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venerdì 22 aprile 2011

Scarlett Johansson cede all'aiutino.

Esatto gente.

Scarlett Johannson cede all'aiutino. Nella nuova campagna di Mango (mango!) le hanno piallato le cosce.




A quelli del Corriere.it la cosa non è sfuggita. Si fottano  Bob Woodward e Carl Bernstein, questo sì che è giornalismo!


Il tutto lo vedete in questo bel servizio. Minima spesa, massima resa.







Allora, non mi fraintendete. Lo so anche io che lavorare tutti i giorni è dura e che quando si possono fare soldi con le boiate tanto vale rilassarsi un po' e farlo, e difatti anche questo è un post vagamente cazzone. 

Ma resta il fatto che fuori dal gossip casalinga-di-Voghera non capisco veramente come possa esserci qualcuno al mondo che crede ancora che qualunque fotografia che vede su di un giornale/settimanale/magazine/rotocalco ecc sia il solo frutto di una impressione di luce su supporto. 

Gente, è finita! Anzi, non è mai esistita questa cosa! 
La foto "al naturale" non esiste, è una specie di mito borghesotto, moralista ed ignorante che perseguita il mondo fotografico da decenni senza un vero motivo se non quello di dare da mangiare a giornalisti della domenica e di che pontificare a cretini su Facebook (la latrina del pensiero occidentale).
La fotografia è per prima cosa un linguaggio, e questo spero sia pacifico per tutti. Prendete pure un notes e una penna, vi aspetto. Fatto? Bene.

La fotografia è un linguaggio. Come ogni linguaggio dunque ha codificato nel corso del tempo dei suoi mezzi espressivi, che ovviamente non sono la bibbia, ma sono comunque indicativi di un percorso. Il genere romanzo in letteratura ha i suoi stilemi, il racconto lo stesso, e così via. Allo stesso modo in fotografia la foto di reportage ha certe regole, quella di moda altre, quella di sport altre ancora e così via.

Se Scarlett Johannson se ne va a sparare in Libia e io le voglio fare una foto poi non le cancello l'unto della faccia, perché in quel caso il mio mestiere primario è rendere un momento di storia, immortalare quel che ritengo importante di una situazione, non la Scarlett in quanto tale. 
Se le faccio una foto al matrimonio le tolgo l'unto, le tolgo il brufoletto, ma non la smagrisco a Photoshop, non aggiungo misure al seno, perché il mio mestiere primario è renderla bella quanto basta senza snaturarne la fisionomia, la fisicità ed un certo realismo. I parenti vedranno quelle foto, e noi non vogliamo che pensino che si è fatta ritoccare o si sentano dubbiosi verso le immagini; devono poter pensare: cavolo, è lei, e se me la ricordavo più bruttina è perché ho cattiva memoria, ma di sicuro era così. Ovvero, come dice Toni Thorimbert, riportiamo il soggetto all'atmosfera di bellezza e fascino che aveva nel momento dello scatto.

Pensateci, non è una cretinata: voi pensate che la realtà sia qualche cosa di dato e rigido, ma non c'è nulla di più falso. Avete 15 anni ed uscite con la vostra prima ragazza. Io sono il fotografo del Luna Park che per 3000 Lire vi fa la foto insieme. C'è anche un mio collega che alla stessa cifra ve ne fa una del tutto simile. Mettiamo che poi però io a differenza sua me la lavoro un po' in digitale; tolgo rughette, macchioline, occhiaie, liscio i capelli, alzo le tette. Ora avete 50 anni, e sistemando gli scatoloni in garage trovate le due foto. Prima vedete la sua; la ragazza è grassottella, impacciata, e voi vi fate una risata ripensando ai bei tempi andati, a quanto foste sfigati a vostra volta, a quanto ci fosse voluto per limonarla al cinema e a quanto tutto ciò sia tenero da rimembrare oggi. 
Poi vedete la mia. Nella mia foto lei è molto più carina, più languida, più soda. Mi direte: tu non fai vedere la realtà, sei un mistificatore, susciti facili emozioni e virgulti senili in me che ora mi rivedo toro da monta quando invece ero un agnellino malaticcio. Forse. O forse invece riporto alla mente la sensazione di onnipotenza che avevate in quel momento, il sentimento nuovo di orgoglio e paura nel tenere per mano una ragazza (!!!), la prima, quella che non si scorda più. Nei vostri occhi di allora lei non aveva brufoli, cellulite, gambe corte e tutte queste menate da adulti. Era perfetta, un mazzo di fiori, era il vostro carico di ormoni pompato a massima pressione, era polluzioni notturne, sedute interminabili al bagno, poesie su quadernetti, era un segreto di pulcinella doloroso e dolcissimo. Il mio ritocco non mistifica la realtà, perché la realtà è un sogno, non è qualcosa di reale. Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose. E questo significa riportare la foto allo spirito del momento storico di presa. 

