Più si sale di livello e più si tende ad iper specializzarsi verso una particolare delle declinazioni del mestiere. Accade pressapoco lo stesso in ogni campo.
Così avviene che lo scatta-foto generico ed embrionale si trasforma in paesaggista, oppure in esperto di still life, di macro fotografia, di reportage, di fotogiornalismo, eccetera. A loro volta questi generi si ramificano al loro interno: un ritrattista può essere matrimonialista, reportagista a sua volta, può lavorare nella moda o fare fototessere per la patente.
Più le competenze aumentano, e più il diverbio sale, poiché non si tratta solamente di mettersi davanti a qualche cosa e fare clic: ogni genere comporta un determinato know-how e certe doti, in parte istintive, in parte frutto di studio e/o esperienza. Doti non per forza strettamente fotografiche: ad esempio per essere un reportagista occorre senso dell'attimo, intelligenza nel prevedere le situazioni, ed anche una certa dose di fegataccio per infilarsi in posti spesso poco raccomandabili. Oppure per fare fotografia d'architettura non basta mettere a bolla una fotocamera di fronte al ponte o al palazzo: come si può pensare di scattare materiale di quel genere senza possedere e maneggiare elementi teorici di storia dell'architettura, e delle correnti di pensiero principali che la contraddistinguono?
Ovviamente sul mio campo specifico, la ritrattistica, potrei parlare per ore in proposito!!
Detto però ciò è anche vero che l'iper specializzazione cui accennavo diviene, man mano crescendo, anche una conseguenza obbligata delle scelte di investimento di un fotografo.
Tutto ciò che è materiale professionale, dai corpi macchina digitali, ai dorsi, alle lenti, e così via, per quanto (a volte) riciclabile in più generi, viene comunque concepito per specifici utilizzi ed applicazioni.
Vi faccio l'esempio Canon, che è la mia scelta in fatto di materiale fotografico, per cui sono più ferrato!
Nella fascia full frame (grande formato fotografico, equivalente alla dimensione della "vecchia" pellicola di celluloide) Canon offre più macchine fotografiche. Di queste le più costose sono quelle della serie 1D, che hanno tra le specifiche un alto numero di pixel e la possibilità di effettuare molti scatti per secondo consecutivi (la 1D markIII arriva a 10). Inoltre queste macchine sono in genere molto ben tropicalizzate, ovvero "corazzate" nel loro guscio contro eventi ambientali: pioggia, umidità, polvere eccetera. Il tutto in materiale resistente e meno pesante delle macchine della concorrenza. Immediatamente si intuisce che se vi viene commissionato un torneo di rally automobilistico, o un safari in Africa questa sarà la macchina fotografica che porterete con voi!
Passando invece all'altra serie di full-frame Canon, la 5D, le cose cambiano. Canon 5D markII scatta 3,5 foto al secondo contro le 10 di 1D markIII, ma in cambio offre una possibilità di regolazione e personalizzaizone dell'immagine senza pari, facendo sì che possa venire scelta dai reportagisti, che necessitano di foto finite in fase di scatto, oppure ritrattisti, che decidono di volta in volta, anche a seconda del proprio stile, quale imprinting dare ai servizi.
Ma più ancora che le camere ad essere pensati per applicazione specifiche sono gli obiettivi.
Anche qui ci sono macro e micro situazioni: certo, in ritrattistica le lenti favorite sono i medi teleobiettivi fissi, mentre nei reportage gli zoom, per la loro maneggevolezza e duttilità. Già questo è un distinguo di non poco conto.
Da qui in poi le cose si fanno ben più arzigogolate: la fotografia d'architettura richiede infatti obiettivi basculanti, ovvero decentrabili: questi, grazie ad un sistema di lenti separato dal principale e orientabile dal fotografo, modificano la percezione prospettica e l'effetto di incurvamento dell'immagine, portando, se ben regolati, a fotografie di palazzi dalle linee perfettamente equilibrate e squadrate, non distorte come accade con le lenti tradizionali. Se invece andiamo sulla fotografia macro, avremo lenti apposite, con possibilità di messa a fuoco da distanze ravvicinate e gestione dell'area di messa a fuoco differente. E così via ovviamente, dalla fotografia di paesaggio a quella di still life.
Evidente è poi che da ormai molti anni a questa parte le contaminazioni tra i generi hanno portato ad ogni tipo di combinazione di queste soluzioni, o meglio scelte fotografiche. Capita perciò spessissimo di vedere nel marasma del kitchume matrimoniale l'uso di obiettivi grandangolari spinti oppure fisheye, l'uso di lenti con aberrazioni prospettiche nell'architettura, panorami fatti con teleobiettivi e via così. A volte sono scelte azzardate ma interessanti. Di solito però non è così. Certo è che ognuna di queste lenti professionali ha costi ragguardevoli, e quindi chi decide di acquistarle in qualche modo finisce per inserirsi in un determinato contesto fotografico, e in quel contesto procede con gli acquisti successivi. Non soltanto per i soldi spesi, è ovvio, alla base c'è sempre una scelta di gusti/mercato/casualità/esperienze, ma di certo un ritrattista con decine di migliaia di euro in lenti tele è difficile che si metta ad investire di punto in bianco in fisheye per grande formato, a meno che non disponga di possibilità tali da permettergli di osare un po' in ogni direzione.
canon 5D mark II + canon 85mm f/1.2.
Una preferenza abbastanza classica, quasi scontata, ma non per questo meno vincente.
La macchina c'è, per la lente ci stiamo attrezzando.
Ah, mi dimenticavo: il tutto fermo restando che, alla base di una foto, una buona idea potrebbe risultare vincente. Alle volte.































