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venerdì 9 marzo 2012

Tuffo nel medioevo. Marina - Parte I

La scorsa settimana ho avuto la possibilità, a causa di una combinazione di eventi fortuiti e di un po' di ostinazione, di avere a mia disposizione un set davvero particolare: l'intero Castello medievale di Montecuccolo, una splendida costruzione sulla collina che sovrasta la cittadella di Pavullo nel Frignano, capoluogo dell'appennino modenese.

Oggi il castello è di proprietà del Comune ed è del tutto ristrutturato. Ospita al suo interno un museo ed una locanda, con splendide camere semplici ed eleganti. Il tutto racchiuso dentro mura altissime e meravigliose, arrocate su di un cucuzzolo di roccia. Dalla cima si apre una visuale a 360° su tutta la montagna modenese: uno spettacolo.

Siamo partiti da questa location d'eccezione per costruire con Marina qualche foto dall'accennato sapore retrò, con abiti dagli anni 60 e colori pastello.

Un grazie alla fantastica Irene Spreafico per il make up.


























giovedì 8 marzo 2012

Il ritratto dei duchi di Windsor

La prossima settimana sarò a Londra per una capatina.

Mi è venuta voglia di richiamare la capitale inglese chiacchierando di una foto che amo molto.
La foto è di Richard Avedon, il mio nume tutelare fotografico. Forse, semplificando, il fotografo a cui sono più legato, per affetto e certe affinità.



Non so voi, ma personalmente adoro raccontare le fotografie, perché nel fascinoso mondo del racconto orale o scritto si celano mille sfaccettature delle opere e della vita. 


Comunque sia nel 1957 Richard Avedon è giù un affermato fotografo di moda, ed anzi è in un periodo di sconforto legato alle critiche che gli vengono mosse, quelle cioè di essere troppo leggero nei toni e di non andare in profondità con le sue opere. Sono accuse ingiuste; come dirà in seguito, ogni introspezione non può che nascere dalla superficie delle cose, ma comunque sia sta tentando di emanciparsi dall'etichetta di fotografo attento soltanto alla perfezione dell'immagine. A questo si aggiunga la sua ossessione fisiognomica per il volto, la cosa più grande che c'è in Avedon. 
E' il 16 di Aprile, ed essendo una persona nota agli addetti ai lavori ed un fotografo molto in voga gli viene commissionato di fare un ritratto ai duchi di Windsor, ovvero Edoardo e Wallis Warfield, che si trovano a New York in un momento di grande sconforto e dolore. Il duca Edoardo, decidendo di sposare una donna di origini borghesi, è stato costretto ad abdicare al trono da poco calcato in favore del fratello Giorgio, quel timido ragazzo balbuziente ed introverso che poi sarà capace di tirar fuori l'orgoglio leonino per sostenere la nazione sotto i bombardamenti tedeschi, divenendo un eroe nazionale. 
Distrutti dalle critiche e dalle atmosfere di palazzo britanniche, la coppia, come ripudiata, ripara negli Stati Uniti, per rinchiudersi nel proprio dolore personale ed esorcizzare gli eventi.
Avedon tutte queste cose le sa bene, e quando arriva alla suite 28 dell'hotel Waldorf Astoria ha un piccolo piano in mente. Ce lo racconta Diane Arbus, che ne è venuta a conoscenza dallo stesso Avedon anni dopo, durante una chiacchierata. 
Richard monta in suo cavalletto, ad altezza uomo, chiede ai coniugi di stare in piedi, vicini, e di guardare in macchina. Il tutto è elegante ma sobrio, su fondo neutro, privo di orpelli inutili. Immediato. 
Allora Avedon comincia a chiacchierare amabilmente con i coniugi Windsor, scattando qualche immagine di prova. I soggetti sono due tra i più aristocratici sebbene anticonformisti uomini dell'epoca, abituati ad una rigorosa etichetta, e ad essere al centro dell'attenzione dei media forse più della famiglia reale stessa. Ovvio che ogni loro movimento, gesto o parola fossero calibrati e attenti. 
Nel mezzo della chiacchierata, dal nulla, Avedon dice: "Sapete che mentre venivo qui, oggi, il mio taxi ha investito ed ammazzato un cane?" 
E' un secondo. Sul volto dei due si dipinge meccanicamente una smorfia di disgusto e di pena. Avedon è pronto, sa di essere venuto per quell'istante, e non sbaglia. Subito schiaccia l'otturatore e scatta la fotografia. Nel quadrato della sua inquadratura si imprimono i volti in primo piano di due signori non più giovani, dai lineamenti sofferenti e marcati, sfigurati da una reazione improvvisa ed autentica. 

