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martedì 10 gennaio 2012

Assenzio

Un'ultima sparata mattutina ragazzi, e poi ritorno a postarvi delle fotografie come di consueto.

Quel che mi rimugina nel gulliver questa mattina è una considerazione del tutto banale, scontata, a cui però non avevo mai prestato attenzione, e che ha resuscitato per me nella mente il buon Aldo Grasso in un contributo Corsera che trovate qui. A cosa servono le immagini? A cosa servono le fotografie, se non a costruire un piccolo ma nutrito filone nel comparto della memoria d'occidente?

E a cosa, di nuovo, se la vetta massima della contemporaneità di questo occidente si riduce inesorabilmente ad un tuffo verso l'oblio, l'assenza, e la dimenticanza?

Un mondo che conta sul dimenticare per sopravvivere che gioia trova dalla fotografia?
L'unica risposta che mi sovviene e che non contempli l'abbandono dello scattare è che la fotografia non possa più fungere da memoria. Al limite da qualcos'altro. Che cosa sia, ancora non so.

lunedì 9 gennaio 2012

Il ritratto è l'arte della scoperta

Una differenza davvero non da poco che intercorre tra pittura e fotografia/cinema trova espressione nella tecnica del ritratto. 

Il ritratto è senza dubbio la maggiore vetta dell'espressione fotografica. C'è poco da dire, o poco da fare. Nulla solleva da terra una immagine come un volto, un ritratto, la riproduzione di una persona. E questo deriva dal fatto che l'essere umano è la massima conquista della storia del mondo. Non le sue opere, non il suo ingegno, non i suoi pensieri: l'essere umano. E come esserei umani a nostra volta ci sorprendiamo e incuriosiamo nel vederlo. 

Se seguite questo blog sapete della venerazione quasi carnale che nutro da una vita per il regista Ingmar Bergman. Ebbene, parlando del cinema e del suo amore per esso, egli ebbe a dire che quello che maggiormente ha portato nell'evoluzione dell'arte il cinema stesso è stata la scoperta del volto. La macchina da presa, e in questo anche la fotocamera, si avvicina, coglie ogni cosa, anche ciò che l'occhio tralascia o perde. In questo senso il volto è una scoperta del cinema ma trasmette a noi una scoperta a sua volta: quella della sfumatura, dell'infinitamente piccolo: quel minimo movimento, quella espressione degli occhi che mutano un sentire e veicolano un mondo. 

E perché è così differente in fotografia dalla pittura? Perché in pittura il volto veicola per filo e per segno una poiesis, un messaggio, un preciso indirizzo di pensiero. In fotografia persiste ogni volta la scoperta. Certo, non che il povero fotografo sia in balia degli eventi, questo no, ma come nell'arte teatrale o musicale ciò che egli prefigura non è mai al 100% trasfigurabile nel risultato. Nel senso che nel risultato c'è di più. 

Picasso, ritratto di Gertrude Stain, 1906


Avedon, ritratto di Bob Dylan, 1965

venerdì 6 gennaio 2012

Epifania

Tre considerazioni.

La prima.
Oggi ho fatto un doppio lavoro molto pesante tra Bologna e Parma. Il mestiere di fotografo rientra appieno in quell'ambito nel quale capita spesso che si lavori nei giorni di festa: ho lavorato a Natale, per l'Epifania... E' come per i ristoratori, i baristi eccetera. Spesso per le feste si organizzano eventi, feste, presentazioni, concerti, e il fotografo parte e documenta, racconta per immagini... Tutte queste cose qua. Oggi, trattandosi dell'Epifania, si parla di bambini. Montagne di bambini. Miriadi di bambini. Sono devastato.

