Master Collection (completa) nella versione CS5 costa (per imprese) circa 3700 €.
Intendiamoci, le confutazioni in proposito sono molte: è vero, la pirateria è virale e diffusa, le aziende ammortizzano in vari modi, gli aggiornamenti alla versione successiva costano meno che ricomprare l'intero prodotto da zero, e così via. Ma un punto resta. Io sono un libero professionista, come dicevamo in incipit. Non ho dipendenti da pagare, ma ho spese di varia natura, come ovvio, che un dipendente non ha. Essendo un giovane ho poi ulteriori spese, in primis l'attrezzatura, costosissima e che quindi mi ruba buona parte della disponibilità economica. In ultimo una fidanzata bionda che fa il resto (sto scherzando amore!).
Insomma, io (un io collettivo, poiché in moltissimi sono in questa situazione) acquistando la suite originale Adobe (e lo DEVO fare, perché i miei clienti si aspettano che io faccia ben altro, ben di più delle semplici foto) devo investire molti soldi in questo prodotto, che, lo ricordiamo, se da un lato è incredibilmente valido (ergo: è giusto spendere), dall'altro è, oramai, incredibilmente diffuso, capillarmente usato da professionisti di ogni sorta.
Per capirci ragazzi: la mia macchina fotografica (senza obiettivi) costa tranquillamente sui 3000/3500€, ma si tratta di materiale professionale di ristretto mercato, che compri non in negozio ma da rivenditori specializzati. La Creative Suite Adobe CS5 invece la si trova nei maxi store, nei semplici negozietti di computer, nei grandi magazzini alla sezione elettronica. E' roba che non compra solo il fotografo professionista, ma l'ingegnere, il fotografo, l'architetto, l'arredatore, il grafico, il regista, l'operatore di videocamera, lo stylist, il creativo, e così via in un'infinità di declinazioni lavorative tra loro a volte connesse e a volte no.
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| Da alzare gli occhi al cielo! |
Non sarebbe il caso, anche per arginare il mondo del crackaggio senza regole, di adattarsi, come fanno tutti, ad un mercato che ovunque sta subendo ampie flessioni? So che il monopolio è un bell'argomento per ignorare questo ragionamento, ma alla fine della fiera non si va così a paventare per questo settore lo stesso destino toccato all'industria discografica e, in parte, cinematografica?






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