Questa semplice e bellissima fotografia, nella sua immediatezza esprime in un attimo tutti i paradossi dell'alta società, il dolore uscito dalla guerra, il sentimento di alienazione e di non appartenenza ad alcun luogo che da lì in avanti permeerà tutto l'occidente, il rapporto tra uomo pubblico ed uomo privato, l'equivalenza di ogni volto al di sotto degli abiti costosi, e la straordinaria realtà grottesca della contemporaneità, tirata fuori per un solo secondo e scoperta, rubata egoisticamente, stanata con astuzia e fermezza dall'obiettivo del fotografo. 

E tutto questo lo fa secondo una tecnica che da lui in poi diventerà spaventosamente usata ed abusata nella fotografia di moda, quella cioè dell'attimo di sincerità. Non si tratta, come faceva ad esempio in Francia Jacques-Henri Lartigue, di cogliere attimi spontanei di vita vissuta, come in un reportage, ma anzi, all'interno di una costruzione del set consolidata e pre costruita, di generare un momento transitivo di autenticità, suscitando questa o quella emozione. Quella che io trovo la più straordinaria utilizzatrice di questo metodo è Ellen Von Unwerth, che è in grado di tirare fuori emozioni autentiche e straordinarie dalle sue lolite pur in set molto ben definiti e chiari. 

Guardate bene quella fotografia e ditemi se non la trovate straordinaria.


Di tutto questo ho fatto tesoro durante il photo shooting di questa mattina, durante il quale in studio ho chiesto a Costanza un grosso sforzo su sè stessa, generando quanto di più spontaneo e transitorio potessimo fare. Al contrario di Avedon ho usato musica a massimo volume, danza, canto, suggestioni, abiti, luci, tutto quel che potevo per tirare fuori pose che dessero una idea di movimento, e temporalità.


mercoledì 7 marzo 2012

Una mia prima impressione sulla nuova full frame di Canon

Preambolo: la piantate di scrivermi chiedendomi perché suggerisco alla gente di scattare le fotografie in Jpeg? Ricordatevi di Giorgio Gaber: avete anche la libertà di pensare, oltre che di scrivere. Quello che ho detto nell'articolo è chiaro: se i software di editing non contemplano la possibilità di importare i file raw secondo i settaggi dati in camera si perde una grossa parte di lavoro, cioè quella di pre-produzione, e il cosiddetto sviluppo obbligato del Raw finisce per essere una trafila che può cancellare o sminuire il senso di molte immagini-. 






Essendo tutti esperti di fotografia avrete senz'altro avvertito l'onda d'urto dell'esplosione sul mercato della nuova "ammiraglietta" di casa Canon, 5D Mark III, che subentra alla Mark II e ne implementa le possibilità.

Mi piacerebbe spendere due righe per qualche considerazione in merito a questa camera, sia perché sono un canonista appassionato da diversi anni, sia perché senza dubbio questa macchina catalizzerà l'attenzione, tra i miei coetanei, di molti addetti ai lavori e fotoamatori evoluti (o come si dovrebbe dire: "daddy, sgancia!")

Era stato Aristotele all'origine a dire che il tutto non è mai semplicemente interpretabile come la somma delle parti che lo compongono. Ma lo diceva in senso ontologico, un po' troppo per un misero piccolo blog. Secoli dopo, con Spinoza, l'Olismo è poi divenuto una dottrina a tutti gli effetti, declinabile alle varie discipline, dalla psicologia alla semantica, o anche alla medicina, come quando si dice che l'uomo è qualcosa di più che la sola somma dei suoi organi collegati l'uno all'altro.

Senza voler sembrare irrispettosi, uso in maniera un po' naif un concetto di questo tipo nel dire che una buona fotocamera non è mai soltanto la somma delle proprie caratteristiche; sensore, meccaniche, elettronica, obiettivi, sono una base di partenza importante, ma è improprio dire che una certa fotocamera sia buona o cattiva soltanto in funzione delle caratteristiche che offre tout court. Un esempio che mi viene in mente è la mitica Canon 30D, una piccolo formato a sensore Aps di alcuni anni fa che, a dispetto del basso numero di pixel se paragonata anche solo ad un I-Phone 4s, risultava essere un ottimo strumento di cattura delle immagini (al contrario dell'I-Phone 4s). Anche oggi molti professionisti la usano in studio per lavori non troppo complessi, traendone grande soddisfazione.



