1- Dopo la chiusura della mostra Trecolori oggi ho aggiornato il sito ufficiale mettendo una parte relativa alla mia piccola creatura.
Trovate tutto a questo link .
2- Da giovedì a sabato sarò a Milano e mi aspetto inviti a cene o aperitivi, dato che temo pure il tempo brutto e durante il giorno sarò chiuso in camera oscura!
3- Avete mai pensato a quanto sia immenso, inarrivabile il personaggio di Wile E. Coyote? Beh, fatelo! A rifletterci è forse il più alto esempio di arte legata al cartone animato. Davvero incommensurabile. Nemmeno Paperino raggiunge i suoi livelli di sfiga e miseria, perché il Coyote, al contrario di Paperino e altri grandi personaggi, non ha mille pensieri per la testa, sfaccettature del carattere eccetera. Lui ha solo UN problema, solo un cazzo di chiodo fisso nella testa, una mania, una maledizione, un tarlo che lo rode e consuma.
Quello stronzo di uno struzzo. Ok, non struzzo, road runner, ma è la stessa cosa.
Il Coyote è il Tolstoj dei cartoni, incapace di distrarsi dal solo fine, ossessionato fin quasi alla follia da una meta che non raggiungerà mai perché troppo stupido, ma al contempo così cocciuto e - di nuovo - stupido da provarci ancora e ancora. E' veramente incredibile come si rimetta in piedi e si scervelli in ogni maniera, tenti di rivoltare la frittata, di quadrare il suo cerchio, nell'utopia di ingannare la natura di inferiore che ha cucita addosso.
Gli oggetti della Acme che compra non possono niente contro la potenza della natura che è lo Struzzo, e anzi spesso gli si ritorcono contro, mostrandolo per quel che è: idiota due volte! Eppure lui ci prova di nuovo all'occasione successiva. Il suo intento è nobilissimo: affondare i denti in quella prepotenza irrazionale che corre impalpabilmente libera da ogni pensiero e dalla morte, assaporare almeno una volta la sua punta di infinito, il suo meritato angolo di pace e vittoria, di orgoglio e di tensione oltre l'abisso.
Mi correggo: non è un Tolstoj. Quel che realmente è è l'Islandese. O un islandese al contrario. Che non fugge dalla natura, ma all'opposto la ricerca costantemente: non per sottometterla, non per dominarla, nemmeno per comprenderla, ma per affondarci dentro i denti.
Il Coyote alza la testa e va con la coscienza morale dentro di sè ed il cielo stellato al di sopra: è un uomo (o un coyote) del '900, di come non ne fanno più: un futurista, un naturalista, un razionalista, o almeno lo appare, ma è anche e forse più un sognatore, un insoddisfatto che lotta contro le sue pantagrueliche miserie e affronta la sua stupidità a muso duro! Anche se di solito si prende un camion sulla faccia, o cade da un burrone per centinaia di metri inquadrato da una telecamera fissa che ci mostra solenne il suo precipitare: inderogabile, inevitabile ed inesorabile. E poi è soltanto una nuvoletta di polvere, così piccola, se paragonata alle immensità delle valli desertiche.
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