In un'epoca fondata sul chiacchiericcio del secolo degli infanti non posso pisciare troppo fuori dal vaso se anche io mi dedico un po' al luogo comune, alla demagogia et similia.
E dunque mi balza all'occhio senza possibilità refrattaria l'articolo di oggi sul Corsera che trovate qui: donna drogata ed ubriaca prende a calci il cane a Milano.
La considerazione è doppia, anzi tripla.
Cito: "Un passante, che non poteva sopportare il trattamento che la donna riservava al suo cane, ha deciso di sporgere denuncia in Procura e così è stato incardinato un processo per il reato di maltrattamento di animali".
Questo signore non poteva sopportare che si prendesse a calci un cagnolino. E' sacrosanto, la violenza verso le bestie è abominevole. Però questo signore non si è posto per un secondo il problema, il dramma, l'angoscia profonda come l'universo di questa donna ubriaca, drogata, sola, disperata, sporca, senza dignità, abbandonata da ogni essere umano sulla terra, che si trascinava piena di rabbia, vergogna e paura per le strade di Milano. Di fronte ad una scena da neorealismo non ha colto che l'aspetto più fighetto, alla moda, più MILANESE, più comodo seppur a sua volta importante, cioè la violenza sugli animali, ed ha per due volte abbandonato al suo destino miserrimo quella donna che gridava al cielo la disperazione più contrita ed estrema.
Non serve citare, ad un paese privo di ogni guida, quella evangelica, perché l'Italia non crede in nulla. Ma se dovessi ricorderei che si parla di armonia con ogni essere della natura da qualche parte, ma di certo si dice anche "Quello che farai al più piccolo dei miei figli sarà come fatto a me".
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