Insomma, come già sapete per conto vostro, così come non è il numero di pixel a fare una buona macchina, o la superba qualità di questo o quell'ammennicolo, non è nemmeno la somma di mirabolanti pulsantini colorati a garantire qualità ad una fotocamera. Lo stesso vale per molte altre cose: automobili, computer, telefoni cellulari, e così via. Nell'universo tecnologico anzi questo concetto ritorna spesso, perché a tutti noi è capitato che magari sul pc installando un determinato software, aggiornamento ecc tutto andasse inspiegabilmente a rilento, nonostante apparentemente non ci fossero guasti, mentre disinstallandolo ritornasse l'equilibrio, oppure che sempre senza ragione ogni cosa andasse a meraviglia in un certo settaggio mentre una volta cambiato accadesse il disastro. Vedi effetto "non funziona nemmeno ctrl-alt-del, vai di riavvio di sistema manuale".

Come sempre faccio un lungo preambolo per dire una cosa semplice: non avendo ancora preso in mano questa nuova Canon 5D Mark III non posso esprimermi più di tanto sulla resa effettiva.

Ma come vedremo questo è in effetti un falso problema, perché ciò che mi interessava da Canon e che mi ha lasciato piuttosto amareggiato è una cosa del tutto diversa.





Facciamo una rapida carrellata della nuova dslr.
Il sensore pieno 35mm è stato implementato di circa 1mp rispetto alla MII, cioè per dirla come va detta è uguale: il processore ovviamente è aggiornato, ma dal digic 4 al digic5+ singolo, che mi pare sia lo stesso della 1Dx, se non che l'ammiraglia ce l'ha doppio. Ok, è inutile un doppio sensore su di una macchina del genere, conveniamone tutti e amen, ma è vero anche che il digic 4 mostrava rallentamenti notevoli in situazioni di stress, come registrazioni in Full HD, raffiche (raffichine, diciamo), scatti multipli ravvicinati in Raw+Jpeg o lunghissime esposizioni. Mi auguro che questo nuovo 5+ lavori ad altri livelli.

La messa a fuoco è il primo fiore all'occhiello nel merchandising, con i suoi 61 punti opzionabili (variano in base alla lente) che suonano come fighissimi ma che invece mi lasciano del tutto indifferente, se non scocciato. Già la 7D ha un notevole numero di punti di messa a fuoco, ma la gestione degli stessi è macchinosa e a volte nella ricerca del punto giusto si perde l'attimo. Per una camera poi come la 5D MIII, che non si usa per foto di sport o naturalistiche ecc, mi sembra un'opulenza più utile alla commercializzazione che ad un effettivo utilizzo. Anche perché ricordo a tutti gli smanettoni dell'ultima ora che esiste in fotografia uno strumento prezioso e bellissimo che si chiama fuoco manuale, quando proprio vi serviva quel 62esimo punto di messa a fuoco. Aggiungo poi per cronaca che il software della Camera permette anche di gestire questi punti in maniera multipla, mi pare di capire, raggruppando secondo più modalità il fuoco a croce e così via.
Tra gli aggiornamenti l'implementazione del parco lenti preregistrato nella camera che riconosciuto l'obiettivo regola le micro differenze di messa a fuoco, distorsione e così via.

Una cosa interessante è l'esposimetro interno, che viene migliorato portando da 35 a 63 le zone di lettura valutativa della luce. Di nuovo: ben vengano le migliorie, sempre meglio più che meno, ma per l'uso canonico di questa macchina, ovvero lo studio, l'esposimetro si usa esterno, ma ripeto: meglio implementato che disattivato o depotenziato!!!!

Il compensatore di esposizione passa da 3 a 5 punti, sebbene non ho mai capito quanto questo strumento sia "plasticoso" nel funzionamento, per cui non mi esprimo.

La sensibilità della camera invece è stata ben riprogettata: la 5DII faceva della definizione ad alti iso uno dei fiori all'occhiello, e mi pare che la MIII prosegua su questa linea. 
Non è per il numero di ISO massimi, 100 mila e cagate del genere, ma perché - forse anche grazie alla ricerca per permettere di salire così tanto di valore - si determinava agli ISO inferiori una notevole conservazione della nitidezza.
Se si diceva che a 800 ISO nella MII non si notasse rumore, ora pare che la stessa cosa si possa dire con la MIII fino a 1600 ISO o più. Un ottimo passo avanti.  