Infine tornando alla nostra splendida Scarlett (ti amo, fuggi con me!), la possiamo fotografare per una rivista di moda, e in questo caso il mio mestiere è VENDERE UN PRODOTTO. Vedetela come volete, ricamateci attorno la cazzata che vi pare: la moda è un business. Un commerci artistico, se volete, ma non un'arte che si commercia. La cosa fondamentale è il soldino, non l'arte. Dunque vendita. E per vendere servono linee perfette. Non preoccupatevi: è così. E quando non sarà più così l'industria sarà la prima a cambiare politica e mettere ragazze non ritoccate sulle copertine. 

Se vi sembro cattivo potete cambiare canale, ma mi auguro che stiate continuando a prendere appunti. 

E' assodato, vende semplicemente di più. E guardate che non ve ne accorgete sempre, ma accade sempre. Si tratti di tette ingrandite, di culi rassodati, di pelle uniformata, di luce ammorbidita, di occhi illuminati, di foruncoli curati, orecchie rimpicciolite, sopracciglia depilate, gambe allungate, perizomi cancellati o qualunque altra cosa, il ritocco c'è sempre. E al contrario di quel che dicono (sapendo di mentire) molti fotografi di moda, non lo si fa perché le modelle di oggi siano meno perfette di quelle di un tempo, ma perché la perfezione, oggi come allora, non esiste. Altrimenti che le truccavate a fare la Schiffer e la Campbell se erano così belle? Il fatto è che prima non si poteva ritoccare più di tanto (più di quanto pensiate in realtà, ma comunque non troppo) mentre oggi sì. Inoltre un tempo l'immagine, per quanto definita, tra processi di copia, stampa in serie e tutto quanto perdeva più facilmente dettaglio, e un buon trucco copriva bene ciò che in una odierna foto di beauty sarebbe impossibile celare senza post produzione. Mi seguite? Il problema non è il grande formato fotografico, è lo schermo HD, il televisore a led, la stampante industriale delle rotative di Vogue. 

Dunque ogni cosa al suo linguaggio: in moda la modella non deve essere veritiera: deve essere bella. O, nel caso di testimonial famoso, bella e riconoscibile. Ovvero devo capire che quella lì è Scarlett Johannson, ma detto ciò lei deve essere veramente al top della bellezza, anche quando il giorno prima delle foto un paparazzo la fotografa fuori forma che corre con Sean Penn (al quale va tutta la mia stima per il colpaccio). 

Capito? Ragazzi, noi siamo fotografi: le ipocrisie lasciamoli ai giornalisti. A ognuno il proprio mestiere. 




Un esempio personale di foto prima e dopo un leggero ritocco moda.














Ps. 
Una piccola postilla all'intervento dell'altro giorno. Resto della mia idea, ma devo ammettere che pur non apprezzando i premi al foto giornalismo quando accadono eventi come quello di Misurata le parole assumono significati diversi, e occorre anche riconoscere l'onore ai caduti. Un saluto affettuoso a Hetherington e Hondrus. 

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