La seconda.
Realizzare servizi di people (o diciamolo più fighetto: reportage commerciale) implica fare davvero tante foto. Si scatta molto, su molte schede di memoria, si ha poco tempo per mettere a fuoco, esporre correttamente, tenere in mente mille cose sul come fotografare, come comporre, quale idea comunicare, chi è il cliente, eccetera eccetera. Questo si traduce poi in lunghe ore davanti a Lightroom (il più bel software di Adobe!). E' anche un genere dove occorre essere un pelo più sgamati del normale e saper ricorrere ad alcuni trucchi per salvare le situazioni. Alcune cose si imparano con l'esperienza, come a scattare in jpeg anziché in Raw (fidatevi, non è una sciocchezza!), o a intuire, in una mandria di persone appropinquate presso il punto dell'evento, in quale posizione mettersi per prenderli frontali, non troppo scuri, e via dicendo. Si impara ad usare con rapidità anche le lenti lunghe a fuoco manuale, perché i soggetti vengano presi con spontaneità da lontano con magari un bello sfocato che piace sempre, a virare in bn le foto con micro mosso per salvarle quando ci si tiene laddove a colori verrebbero cassate da chiunque. Si impara a vestire neutro, con scarpe comode tra l'elegante e lo sportivo, a portare borse non troppo cariche, leggere e trasportabili, ad avere una tabella di marcia precisa come un orologio svizzero. Si impara a sorridere incessantemente, a rispondere con cortesia ma fermezza a chi ti blocca dal lavoro chiedendoti -pur con buone intenzioni- le solite baggianate sulle fotografie, ad essere invisibile ma, se si deve metter mano alle cose, a farlo negando diritto di replica. Con anche un pelo di autorevolezza, se serve. Si impara che si mangia quando si ha finito, che il cellulare serve solo a ricevere chiamate dal cliente, che i bambini in foto tirano più degli adulti, che nella scelta dei soggetti si applica la più spietata eugenetica. Si impara che c'è sempre una persona nell'organizzazione che ti deve trovare simpatico, perché quando lo farà cercherà di venirti incontro, proponendo alla gente di farsi fare foto, assecondandoti se hai un'idea, sorridendo quando fai capire di volerlo fotografare. E poi mille altre cose.

La terza.
Essendo un maniaco della letteratura ed un amante dei classici, ho ormai da anni una serie di letture da anniversario. Sì, una cosa un po' petrarchesca, lo ammetto.
Ogni anno a Natale mi rileggo le stesse cose, a pasqua altre, per il mio compleanno altre ancora, così come per il giorno dei morti e così via.
La mia lettura del 6 gennaio è una delle più fantasmagoriche, e ve la consiglio volentieri.
L'opera "Gente di Dublino" di J.Joyce, uno dei miei autori preferiti, si conclude con un racconto lungo, il 15°, intitolato semplicemente "I morti". La vicenda prende atto nella città di Dublino, proprio nella sera dell'Epifania di uno dei primi anni del '900.
Quindi siamo del tutto in tema.

Non starò a farvi una sinossi, c'è Wikipedia per queste cazzate. Però se avete dalla scuola una copia del libricino del giovane Joyce, beh, tiratelo fuori, sarà una sera del 6 Gennaio che vi scalderà il cuore.

giovedì 5 gennaio 2012

Marine al piano

Conservatoire National superieur d'art dramatique. Dicembre 2011. Un breve book con l'attrice Marine Liquard, un pomeriggio prima di andare alle prove dello spettacolo della sera.

















lunedì 2 gennaio 2012

Intrippato

Buon anno a tutti. Ieri sono stato in montagna con i miei amici e passando davanti ad uno di quei mega binocoli zoommosi con cui guardare le montagne mi sono intrippato e gli ho fatto qualcosa come diecimila foto. Qua vi metto quelle digitali: ho scattato anche a pellicola 6x6 e diapositiva. Sì, sono un cretino.

















venerdì 30 dicembre 2011

Clara Ponsot

Vediamo che dice MyMovies su Clara Ponsot, la carinissima giovane attrice che ho avuto il piacere di fotografare a Parigi questo Dicembre:


La sua principale attività nel mondo del cinema è quella di interprete e tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Accomplices (2009) di Frédéric Mermoud dove ha interpretato la parte di Lola. Nel 2011 ha inoltre lavorato con Gérald Hustache-Mathieu per la realizzazione del film Poupoupidou dove ha interpretato la parte di La receptionista.


Nel 2012 in uscita il suo nuovo film, protagonista a fianco di Riccardo Ricciolino Scamarcio.


Non mi dilungo: abbiamo temuto il brutto tempo ma ci siamo salvati ed ecco la nostra mezz'oretta di scatti al naturale. 


Buone feste a tutti!