Proseguendo, il mirino pentaprisma ha una copertura del 100% dell'immagine contro il 98% precedente. Sticazzi, direte voi, ed avete ragione, ma sono piccoli dettagli che, implementati, dimostrano interesse e ricerca anche nelle minime cose. 

Hanno aggiunto quella pacchianata che avevano 7D e superiori, cioè la "bolla", o livella, elettronica. Davvero una schifezza nella 7D, usata mezza volta e poi lasciata perdere; in questa macchina non so. 

L'LCD sul dorso, per quel che vale, è stato un po' ingrandito e un po' migliorato di definizione, ma nessun particolare aggiornamento. Per la cronaca, sembra che il corpo in magnesio sia sviluppato su quello della 7D, non della 5DII. Di buono ha la tropicalizzazione completa, contro quella a metà della MII.
Mi ripeto: è difficile che una macchina prevalentemente da studio cada in una piscina o in una pozzanghera, ma giustamente sono macchine che si usano anche all'aperto (come faccio anche io) e ci mancherebbe altro, ben venga la tropicalizzazione!



Per quanto riguarda il flash avevo letto che avrebbe avuto integrato il ricevitore wireless per la serie Speedlite, ma leggo nella scheda tecnica che c'è solo l'ingresso per un ricevitore esterno (costo: un miliardo). Chi ne sa di più ci corregga. 

Pare ci sia nel software un mini programmino per modificare al volo i file Raw, luminosità eccetera. Ecco, in maniera molto personale la trovo una cagata pazzesca. (Ma non faccio testo, tanto si sa che scatto in jpeg a bassa risoluzione ;-) ). Mi domando infatti come si possa pensare che un professionista (e questa camera è rivolta ai professionisti) possa pensare di modificare un file dalla visione sul display LCD della fotocamera, che è quanto di meno attendibile ci possa essere. E' come mettere le modalità "scatto panorama", "scatto ritratto" eccetera, con la differenza che quelle uno se le settava come voleva e le usava come ulteriori personalizzazioni.
Allo stesso modo c'è una misteriosa "funzione hdr" a 5 scatti che mi lascia un po' così. Vedremo.
La raffica di scatti va da 3,9 (per nulla reali, fidatevi!) a 6.

Una cosa che mi risulterebbe molto utile è il nuovo scatto silenziato, che per le foto di scena è indispensabile, e che finora veniva ottenuto con rimedi molto casarecci. Bisogna però dire che la 7D da quel punto di vista andava molto bene!



Lo spazio colore rimane sull'ottimo adobe RGB e il piccolo sRGB standard, come nella versione precedente.

Avendo due slot (per le CF e le schedine piccole), se si scatta Raw + Jpeg si possono registrare gli uni sulle CF e gli altri sulle mini schedine.

Salterei le cosine minori e inutili per passare a quello che secondo me è IL limite non da poco di questa camera, ovvero la registrazione di filmati. Che siate pro o contro le reflex che fanno video è indifferente: si tratta di una realtà e di una realtà consolidata ormai da anni, per cui cippa! Non so se dipenda dal Digic 5+ singolo o che cosa, ma questa Mark III fa filmati a 30 frame al secondo (ovvero 25 per il pal) come il vecchio modello, salvo arrivare a 60 se si gira a qualità Hd semplice, 720p. In sostanza, la stessa identica cosa che fa Canon 7D. Tenete presente che mentre scrivo, probabilmente, dai rumors, di oggi a Cupertino stanno presentando I-Pad 3 o come si chiama, che come minimo ti opera di appendicite, ti fa la messa in piega, fa vedere film in 3D con poltroncina vibrante e tutte le cagate tecnologiche che vi vengono in mente!
Ogni nuovo prodotto che esce purtroppo DEVE tenersi aggiornato in questo verso, specie per i video e le caratteristiche "2.0", altrimenti si finisce per rischiare la veloce svalutazione.
So già che ora esce questa 5DIII, e tra due mesi Agfa fa una roba strana che gira a 100 frame al secondo, o a 29 ma in RAW come le Red One. La funzione filmati eccetera a mio avviso avrebbe potuto essere sviluppata di più in Canon (anche se ammetto che sono stati precursori e sono tuttora leader di mercato), non solo migliorando il mircofonino interno.

Ah, piccola nota: all'uscita della 5DII si parlò molto della limitazione dei video a 30 minuti di ripresa consecutiva per non sforare nella categorizzazione obbligata in "videocamera" che avrebbe comportato costi e beghe legal burocratiche. Ma sappiamo tutti che nessuna MarkII ha mai ripreso 30 minuti di fila, checché se ne dica. La mia forse arriva a 10, ma lo dico con ottimismo. Speriamo che questa faccia meglio.



Mi fermo qui. Come capite bene il mio giudizio superficiale sulla nuova Canon è piuttosto tiepido, anche perché la 5D fu una macchina rivoluzionaria che rimase al top di gamma per anni in un mondo dove ogni tre mesi esce un nuovo modello avanzato, e la 5DII ripetè il miracolo, mentre mi pare che questa 5DIII sia piuttosto un upgrade della 5dII, nel senso che risolve i piccoli deficit di questa camera ma non apporta significative migliorie.

Ma c'è un'altra ragione per cui sono rimasto deluso dal lancio della 5D Mark III, e non è di ordine tecnico.

Per alcuni mesi infatti, ispirato dai rumors sui siti specializzati, ho sperato fortemente che la 5D nuova facesse una cosa che reputavo importante, ovvero ingrandisse significativamente le dimensioni del sensore.

Perché? Non certamente perché frema dalla voglia di scattare a 30mp, ma perché speravo che così facendo bissasse l'esperimento di pochi altri come (Sony Alpha o Nikon D800), che proponendo reflex dslr a sensori giganteschi e costi contenuti vanno a bussare alla porta delle medio formato digitali, come Phase One, o Hasselblad, e così via, spingendoli, per correre ai ripari, ad abbassare i costi.




Quando uscì infatti la Alpha 900 Hasselblad fece la contromossa di proporre il pacchetto 3D 39 con 80 mm f/2.8 ad un prezzo molto interessante, attorno ai 10.000€ più IVA. Se si continuasse pervicacemente in questa direzione la mia idea è che queste grosse case di macchine medio formato sarebbero quasi costrette ad abbassare  i prezzi dei loro dorsi, rendendoli più accessibili a giovani fotografi come me, seppur con ovvi sforzi economici.

La tecnologia digitale è vicina ad un nuovo step evolutivo, e a mio avviso è irrealistico pensare che ditte come Canon possano continuare il finto gioco di guerra fredda con la casa concorrente senza guadare seriamente ad ampliare le proprie inclinazioni.


Lo sapete che lavoro fa mio padre?

Ciao ragazzi!

Vi ho mai detto che lavoro fa mio padre? Il geometra. Da famiglia contadina.

E la mia mamma? L'infermiera. Da famiglia contadina.

Mia sorella invece studia all'università di Rimini (filiale dell'Alma mater di Bologna) e si laureerà entro l'anno. 

Mio cugino? Laureato in economia, lavora in un'azienda che si occupa di qualcosa che ha a che fare con lo sfoltire la burocrazia per studi legali e di commercialisti, e inoltre avendo una enorme passione per la musica suona come semi professionista e collabora con una piccola impresa che monta impianti ai concerti. Una roba così. Da famiglia contadina. 

L'altro mio cugino? Laureato in tecnico di radiologia, partecipa ai concorsi pubblici e manda curriculum in tutta Italia nelle cliniche per lavorare. Grande tifoso della Juve e dell'NBA. Da famiglia artigiana (nonno falegname).

Che altro... Cuginette varie sono più piccole e studiano alle superiori. Poi ho una zia commessa, una che lavora al centro commerciale, uno zio impiegato all'Anas, uno rappresentante di articoli di elettronica ed amplificazione, ho una seconda cugina che lavora in banca o per una fondazione (non ho mai capito bene), uno zio autista per il comune (porta a scuola i ragazzi disabili), uno zio infermiere a sua volta ma al pronto soccorso (reparto braccia e gambe rotte!), un cugino grande che non può lavorare per motivi di salute e un altro parente alla lontana che fa il commercialista ma che non vedo praticamente mai. 

Ecco, più o meno questo è quel che fanno mio padre e i miei famigliari. Io invece faccio il fotografo. Ho studiato filologia alla facoltà di Bologna, poi ho preso un master allo IED di Milano con Silvia Lelli e Roberto Masotti, ed ora faccio quel lavoro lì. Quando scrivo è il 7 di marzo del 2012. 

Vi piace questo articolo? Mi fa piacere. L'avete letto bene? Rileggetelo. E' un articolo bello, semplice semplice ma senza errori, si lascia leggere e soprattutto dice delle cose che sono vere. Ragion per cui chi ha orecchie per intendere intenda. 

martedì 6 marzo 2012